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Le Cese e Pietraquaria, un legame forte

[Storia delle Cese n.54]
da Osvaldo e Roberto Cipollone

Il paese di Cese conserva da sempre un forte legame con la Madonna di Pietraquaria, in virtù di una “vicinanza” legata non solo alla breve distanza che separa l’abitato dal santuario montano. La devozione per Maria SS.ma di Pietraquaria è il sentimento che più profondamente ha spinto e spinge gli abitanti di Cese verso il santuario, non solo in occasione della festività del 27 aprile, ma nell’intero mese mariano e durante tutto il corso dell’anno.

Come noto, in tempi remoti quello di Pietraquaria era un vero e proprio villaggio, scomparso in seguito agli esiti della Battaglia dei Piani Palentini del 1268. Muzio Febonio, nella sua “Historia Marsorum”, fornisce le prime indicazioni sul paese ubicato sul monte Salviano: “Il monte e il Piano (della Marsica) una volta erano densi di villaggi di cui si vedono ancora oggi i ruderi; l’ultimo a scomparire fu quello di Pietraquaria sulla cima di un monte tra Avezzano e Cese”. Il nostro paese viene citato anche nel 1799, quando l’immagine della Madonna venne trasferita temporaneamente nella Chiesa Collegiata di S. Bartolomeo ad Avezzano. In quell’ “Atto publico” si legge infatti: “Si è stimato da tutto il publico a viva voce, di ricorrere all’intercessione, della Vergine SS.ma, sotto il Titolo della Madonna di Pietraquaria tante volte sperimentata propizia all’Un[iversi].tà di questo Publico, e che con gran fede si teneva nella Chiesa sotto simil Titolo, eretta nella sommità del piccolo monte, corrispondente alla T[er]ra delle Cese …”.

Delle antiche usanze legate al rapporto privilegiato tra Cese e Pietraquaria non si hanno ad oggi notizie documentate. Si sa tuttavia che tale rapporto ha conservato nel tempo elementi forti e distintivi. Molti ragazzi di Cese, in passato, si recavano a piedi al santuario per partecipare come chierichetti alle varie messe che venivano celebrate quotidianamente. Gli stessi frati francescani (Fra Leone, Padre Gregorio, Padre Diego, il Padre Guardiano e tanti altri) frequentavano Cese quasi quotidianamente per gli stretti rapporti instaurati con la popolazione, con i loro collaboratori e con il referente locale, Francesco Di Giamberardino, a tutti noto come “jo ‘ngignero”. Questi non esitò a dare ospitalità ai religiosi anche nei giorni in cui il nostro paese e la Marsica erano occupati dalle truppe tedesche. Nel maggio del 1944, infatti, i frati furono costretti a lasciare il santuario per ordine dei nazisti e scesero a Cese. Saputo dell’evacuazione, “jo ‘ngignero” riservò loro tre stanze della propria abitazione e li aiutò, assieme alla figlia Angela, a recuperare dal santuario non solo calici, ostensori e vestiario liturgico, ma anche tacchini, conigli e pollame. Nella casa dei Di Giamberardino i religiosi dormivano, mangiavano e trascorrevano il proprio tempo libero, ricevendo anche le visite di Don Vittorio Braccioni e del loro confratello Padre Domenico Petracca, che da Luco si era trasferito a Cese presso la casa paterna. I frati di Pietraquaria rimasero a Cese per un breve periodo, poco più di dieci giorni, dopodiché, all’arrivo degli Alleati, lasciarono il paese per far ritorno nel proprio convento.

Al rapporto con Pietraquaria è legata anche la presunta rivalità tra Cese ed Avezzano. Nel nostro territorio, d’altra parte, sono molti i paesi che conservano una sentita venerazione per la Vergine e molti di essi, soprattutto in passato, si sono scontrati aspramente per la rivendicazione della “appartenenza” di un’immagine, di una chiesa o di un santuario mariano. Al riguardo scrive Gabriella Marucci ne “Il viaggio sacro; culti pellegrinali e santuari in Abruzzo”: “In genere (pur con qualche eccezione) l’immagine mostra la propria predilezione con un paese (risolvendo quindi preesistenti situazioni di conflittualità tra paesi confinanti: Pereto-Rocca di Botte, Trasacco-Luco, Avezzano-Cese, Corona-Massa d’Albe, Tagliacozzo-Sfratati, Pescasseroli-Campoli Appennino, Civita d’Antino-Civitella Roveto-Balsorano)”. A tale tema è legata in particolare la leggenda sull’origine dei “focaracci”, che narra di un’antica lite tra gli abitanti di Avezzano e quelli di Cese su quale tra i due paesi dovesse ottenere la protezione della Madonna di Pietraquaria. Secondo la leggenda, per dirimere la questione si decise di posizionare la statua della Madonna con lo sguardo rivolto verso sud, cosicché sarebbe stata lei stessa a scegliere chi proteggere. Gli Avezzanesi, per attirarne lo sguardo, accesero degli enormi fuochi e la Madonna si voltò verso la città divenendone protettrice. L’ipotesi resta tuttavia nel campo della leggenda, poiché come noto la Vergine Maria non predilige un figlio, un paese, una nazione piuttosto che un’altra, semmai aiuta chi ha più bisogno, come una dolce mamma. Inoltre, Cese ha da sempre venerato la Madonna delle Grazie elevandola a patrona del paese; questo è un altro valido motivo che spinge gli abitanti a venerare la Vergine Maria ovunque sia collocata la sua immagine.

Un’ulteriore curiosità è legata alla visita di Papa Giovanni Paolo II al santuario di Pietraquaria del 24 marzo 1985. In quella circostanza, infatti, il paese di Cese è stato pienamente coinvolto nella preparazione dell’evento; in modo singolare ha partecipato anche Felice Di Giamberardino, fornendo la carne per il pranzo papale e ritenendo, a ragione, un onore per lui assolvere a tale iniziativa. Come si può comprendere, dunque, Cese si sente pienamente all’interno del contesto socio-territoriale e religioso di cui fa parte anche Pietraquaria.



<Rielaborato da O. Cipollone, “Un’eco di note e di passi” (2007) e O. e R. Cipollone, “Padroni di niente” (2019)>


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