Categoria: Tradizioni

  • La ‘mbasciata, la dichiarazione, la serenata

    La ‘mbasciata, la dichiarazione, la serenata

    [Storia delle Cese n.75] da Osvaldo Cipollone Un tempo, il percorso che conduceva dalla frequentazione all’altare era scandito da alcune tappe caratterizzate da diversi gradi di formalità. La ’mbasciata Nel momento in cui i familiari acquisivano informazioni certe sui ragazzi, il pretendente era costretto ad uscire allo scoperto ed a manifestare le proprie intenzioni alla […]

  • Il dialetto delle Cese. Non solo ‘na parlata

    Il dialetto delle Cese. Non solo ‘na parlata

    [Storia delle Cese n.72] da Osvaldo Cipollone I dialetti marsicani, come il resto dei dialetti abruzzesi, si presentano frammentati, influenzati come sono dalle vicende storiche della subregione, che già in epoca antica era divisa in due aree: quella a settentrione del lago Fucino, occupata dagli Equi/Equicoli, e quella a meridione, abitata dai Marsi. Gli idiomi […]

  • Alla Rafia e ajjo canalo

    Alla Rafia e ajjo canalo

    [Storia delle Cese n.66] di Osvaldo Cipollone Un tempo la vita in campagna occupava la quasi totalità del tempo anche per i più giovani. Dopo il periodo della mietitura e quello della trebbiatura, ad esempio, i ragazzi erano soliti darsi una rinfrescata nel vicino fiumiciattolo del paese, la Ràfia. Di solito prediligevano i punti in […]

  • Sant’Elisabetta

    Sant’Elisabetta

    [Storia delle Cese n.61] da Osvaldo Cipollone Sebbene modificata nel tempo, la ricorrenza legata alla festa di Santa Elisabetta resta fra le poche consuetudini che resistono tra le tradizioni religiose locali. Sull’origine di tale culto e sul legame tra la “visitazione della Beata Vergine” e la chiesetta della Madonna delle Grazie non si hanno notizie […]

  • L’antico stendardo della SS.ma Trinità ed il suo restauro

    L’antico stendardo della SS.ma Trinità ed il suo restauro

    [Storia delle Cese n.60] da Osvaldo Cipollone Come alcuni sapranno, tra gli stendardi appartenenti alla chiesa di Cese ce n’è uno dedicato alla SS.ma Trinità che da tempo non risultava più utilizzabile a causa del deterioramento dei tessuti. Da una foto d’epoca, risalente a circa un secolo fa, emergono chiaramente le condizioni del drappo che […]

  • I mezzadri, i braccianti, la fatica e l’armonia

    I mezzadri, i braccianti, la fatica e l’armonia

    [Storia delle Cese n.59] da Osvaldo Cipollone In qualche regione d’Italia molto probabilmente esiste ancora un tipo di contratto agrario vigente fino alla metà del secolo scorso anche nella nostra campagna. Parliamo della “mezzadria”, che regolava i rapporti tra proprietari di grossi appezzamenti terrieri ed i contadini che li coltivavano per loro conto; il contratto […]

  • Jo meso de maggio

    Jo meso de maggio

    [Storia delle Cese n.56] da Osvaldo Cipollone Alcune usanze religiose sono comuni a diversi paesi del circondario, ma spesso a Cese assumono caratteristiche del tutto particolari. Fino agli inizi del ‘900, ad esempio, era consuetudine assegnare per sorteggio lo stendardo raffigurante la Madonna ad una famiglia, la quale aveva l’onore di custodirlo per tutto l’arco […]

  • Le Cese e Pietraquaria, un legame forte

    Le Cese e Pietraquaria, un legame forte

    [Storia delle Cese n.54] da Osvaldo e Roberto Cipollone Il paese di Cese conserva da sempre un forte legame con la Madonna di Pietraquaria, in virtù di una “vicinanza” legata non solo alla breve distanza che separa l’abitato dal santuario montano. La devozione per Maria SS.ma di Pietraquaria è il sentimento che più profondamente ha […]

  • La dote e j’apprézzo

    La dote e j’apprézzo

    [Storia delle Cese n.53] da Osvaldo Cipollone L’accettazione del “contratto di fidanzamento” tra due giovani implicava quasi sempre la verifica della “róbba”, ossia della proprietà, delle terre e della dote. La dote era dunque il bene primario che la sposa riceveva dai genitori; una parte del patrimonio familiare, avuto come anticipo o come lascito definitivo. […]

  • La morra

    La morra

    [Storia delle Cese n.50] da Osvaldo Cipollone La morra è un gioco dalle origini antichissime. Possiamo ritrovarne traccia addirittura nell’antico Egitto: in una tomba di un alto dignitario di corte si vede chiaramente il defunto stendere il braccio con un numero, contrapposto ad un altro giocatore. Sebbene vi siano indizi dello stesso gioco anche tra […]

  • Il sacrificio del maiale

    Il sacrificio del maiale

    [Storia delle Cese n.45] da testimonianze locali Quelli della mia generazione se le ricordano ancora, le scene e le urla straziate dei maiali che andavano al sacrificio. Con gli occhi di oggi le stesse scene ci apparirebbero crudeli e impietose, ma quelli erano i sistemi “naturali”, mutuati dai padri, che mescolavano nei rituali dell’uccisione le […]

  • I canti popolari di Cese

    I canti popolari di Cese

    [Storia delle Cese n.40] di Luigi, Osvaldo e Roberto Cipollone Esistono diversi canti popolari dedicati a Cese o riconducibili al paese. Uno dei più antichi è quello che porta il titolo di “Cese belle”. Dello spartito musicale di questo brano non è giunta a noi traccia ed il testo evidenzia alcune forme non esattamente riconducibili […]

  • “Santo Martino”

    “Santo Martino”

    [Storia delle Cese n.38] da Osvaldo Cipollone Solitamente era nella sera del 10, vigilia di San Martino, che il paese respirava un’aria insolita, ed i vicoli, le cantine e le abitazioni vivevano a pieno l’euforia del momento. La gente, come d’incanto, si rallegrava d’entusiasmo; anche il mosto, prossimo a diventare vino, sembrava impaziente. Profumi diversi […]

  • Il giorno dei morti, i papiri a Camposanto

    Il giorno dei morti, i papiri a Camposanto

    [Storia delle Cese n.37] di Roberto Cipollone A Cese ancora oggi resistono diversi rituali legati al culto dei defunti, con particolare riguardo alla commemorazione del 2 novembre ed all’intero mese, considerato “jo méso dejji morti”. Tra le consuetudini scomparse si ricorda quella particolarissima secondo cui, nel giorno della commemorazione dei defunti, si portavano in chiesa […]

  • La ‘ncioccata, j’occhitto, le prime occasioni d’incontro

    La ‘ncioccata, j’occhitto, le prime occasioni d’incontro

    [Storia delle Cese n.36] da Osvaldo Cipollone La “’ncioccata” rievoca una situazione del passato dal forte richiamo simbolico. Come facilmente intuibile, il termine deriva da “ciocco”, ossia grosso pezzo di legna da ardere, tradizionalmente legato alla sera di Natale, quando si utilizza(va) per riscaldare, assieme alla casa, anche il Bambinello. In un tempo in cui […]

  • Le famiglie allargate e la ‘ndufata

    Le famiglie allargate e la ‘ndufata

    [Storia delle Cese n.34] da Osvaldo Cipollone Dopo il terremoto del 1915 ed in seguito alle due guerre mondiali, erano molte le famiglie di Cese che avevano perso uno o più componenti. Le vedove che avevano anche figli da mantenere spesso passavano a seconde nozze; non sono stati rari i casi in cui, risposandosi, abbiano […]

  • Il giorno delle nozze

    Il giorno delle nozze

    [Storia delle Cese n.25] da Osvaldo Cipollone Agli inizi del ventesimo secolo il vestito della sposa non era necessariamente bianco, ma di sovente aveva tonalità pastello. Lo spreco non era ammissibile, dunque bisognava fare in modo che le donne potessero indossare il capo anche in altre occasioni importanti. Molte giovani chiedevano il vestito in prestito […]

  • “Santa Barbora”

    “Santa Barbora”

    [Storia delle Cese n.23] di Roberto Cipollone, con testi tratti da Osvaldo e Lorenzo Cipollone, Giuseppe Grossi Sulla catena Cimarani-San Felice è presente un altarino, a cui nel 1994 è stata affiancata una croce in ferro, ricostruito sulle spoglie di una cappellina che avrebbe origine cinquecentesca. Su quell’altarino oggi campeggia l’immagine di San Barnaba, ma […]

  • San Vincenzo Ferrer, compatrono

    San Vincenzo Ferrer, compatrono

    [Storia delle Cese n.20] da Osvaldo Cipollone Da tempi remoti Cese ha due compatroni: la Madonna e San Vincenzo Ferreri, a cui è dedicata la chiesa (detta popolarmente “vecchia”) eretta in pochissimo tempo nel 1925, grazie al contributo dei parrocchiani e dei cesensi emigrati, oltre che alla dedizione dell’allora parroco don Vittorio Braccioni. Sulla facciata […]

  • La Pasqua e jo furno

    La Pasqua e jo furno

    [Storia delle Cese n.16] da Osvaldo Cipollone La domenica di Pasqua un tempo era preceduta da intensi preparativi. Le donne ripulivano stoviglie, posate e casseruole strofinandovi sopra aceto, sale, cenere o sabbia bagnate. Spolveravano ogni angolo della casa e risciacquavano il corredo proprio come per le fatidiche “pulizie di Pasqua”. Preparavano, inoltre, dolci e leccornie […]

  • La passatèlla

    La passatèlla

    [Storia delle Cese n.11] da Osvaldo Cipollone (con il contributo di Michele Cipollone) Oltre al gioco delle bocce ed alla morra, gli uomini di Cese praticavano (e praticano) volentieri anche quello delle carte. Una caratteristica del tutto particolare risiedeva nel fatto che al termine di ogni partita si svolgeva la “primiera” a cui seguiva la […]

  • Anni ’50, il Natale

    Anni ’50, il Natale

    [Storia delle Cese n.6] da Osvaldo Cipollone Sessanta/settanta anni fa, in paese, i giorni che precedevano l’atteso evento della natività erano ricchi di impegni, soprattutto per la preparazione dei dolci: “ferratèlle”, “croccante” e “copèta” preparati in casa, e poi ciambelle, biscotti e pane da cuocere al forno pubblico. Durante la giornata del 24, poi, la […]

  • Canapine, fuso e ruci

    Canapine, fuso e ruci

    [Storia delle Cese n.5] da Osvaldo Cipollone In passato i Piani Palentini erano trapuntati di piantagioni di canapa che andavano dal verde al dorato, a seconda delle stagioni. Erano concentrate, per lo più, nei campi confinanti con il fiume Imele, in quelli adiacenti al torrente Rafia e nelle zone denominate “Canapine” (il nome di queste […]

  • La festa

    La festa

    [Storia delle Cese n.3] da Osvaldo Cipollone In passato ogni Comitato Festeggiamenti patronali aveva la prerogativa di una singola festa. Vi facevano parte solo uomini (sposati o meno), estratti a sorte fra quelli che risiedevano in paese. L’estrazione avveniva in chiesa, dopo che il parroco ed il consiglio economico (“la procura”) avevano tenuto conto degli […]


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