Categoria: Tradizioni

  • I presepi viventi a Cese, emozione e luce

    I presepi viventi a Cese, emozione e luce

    [Storia delle Cese n.186] di Roberto Cipollone Nel 1223 San Francesco ricostruiva a Greccio le scene della Natività con persone ed animali, realizzando in questo modo la prima rievocazione della nascita di Gesù, che nei secoli successivi sarebbe stata replicata in tutte le case del mondo. Secondo la tradizione, in Abruzzo il primo presepe sarebbe…

  • La “bbòrza”, le “posate”, “jo recónzolo”. Il culto della morte

    La “bbòrza”, le “posate”, “jo recónzolo”. Il culto della morte

    [Storia delle Cese n.181] di Osvaldo e Roberto Cipollone Attorno al culto dei defunti ruotano diversi rituali e alcune consuetudini che sono in parte arrivate sino ai giorni nostri. Altre non sono sopravvissute al tempo e restano scolpite nel passato con tutta la loro antica aura. In passato, quando una persona in là con gli…

  • Jo preggiudico. Ruolo e tipi di soprannome a Cese

    Jo preggiudico. Ruolo e tipi di soprannome a Cese

    [Storia delle Cese n.179] di Roberto Cipollone Il termine “soprannome”, attestato in italiano fin dagli inizi del 1300, richiama il latino supernomen che designava un’aggiunta ai tre elementi che formavano il sistema onomastico latino, ossia praenomen, nomen e cognomen. Le funzioni del soprannome sono diverse, ma il ruolo fondamentale è quello di rendere un individuo…

  • Ambulanti, cinciari, z’a ‘Ndunélla e zio Domenico

    Ambulanti, cinciari, z’a ‘Ndunélla e zio Domenico

    [Storia delle Cese n.175] da Osvaldo Cipollone Nei secoli scorsi, diversi beni di consumo arrivavano nei paesi grazie ai venditori ambulanti, che giravano con e senza licenza per proporre la propria merce consistente essenzialmente in generi alimentari, tessuti e chincaglieria, mentre altri ambulanti offrivano non beni ma servizi, primi fra tutti quelli di riparazione e…

  • La “marrata”, rituale di affetto e di… risarcimento

    La “marrata”, rituale di affetto e di… risarcimento

    [Storia delle Cese n.173] di Osvaldo e Roberto Cipollone Le forme della tradizione popolare legate al matrimonio sono molto numerose e si rifanno in alcuni casi a consuetudini e prassi anche molte antiche. In particolare, quando una ragazza del posto andava in sposa ad un “forestiero”, accettando di stabilirsi altrove, gli amici ed i familiari…

  • Le fiere, “jo strašcìno” e i sensali

    Le fiere, “jo strašcìno” e i sensali

    [Storia delle Cese n.168] di Osvaldo Cipollone Uno degli eventi centrali della vita rurale del passato era certamente quello della mietitura, in vista della quale contadini e massaie si attivavano già molto tempo prima che il grano arrivasse alla giusta maturazione. Gli uomini, in particolare, riprendevano le falci messorie (“i sarrìcchi”) per rigenerarne manici e…

  • La “promiscuità” con Cappelle e Scurcola e tutti gli abitanti del 1811

    La “promiscuità” con Cappelle e Scurcola e tutti gli abitanti del 1811

    [Storia delle Cese n.167] di Roberto Cipollone Tra il 1806 ed il 1808 Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone e sovrano di Napoli, abolisce la feudalità nel Regno (in ritardo, in realtà, rispetto agli altri Stati italiani), annullando tutte le relative attribuzioni ed i proventi associati alle giurisdizioni baronali; attribuzioni e proventi che vengono così resi…

  • Le “figlie di Maria” e i “ragazzi di San Tarcisio”

    Le “figlie di Maria” e i “ragazzi di San Tarcisio”

    [Storia delle Cese n.165] di Roberto Cipollone La radicata fede religiosa ha da sempre generato in Cese un ambiente fertile non solo alle vocazioni, ma anche alla presenza ed attività di associazioni e gruppi di giovani credenti. Nella relazione del parroco Don Antonio De Angelis[1] datata 2 settembre 1912 si legge, ad esempio: «In parrocchia…

  • Il Re a Cese e altre ipotesi fantasiose

    Il Re a Cese e altre ipotesi fantasiose

    [Storia delle Cese n.162] di Roberto Cipollone A metà tra le storie documentate e le leggende, di cui anche Cese può vantare chiari esempi, si collocano per natura alcune ipotesi più o meno fantasiose generate da ricorrenti racconti popolari o da scritti ufficiali, e accreditate, seppur solo parzialmente, da fatti storici acclarati. Non propriamente leggende,…

  • L’arte sartoriale, il ricamo e “jo labboratorio”

    L’arte sartoriale, il ricamo e “jo labboratorio”

    [Storia delle Cese n.157] da Osvaldo Cipollone Alcune delle attività praticate in passato in paese sono giunte, ovviamente trasformate, anche ai giorni nostri. Tra queste non si può non citare l’arte sartoriale, del ricamo e del cucito, un tempo praticata non solo dalle donne. Uno dei primi sarti di cui si ha memoria a Cese…

  • Uomini e lupi:  quando c’erano i lupari

    Uomini e lupi: quando c’erano i lupari

    [Storia delle Cese n.154] di Roberto Cipollone Recentemente è tornata di grande attualità anche a Cese, ma la convivenza tra uomini e animali selvatici ha da sempre rappresentato un tema complesso, che si è evoluto nel tempo di pari passo con la trasformazione dell’economia, della società e del sistema produttivo legata a sua volta al…

  • Le leggende di paese tra “raccontarèlla” e realtà

    Le leggende di paese tra “raccontarèlla” e realtà

    [Storia delle Cese n.149] da Mario Di Domenico, Osvaldo Cipollone, Giovan Battista Brogi Nelle memorie di paese il confine tra leggenda, “raccontarèlla” e interpretazione fantasiosa è molto labile. Alcune storie, però, sommano al proprio interno diverse dimensioni che nel tempo acquisiscono natura propria, con una rilevanza che le rende credibili o verosimili anche in assenza…

  • I  patronéjji, i pecorari e quella transumanza palentina

    I patronéjji, i pecorari e quella transumanza palentina

    [Storia delle Cese n.146] da Osvaldo Cipollone In passato a Cese la pastorizia era molto diffusa e tutti gli animali venivano condotti quotidianamente al pascolo nel periodo compreso tra la primavera e il primo di novembre. Con l’arrivo della stagione fredda, invece, il bestiame cessava di uscire all’aperto, eccetto per l’abbeveramento, e veniva alimentato con…

  • La vendemmia, la pigiatura, il ticchettio dei vinacciari…

    La vendemmia, la pigiatura, il ticchettio dei vinacciari…

    [Storia delle Cese n.144] da Osvaldo Cipollone In passato, come noto, la campagna di Cese era disseminata di vigne che garantivano un’ottima produzione. Solitamente la raccolta dell’uva durava all’incirca una settimana e coincideva con la fine del mese di ottobre. Solo in qualche caso poteva essere anticipata precipitosamente; succedeva quando le gelate notturne davano le…

  • La Madonna dejj’ómmeni

    La Madonna dejj’ómmeni

    [Storia delle Cese n.141] da Osvaldo Cipollone Le Cese ha avuto – ed in alcuni casi ha ancora – diverse usanze religiose molto particolari o addirittura uniche. È questo il caso, ad esempio, di una ritualità dedicata alla cosiddetta “Madonna degli uomini”, la “Madonna dejj’ómmeni” in dialetto, specificità che non si rintraccia in nessun’altra tradizione…

  • I cantanti della festa

    I cantanti della festa

    [Storia delle Cese n.140] di Roberto Cipollone La festa delle Cese conserva ancora oggi una sentita ritualità, che riguarda in primis le cerimonie religiose, ma che non dimentica gli aspetti legati più direttamente all’intrattenimento ed agli spettacoli pirotecnici, musicali o artistici in genere.  A tale proposito, è da notare che la presenza di cantanti o…

  • I forni e l’arte “de fa’ lo pano”

    I forni e l’arte “de fa’ lo pano”

    [Storia delle Cese n.139] di Osvaldo Cipollone Prima del terremoto del 1915 Cese contava circa 1300 abitanti, per cui anche i forni privati crebbero presto in numero. Nel 1910 c’era già quello di proprietà di Nunzio Torge (classe 1855), che lo gestiva con sua moglie Anastasia al n° 1 di Via Roma e di Via…

  • La “mòla”: Alfonso, Menanzino e ‘Lisa “la molenàra”

    La “mòla”: Alfonso, Menanzino e ‘Lisa “la molenàra”

    [Storia delle Cese n.138] di Osvaldo Cipollone Agli inizi del 1800 a Cese esistevano solo esercizi comunali, dei quali si poteva usufruire tramite un modesto contributo in danaro e in natura, da corrispondere al gestore preposto dall’Amministrazione (l’affidamento dell’incarico veniva deliberato dal sindaco). Dai documenti in nostro possesso si sa che nel 1887 la popolazione…

  • “S’è fatto notte alle Cese” e altre voci nostre

    “S’è fatto notte alle Cese” e altre voci nostre

    [Storia delle Cese n.136] di Roberto e Osvaldo Cipollone Alcune espressioni e particolarità linguistiche portano con loro delle motivazioni storiche o radici legate alla geografia ed alla morfologia del territorio, oppure a determinate interpretazioni dialettali. Questi fattori rendono le stesse espressioni e parole assolutamente unici o molto rari, sia nel panorama locale che in quello…

  • Le botteghe storiche e “jo spaccio”

    Le botteghe storiche e “jo spaccio”

    [Storia delle Cese n.135] di Roberto e Osvaldo Cipollone Prima del terremoto del 1915, che ha cancellato quasi totalmente il paese e parte della sua storia, esistevano a Cese diverse attività commerciali, per lo più riconducibili a forni, botteghe di artigiani, rivendite di vini e “beccherie”. Tali attività, così come quelle rinate dopo il terremoto,…

  • Croci, nicchie e segni sparsi di religiosità

    Croci, nicchie e segni sparsi di religiosità

    [Storia delle Cese n.127] da Osvaldo Cipollone Lungo le strade del paese si possono notare ancora oggi diversi segni di autentica religiosità, tra cui due statue dedicate alla Vergine Maria. Quella che viene comunemente chiamata “Madonnina” si trova su Via Paolo Marso, all’altezza della biforcazione con via San Sebastiano; la seconda è invece collocata nello…

  • La Cannelòra e Santo Bbiaso

    La Cannelòra e Santo Bbiaso

    [Storia delle Cese n.118] di Osvaldo e Roberto Cipollone Il 2 di febbraio, ossia 40 giorni dopo il Natale, si rievoca tradizionalmente la presentazione di Gesù al tempio e la purificazione della Madonna[1], con la distribuzione delle candele a simboleggiare la luce che illumina il mondo e che ogni fedele deve portare nella propria vita…

  • Lo ‘mericanéjjo e l’uva delle Cese

    Lo ‘mericanéjjo e l’uva delle Cese

    [Storia delle Cese n.106] da Osvaldo Cipollone Viene chiamato “uva delle Cese” un vitigno che dà grappoli ed acini minuti, di colore bluastro e sapore dolce. Si parla dell’uva e del vino che a Cese venivano chiamati popolarmente “lo mericanéjjo”. In verità si tratta di una coltivazione tipica della nostra campagna che, secondo una versione…

  • Osterie, cantine, bettole e bar

    Osterie, cantine, bettole e bar

    [Storia delle Cese n.102] da Roberto Cipollone, Elisa Cipollone, Emilio Faonio Nei paesi, si sa, i bar non rappresentano solo pure attività commerciali, ma fungono anche da luoghi di ritrovo e di svago, di socialità e di scambio, riferimenti ideali e pratici importanti per l’intera comunità. Questa vocazione e funzione era ancora più rilevante in…

  • “Santo Rocco”

    “Santo Rocco”

    [Storia delle Cese n.101] da Osvaldo e Roberto Cipollone, Mario Di Domenico Sulla chiesa di San Rocco esiste un documento ufficiale datato 10 dicembre 1854 che riporta la cronaca della benedizione del tempietto. Vi si legge: “Oggi li dieci dicembre anno mille ottocento cinquantaquattro, giorno di domenica, con solenne processione di tutti li confratelli e…

  • Jo carraggio

    Jo carraggio

    [Storia delle Cese n.99] da Osvaldo Cipollone Una delle consuetudini più singolari legate alle nozze era senz’altro quella “dejjo carràggio”. Era in voga in diversi paesi marsicani e prevedeva il trasloco del corredo della sposa dalla sua casa paterna a quella futura. Il giovedì precedente il matrimonio, infatti, si trasportavano in corteo mobili, utensili, vestiario,…

  • La devozione alla Santissima Trinità. Sempre viva

    La devozione alla Santissima Trinità. Sempre viva

    [Storia delle Cese n.94] di Roberto e Osvaldo Cipollone Una fede antica lega diversi paesi marsicani al Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra. Una devozione che non può spiegarsi con il semplice senso del pellegrinaggio cristiano, ma che conserva nella propria quota istintiva il significato profondo di una spiritualità impastata con la storia ed impreziosita…

  • La chiesa di San Vincenzo, altro che “chiesa vecchia”

    La chiesa di San Vincenzo, altro che “chiesa vecchia”

    [Storia delle Cese n.92] da Osvaldo Cipollone, Mario Di Domenico, Roberto Cipollone Dopo il crollo della chiesa monumentale con il sisma del 1915, in paese venne costruito un nuovo edificio di culto dedicato al compatrono San Vincenzo e agli altri santi protettori del paese. La scritta incisa sulla facciata recita infatti “Vincentio Ferrerio ceterisque caesarum…

  • Dalla Pasqua del 1300 alle gnàccole e le scùrdie

    Dalla Pasqua del 1300 alle gnàccole e le scùrdie

    [Storia delle Cese n.88] da Osvaldo Cipollone Le consuetudini e le particolarità legate al periodo pasquale sono ancora molte; alcune, tuttavia, sono scomparse con lo scorrere del tempo. Prima della Pasqua del 1324, in particolare, nella chiesa di Cese convennero i chierici e gli abati di ogni chiesa del circondario per versare il proprio contributo,…

  • La domenica dopo il matrimonio… rresci’ sposa

    La domenica dopo il matrimonio… rresci’ sposa

    [Storia delle Cese n.83] da Osvaldo Cipollone Durante la settimana successiva al matrimonio la sposa non si faceva vedere in pubblico; per almeno sette giorni, in pratica, non oltrepassava l’uscio di casa e se aveva bisogno di qualcosa doveva attendere la visita della madre, di una zia o di una sorella. Chi, ad esempio, si…

  • Sant’Antonio Abate e San Sebastiano, culti e storie diverse

    Sant’Antonio Abate e San Sebastiano, culti e storie diverse

    [Storia delle Cese n.81] di Roberto e Osvaldo Cipollone Il freddo mese di gennaio ospita, lontano ma non troppo dall’Epifania, le ricorrenze dedicate a due Santi che nella devozione locale hanno ruoli molto differenti, ma detengono una propria particolare rilevanza. Una rima popolare ancora in vita, d’altra parte, recita “Dice Pasqua Bbbufanìa: Tutte le fésti…

  • Le ferratèlle e gli altri dolci di Natale

    Le ferratèlle e gli altri dolci di Natale

    [Storia delle Cese n.78] di Roberto Cipollone, con contenuti di Osvaldo Cipollone e Roberta Torge La cena di Natale non è mai una cena normale, e anche in passato si contraddistingueva sia per l’abbondanza che per la varietà del menù. Tuttavia, se i ricchi convivi oggi sono generalmente più frequenti, un tempo si limitavano a…

  • La ‘mbasciata, la dichiarazione, la serenata

    La ‘mbasciata, la dichiarazione, la serenata

    [Storia delle Cese n.75] da Osvaldo Cipollone Un tempo, il percorso che conduceva dalla frequentazione all’altare era scandito da alcune tappe caratterizzate da diversi gradi di formalità. La ’mbasciata Nel momento in cui i familiari acquisivano informazioni certe sui ragazzi, il pretendente era costretto ad uscire allo scoperto ed a manifestare le proprie intenzioni alla…

  • Il dialetto delle Cese. Non solo ‘na parlata

    Il dialetto delle Cese. Non solo ‘na parlata

    [Storia delle Cese n.72] da Osvaldo Cipollone I dialetti marsicani, come il resto dei dialetti abruzzesi, si presentano frammentati, influenzati come sono dalle vicende storiche della subregione, che già in epoca antica era divisa in due aree: quella a settentrione del lago Fucino, occupata dagli Equi/Equicoli, e quella a meridione, abitata dai Marsi. Gli idiomi…

  • Alla Rafia e ajjo canalo

    Alla Rafia e ajjo canalo

    [Storia delle Cese n.66] di Osvaldo Cipollone Un tempo la vita in campagna occupava la quasi totalità del tempo anche per i più giovani. Dopo il periodo della mietitura e quello della trebbiatura, ad esempio, i ragazzi erano soliti darsi una rinfrescata nel vicino fiumiciattolo del paese, la Ràfia. Di solito prediligevano i punti in…

  • Sant’Elisabetta

    Sant’Elisabetta

    [Storia delle Cese n.61] da Osvaldo Cipollone Sebbene modificata nel tempo, la ricorrenza legata alla festa di Santa Elisabetta resta fra le poche consuetudini che resistono tra le tradizioni religiose locali. Sull’origine di tale culto e sul legame tra la “visitazione della Beata Vergine” e la chiesetta della Madonna delle Grazie non si hanno notizie…

  • L’antico stendardo della SS.ma Trinità ed il suo restauro

    L’antico stendardo della SS.ma Trinità ed il suo restauro

    [Storia delle Cese n.60] da Osvaldo Cipollone Come alcuni sapranno, tra gli stendardi appartenenti alla chiesa di Cese ce n’è uno dedicato alla SS.ma Trinità che da tempo non risultava più utilizzabile a causa del deterioramento dei tessuti. Da una foto d’epoca, risalente a circa un secolo fa, emergono chiaramente le condizioni del drappo che…

  • I mezzadri, i braccianti, la fatica e l’armonia

    I mezzadri, i braccianti, la fatica e l’armonia

    [Storia delle Cese n.59] da Osvaldo Cipollone In qualche regione d’Italia molto probabilmente esiste ancora un tipo di contratto agrario vigente fino alla metà del secolo scorso anche nella nostra campagna. Parliamo della “mezzadria”, che regolava i rapporti tra proprietari di grossi appezzamenti terrieri ed i contadini che li coltivavano per loro conto; il contratto…

  • Jo meso de maggio

    Jo meso de maggio

    [Storia delle Cese n.56] da Osvaldo Cipollone Alcune usanze religiose sono comuni a diversi paesi del circondario, ma spesso a Cese assumono caratteristiche del tutto particolari. Fino agli inizi del ‘900, ad esempio, era consuetudine assegnare per sorteggio lo stendardo raffigurante la Madonna ad una famiglia, la quale aveva l’onore di custodirlo per tutto l’arco…

  • Le Cese e Pietraquaria, un legame forte

    Le Cese e Pietraquaria, un legame forte

    [Storia delle Cese n.54] da Osvaldo e Roberto Cipollone Il paese di Cese conserva da sempre un forte legame con la Madonna di Pietraquaria, in virtù di una “vicinanza” legata non solo alla breve distanza che separa l’abitato dal santuario montano. La devozione per Maria SS.ma di Pietraquaria è il sentimento che più profondamente ha…

  • La dote e j’apprézzo

    La dote e j’apprézzo

    [Storia delle Cese n.53] da Osvaldo Cipollone L’accettazione del “contratto di fidanzamento” tra due giovani implicava quasi sempre la verifica della “róbba”, ossia della proprietà, delle terre e della dote. La dote era dunque il bene primario che la sposa riceveva dai genitori; una parte del patrimonio familiare, avuto come anticipo o come lascito definitivo.…

  • La morra

    La morra

    [Storia delle Cese n.50] da Osvaldo Cipollone La morra è un gioco dalle origini antichissime. Possiamo ritrovarne traccia addirittura nell’antico Egitto: in una tomba di un alto dignitario di corte si vede chiaramente il defunto stendere il braccio con un numero, contrapposto ad un altro giocatore. Sebbene vi siano indizi dello stesso gioco anche tra…

  • Il sacrificio del maiale

    Il sacrificio del maiale

    [Storia delle Cese n.45] da testimonianze locali Quelli della mia generazione se le ricordano ancora, le scene e le urla straziate dei maiali che andavano al sacrificio. Con gli occhi di oggi le stesse scene ci apparirebbero crudeli e impietose, ma quelli erano i sistemi “naturali”, mutuati dai padri, che mescolavano nei rituali dell’uccisione le…

  • I canti popolari di Cese

    I canti popolari di Cese

    [Storia delle Cese n.40] di Luigi, Osvaldo e Roberto Cipollone Esistono diversi canti popolari dedicati a Cese o riconducibili al paese. Uno dei più antichi è quello che porta il titolo di “Cese belle”. Dello spartito musicale di questo brano non è giunta a noi traccia ed il testo evidenzia alcune forme non esattamente riconducibili…

  • “Santo Martino”

    “Santo Martino”

    [Storia delle Cese n.38] da Osvaldo Cipollone Solitamente era nella sera del 10, vigilia di San Martino, che il paese respirava un’aria insolita, ed i vicoli, le cantine e le abitazioni vivevano a pieno l’euforia del momento. La gente, come d’incanto, si rallegrava d’entusiasmo; anche il mosto, prossimo a diventare vino, sembrava impaziente. Profumi diversi…

  • Il giorno dei morti, i papiri a Camposanto

    Il giorno dei morti, i papiri a Camposanto

    [Storia delle Cese n.37] di Roberto Cipollone A Cese ancora oggi resistono diversi rituali legati al culto dei defunti, con particolare riguardo alla commemorazione del 2 novembre ed all’intero mese, considerato “jo méso dejji morti”. Tra le consuetudini scomparse si ricorda quella particolarissima secondo cui, nel giorno della commemorazione dei defunti, si portavano in chiesa…

  • La ‘ncioccata, j’occhitto, le prime occasioni d’incontro

    La ‘ncioccata, j’occhitto, le prime occasioni d’incontro

    [Storia delle Cese n.36] da Osvaldo Cipollone La “’ncioccata” rievoca una situazione del passato dal forte richiamo simbolico. Come facilmente intuibile, il termine deriva da “ciocco”, ossia grosso pezzo di legna da ardere, tradizionalmente legato alla sera di Natale, quando si utilizza(va) per riscaldare, assieme alla casa, anche il Bambinello. In un tempo in cui…

  • Le famiglie allargate e la ‘ndufata

    Le famiglie allargate e la ‘ndufata

    [Storia delle Cese n.34] da Osvaldo Cipollone Dopo il terremoto del 1915 ed in seguito alle due guerre mondiali, erano molte le famiglie di Cese che avevano perso uno o più componenti. Le vedove che avevano anche figli da mantenere spesso passavano a seconde nozze; non sono stati rari i casi in cui, risposandosi, abbiano…

  • Il giorno delle nozze

    Il giorno delle nozze

    [Storia delle Cese n.25] da Osvaldo Cipollone Agli inizi del ventesimo secolo il vestito della sposa non era necessariamente bianco, ma di sovente aveva tonalità pastello. Lo spreco non era ammissibile, dunque bisognava fare in modo che le donne potessero indossare il capo anche in altre occasioni importanti. Molte giovani chiedevano il vestito in prestito…

  • “Santa Barbora”

    “Santa Barbora”

    [Storia delle Cese n.23] di Roberto Cipollone, con testi tratti da Osvaldo e Lorenzo Cipollone, Giuseppe Grossi Sulla catena Cimarani-San Felice è presente un altarino, a cui nel 1994 è stata affiancata una croce in ferro, ricostruito sulle spoglie di una cappellina che avrebbe origine cinquecentesca. Su quell’altarino oggi campeggia l’immagine di San Barnaba, ma…

  • San Vincenzo Ferrer, compatrono

    San Vincenzo Ferrer, compatrono

    [Storia delle Cese n.20] da Osvaldo Cipollone Da tempi remoti Cese ha due compatroni: la Madonna e San Vincenzo Ferreri, a cui è dedicata la chiesa (detta popolarmente “vecchia”) eretta in pochissimo tempo nel 1925, grazie al contributo dei parrocchiani e dei cesensi emigrati, oltre che alla dedizione dell’allora parroco don Vittorio Braccioni. Sulla facciata…

  • La Pasqua e jo furno

    La Pasqua e jo furno

    [Storia delle Cese n.16] da Osvaldo Cipollone La domenica di Pasqua un tempo era preceduta da intensi preparativi. Le donne ripulivano stoviglie, posate e casseruole strofinandovi sopra aceto, sale, cenere o sabbia bagnate. Spolveravano ogni angolo della casa e risciacquavano il corredo proprio come per le fatidiche “pulizie di Pasqua”. Preparavano, inoltre, dolci e leccornie…

  • La passatèlla

    La passatèlla

    [Storia delle Cese n.11] da Osvaldo Cipollone (con il contributo di Michele Cipollone) Oltre al gioco delle bocce ed alla morra, gli uomini di Cese praticavano (e praticano) volentieri anche quello delle carte. Una caratteristica del tutto particolare risiedeva nel fatto che al termine di ogni partita si svolgeva la “primiera” a cui seguiva la…

  • Anni ’50, il Natale

    Anni ’50, il Natale

    [Storia delle Cese n.6] da Osvaldo Cipollone Sessanta/settanta anni fa, in paese, i giorni che precedevano l’atteso evento della natività erano ricchi di impegni, soprattutto per la preparazione dei dolci: “ferratèlle”, “croccante” e “copèta” preparati in casa, e poi ciambelle, biscotti e pane da cuocere al forno pubblico. Durante la giornata del 24, poi, la…

  • Canapine, fuso e ruci

    Canapine, fuso e ruci

    [Storia delle Cese n.5] da Osvaldo Cipollone In passato i Piani Palentini erano trapuntati di piantagioni di canapa che andavano dal verde al dorato, a seconda delle stagioni. Erano concentrate, per lo più, nei campi confinanti con il fiume Imele, in quelli adiacenti al torrente Rafia e nelle zone denominate “Canapine” (il nome di queste…

  • La festa

    La festa

    [Storia delle Cese n.3] da Osvaldo Cipollone In passato ogni Comitato Festeggiamenti patronali aveva la prerogativa di una singola festa. Vi facevano parte solo uomini (sposati o meno), estratti a sorte fra quelli che risiedevano in paese. L’estrazione avveniva in chiesa, dopo che il parroco ed il consiglio economico (“la procura”) avevano tenuto conto degli…


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