[Storia delle Cese n.210]
di Roberto Cipollone
Allo stato attuale, la cronistoria dei parroci e dei “canonici” di Cese è assolutamente parziale e incompleta; l’auspicio, tuttavia, è che in futuro si riesca a coprire gli attuali “buchi” con ricerche e ricostruzioni mirate.
Il primo sacerdote di cui si trova testimonianza scritta è don Pasquale Antonelli, citato come defunto parroco di Cese nell’atto di nomina – risalente al 1554 – del suo successore, don Ercole Riccio (o Colariccio). Nelle lettere d’istituzione del canonicato locale di quell’anno[1], infatti, l’investitura di Ercole Bartolomeo de Colle Ricio risulta avvenire “alla morte del reverendo Pasquale Antonelli della suddetta Terra delle Cese” (per obitum quondam reverendi Paschalis Antonelli de dicta Terra Cesarum[2]). Un’ulteriore traccia di quegli stessi anni si ricava dalle cronache locali ed in particolare dalla nota vicenda legata al prete-bandito don Baldassarre Quadrano. Prima della sua fuoriuscita e del successivo arresto legato all’assalto di Gioia, questi era stato infatti investito dal vescovo Matteo Colli del “canonicato et prebenda della chiesa di S. Maria delle Cese, vacante per morte di Don Ercole Riccio”[3]. Plausibilmente in conseguenza della fuoriuscita del prete-bandito fu nominato parroco di Cese Domenico della Carosa, originario di Trasacco, che restò in paese fino al 1560[4] o 1562. Il 4 novembre di quest’ultimo anno, infatti, divenne parroco di Cese Don Pietro di Fonteacuto dopo la “libera rassegnazione” dell’incarico da parte del predecessore, don Domenico della Carosa appunto (Cese die 4 novembris 1562 Canonicatus et prebenda in ecclesia rurali Sancte Marie a Cesis ad favorem reverendi Petri de Antonutio Fonteacuzo [sic] a Cesis ob liberam resignationem reverendi Dominici della Carosa a Transaquis[5]).
Sugli ultimi decenni del XVI secolo non si hanno attualmente documenti scritti. Si sa, invece, che nel 1603 era parroco a Cese don Sesto Bartolucci, plausibilmente originario del nostro paese se si considera che il cognome era al tempo comune a diverse famiglie del luogo. Già a quei tempi, la nostra parrocchia era organizzata nella forma del “canonicato”[6], con un certo numero di ecclesiastici (storicamente 6, a Cese) che facevano parte del capitolo collegiale locale, solitamente coordinato da un “canonico curato” interno. Dalla visita pastorale del vescovo Mons. Diego (Didaco) Petra del 1671, in particolare, si possono ricavare i nomi dei canonici presenti in paese in quell’anno, ossia Don Geronimo Cipollone, Don Ettorre De Sanctis, Don Andrea Di Luca, Don Martio Thomeo e Giuseppe Tomei, chierico. Lo stesso Giuseppe Tomei si ritrova come canonico nel 1673 e ancora con lo stesso titolo in molti anni successivi, e precisamente nel 1689 e nel 1700 (entrambe visite pastorali di mons. Corradini), e poi nel 1705 (visita pastorale 27 aprile 1705) e nel 1706; la sua missione a Cese risulta dunque di durata pari ad almeno 35 anni. Assieme a lui, come anticipato, erano investiti del titolo di “canonici” altri cinque religiosi, che non sempre risultano nominati in maniera specifica nei documenti ecclesiastici attualmente noti. Nella visita pastorale del Vescovo Francesco Bernardini Corradini del 30 aprile 1682 si riporta ad esempio la frase generica: “Vi sono sei canonicati di cui uno vacante da anni”. Ciò vuol dire che i canonici effettivi, in quegli anni, erano solo cinque. Il citato Don Ettorre De Sanctis, in particolare, viene riportato nella visita pastorale di Mons. Corradini del 1° maggio 1683 (come “Ettore”) e poi ancora nel 1697. Anche il citato Don Andrea Di Luca risulta canonico ancora nel 1705; alcuni dei nominati nel 1671, dunque, hanno condiviso oltre trent’anni di missione comune nella nostra parrocchia.
Nel 1714 risulta parroco Don Angelo de Amicis e nel 1720 Don Livio de Amicis. Questi compare ancora come canonico nel 1770 e nel 1785 e la circostanza lascia pensare che la citazione del 1720 sia errata, considerando che, in caso contrario, si stimerebbero almeno 65 anni di missione pastorale in loco. Nel 1720 compaiono anche altri due nomi, ancora da verificare presso l’Archivio Diocesano, che fanno riferimento ai canonici Cesidio di Loreto e Lorenzo di Guia (o di Gioia?). A metà secolo, esattamente nel 1743, risultano canonici a Cese Don Gaetano Tomei (nato nel 1704) e Don Angelo Cipollone (nato nel 1705), due religiosi di chiara origine locale. Come loro, anche Don Francesco Marchionni (nato nel 1703) doveva essere canonico della chiesa di Cese in quegli stessi anni, sebbene sul suo incarico non si disponga attualmente di una datazione precisa, almeno per la prima metà del ‘700. Si sa, tuttavia, che lo stesso sacerdote Marchionni è stato titolare del canonicato locale tra il 1774 e il 1785, assieme al citato Don Angelo Cipollone, a Don Domenico De Amicis (nato nel 1707), a Don Filippo Cipollone e Don Bartolomeo Di Loreto (1770-1785). Nel 1775 compare anche il nome di Don Felice Corradini, mentre tra il 1773 e il 1785 risulta canonico di Cese anche Don Nicola Rosati, sacerdote noto per il processo a cui fu sottoposto negli stessi anni. In un atto risalente al 1773, i due massari Giacomo Corradini e Giovanni Micocci (cancelliere Vincenzo de Amicis) certificavano al Vescovo i cittadini meritevoli, riportando, tra gli altri, i nomi di Don Carlo Tomei, Don Giuseppe Tomei, Don Francesco Canonico Marchionni, Don Domenico canonico curato De Amicis, Don Angelo canonico Cipollone. Nell’attestazione si faceva notare, inoltre, che il canonico Don Filippo Cipollone era assente poiché si era trasferito ad Anticoli, nello Stato Pontificio.
Tra la fine del ‘700 e gli inizi dell’800, i religiosi incaricati a Cese risultano essere Don Giuseppe Palone, Don Domenico Rosati, Don Serafino De Sperdutis e Don Angelo De Angelis. Nel 1819 compare il nome del sacerdote Don Giuseppe De Amicis, nato nel 1792 e incaricato a Cese ancora fino al 1844. Nello stesso anno era canonico anche Don Francesco Sabbatini, citato anche nel 1853. Tra il 1829 e il 1864 risulta invece “canonico e curato” Don Stefano Cosimati, nato nel 1779 e titolare del canonicato di Cese per almeno 35 anni, gli stessi in cui svolse anche l’attività di maestro di scuola elementare (era infatti tra i primi tre maestri nominati nella scuola locale[7]). Fu lui, nel 1829, a firmare con gli altri un reclamo contro la gabella sul vino “perché una grandine desolatrice aveva distrutto tutto il raccolto locale”, e fu sempre lui a stilare e firmare lo “Stato delle anime” del 1849 nel quale si faceva riferimento genericao alla presenza in paese di “quattro canonici”. In quegli stessi anni, e specificamente tra il 1853 e il 1855, erano titolati a Cese Don Livio Pace (nato nel 1800), Don Angelo Cosimati, Don Raffaele Cosimati e Don Carlo Tomei. Quest’ultimo, in particolare, fu protagonista della nota vicenda dell’assalto dei briganti del 15 marzo 1862, quando, per difendere l’abitazione e la vita del fratello – il capitano della locale Guardia Nazionale Francesco Tomei – non esitò a sparare sugli assalitori ferendone uno. Don Angelo Cosimati, già citato con riferimento al 1853-1855, risulta presente a Cese anche nel 1860 e addirittura nel 1906, il che testimonia un incarico superiore ai 50 anni; il suo nome compare, tra l’altro, in calce allo “Stato delle anime” invitato al Vescovo nel 1886 e nella lettera inviata – sempre al Vescovo – nel 1876, dopo il crollo del tetto della chiesa, perché intercedesse con le autorità pubbliche “per il rapido ed immediato intervento di restauro”.
Già nella seconda metà del 1800 il canonicato di Cese risulta abolito a favore della semplice struttura parrocchiale con un solo titolare, che agli inizi del ‘900 è, come scritto, Don Angelo Cosimati. Il suo successore è stato plausibilmente Don Antonio De Angelis, originario di Luco dei Marsi e parroco a Cese tra il 1912 e il 1915, quando morì sotto le macerie proprio mentre celebrava la messa mattutina del 13 gennaio. Negli anni successivi e fino al 1921 si sono alternati a Cese Don Gaetano, proveniente da Marano, Don Guglielmo, originario “del Nord Italia” e Don Mario Di Lorenzo, proveniente da Magliano de’ Marsi e citato in riferimento alla successiva presenza a Cese dello scrittore (e suo nipote) Mario Pomilio. Il 1921 è l’anno dell’arrivo a Cese di Don Vittorio Braccioni, eclettico sacerdote che è stato parroco di Cese per 25 anni, fino al 1946, anno in cui è iniziata la missione pastorale di Don Angelo Leonetti, parroco di Cese per 50 anni. Dal 1996 al 2009 è stato titolare a Cese Don Francesco Turrino, originario di Galatina (Lecce), seguito da Don Josè Anselmo Martinez Mosquera, nativo di Lima (Perù) e parroco per 6 anni. Tra il 2015 e il 2018 il parroco di Cese è stato Don Valentine Obinna Onwunjiogu, originario di Mgbedeala (Nigeria). Nel 2018 è giunto invece in paese Don Lorenzo Macerola (originario di Aielli), nominato parroco di Capistrello nel 2022, anno a partire dal quale risulta “amministratore parrocchiale” di Santa Maria in Cese Padre Fredrick Alorbu, nativo di Kumasi (Ghana).
La parrocchia di Cese fa oggi parte della “Comunità di parrocchie” in cui sono inserite Sant’Antonio di Padova e Santa Barbara in Capistrello e San Pietro in Corcumello; segno di tempi profondamente diversi da quelli in cui ci si potevano concedere ben sei canonici presenti stabilmente in paese.


[1] Litterae institutionales canonicatus in ecclesia Sanctae Mariae de Cesis ad favorem domini Herculis Bartholomaei de Colle Ricio factae ab episcopo marsicano Nicolao Virgilio sine praesentatione de anno 1554.
[2] Cese die 23 aprilis 1554 Canonicatus in ecclesia Sancte Marie de Cesis ad favorem reverendi Ercolis Bartholomei de Colariccio per obitum quondam reverendi Paschalis Antonelli de dicta Terra Cesarum. (Capitulum et Canonici Ecclesie Cathedralis Marsorum Anno 1693, Massimo Basilici).
[3] Fulvio D’Amore, “La Marsica tra il vice Regno e l’avvento dei Borboni (1504-1793). Vita pubblica, conflitti e rivolte”.
[4] Literae institutionales ad canonicatum et praebendam ruralis ecclesiae Sanctae Mariae Caesarum Marsorum factae authoritate ordinaria ad favorem domini Petri de Fonteacuto Caesarum a Ioanne Baptista Milanesio de anno 1560.
[5] Massimo Basilici, Capitulum et Canonici Ecclesie Cathedralis Marsorum Anno 1693
[6] Al tempo, i canonici avevano delle specifiche funzioni liturgiche e in base agli obblighi da assolvere erano previste delle rendite. Tali rendite, appunto i “canonicati”, potevano derivare da terreni e fabbricati prodotti dai nobili proprio da destinare alla rendita ecclesiastica; gli stessi nobili si riservavano il diritto di scegliere a chi spettasse il beneficio.
[7] Con un atto del Consiglio Comunale di Avezzano del 1861 si “accordava il meritato riposo al maestro di Cese don Stefano Cosimati, nato il 30/8/1779 e in attività dall’11/1/1820 al giugno del 1859”.
<Articolo originale basato sulle fonti citate>



