[Storia delle Cese n.200]
di Roberto Cipollone
La ricostruzione dell’evoluzione demografica di Cese è un esercizio non semplice e risente di inevitabili errori di stima, dovuti sia alla scarsezza di fonti antiche e di documenti locali (legata, a sua volta, alla perdita dei registri ecclesiastici e amministrativi in conseguenza del terremoto del 1915), sia alla perdita di autonomia amministrativa e alla carenza di dati ufficiali dettagliati a livello di frazione. In tutti i casi, per capire come è evoluta nel tempo la popolazione di Cese si può tentare una ricostruzione, fisiologicamente approssimativa, basata su alcune fonti direttamente rilevabili, sugli eventi storico-epidemiologici più significativi e sulle dinamiche economiche che hanno avuto maggior impatto sulla stessa evoluzione. In assenza di elementi provati, si tralasceranno analisi più complesse sulla struttura demografica e sull’evoluzione della piramide per età, che si stima abbia seguito e stia seguendo dinamiche simili a quelle osservate in generale in Italia e in particolare nei paesi soggetti a spopolamento e progressivo invecchiamento com’è il nostro. Si ometteranno allo stesso modo considerazioni di carattere scientifico teorico, più vicine alla demografia analitica che all’approccio descrittivo di questa ricostruzione; non si entrerà dunque nel merito delle dinamiche legate alla transizione demografica[1], né si approccerà l’analisi della componente naturale e migratoria del movimento demografico, ma ci si concentrerà sulla sola stima dell’evoluzione numerica della popolazione locale.
È possibile operare una prima ricostruzione demografica a partire dall’epoca in cui a Cese è attestata una presenza stanziale di rilievo, ossia attorno all’anno Mille, quando si iniziano ad avere notizie più circostanziate sul monastero di Santa Maria, rientrante al tempo nei possessi della casa conventuale benedettina di S. Maria in Luco dei Marsi. Secondo il prof. Giuseppe Grossi, lo stesso monastero cesense era stato “forse fondato dopo il 630”; sembra dunque sensato far risalire a quest’epoca l’origine del primo nucleo abitativo, ridotto plausibilmente a poche unità. Prendendo a riferimento la prima rilevazione attendibile del 1450, che stima 185 persone presenti a Cese in virtù dei 37 “fuochi” censiti[2], si può immaginare una ridotta crescita costante della popolazione locale nei secoli che vanno dall’alto al basso medioevo. Tale crescita non è affatto lineare come appare graficamente, ma è plausibilmente effetto di cicli più e meno ravvicinati in cui si sono alternate fasi di incremento demografico, legate a possibili miglioramenti delle condizioni economiche e di vita, e fasi di declino o di caduta repentina, dovute soprattutto alle carestie e alle epidemie spesso testimoniate anche nelle cronache abruzzesi e aquilane. L’evento più rilevante, all’interno di questa evoluzione, è senza dubbio la Battaglia dei Piani Palentini del 1268; come noto, infatti, in seguito alla vittoria di Carlo d’Angiò, Cese – come molti altri paesi “rei” di aver parteggiato per Corradino – dovette subire la vendetta del re angioino e il saccheggio del suo esercito. La popolazione si ridusse così a poche famiglie superstiti, che però non abbandonarono il luogo e anzi ripresero a popolarlo, se è vero che nel 1450, come riportato, le “anime” presenti erano stimate in 185. La successiva rilevazione del 1561, ossia circa un secolo dopo, riporta una stima di 369 anime, accresciute ancora a circa 400 nel 1595 e a 448 nel 1613 (dato, quest’ultimo, ricavabile dall’antica mappa di Cartaro e Stigliola). Un’evoluzione demografica positiva che era effetto, come scritto, di fasi di incremento e cicliche ricadute che però, come evidente, non arrivavano a bilanciare in negativo gli effetti della crescita demografica precedente. Nel corso del 1600, tuttavia, si registrarono almeno due epidemie dagli effetti estremamente rilevanti; la seconda, in particolare, la “grande peste” del 1656/57, fece moltissime vittime in tutto l’Abruzzo (come nelle altre aree) e nei paesi della Marsica, con tassi di mortalità che raggiunsero anche il 50-60% (a Canistro addirittura l’80%[3]). Considerando la successiva rilevazione del “Libro dei fuochi”, il Liber Focorum del 1669 che fa stimare una popolazione locale ridotta a circa 300 persone, si può ipotizzare che nel nostro paese la mortalità legata alla pestilenza del 1656 sia stata all’incirca pari al 40%.

Le rilevazioni successive, risalenti alla metà e alla fine del 1700, lasciano dedurre che gli abitanti di Cese abbiano comunque ripreso a crescere consistentemente dopo quell’epidemia, arrivando a colmarne gli effetti proprio nella seconda metà del XVIII secolo, se è vero che nella “Istorica descrizione del regno di Napoli” di Giuseppe Maria Alfano[4] viene riportato il dato di 478 anime nel 1748 (“Cese -terra: Dioc. di Marsi, feudo della casa Contestabile Colonna, d’aria buona, fa di popolazione 478”). Un ammontare del tutto analogo (479 anime) viene rilevato nel Censimento borbonico del 1796, mentre nei primi anni dell’‘800 la popolazione cesense risulta leggermente ridotta. Pur ipotizzando effetti legati alla registrazione ufficiale e a reali cali demografici, all’interno di questa dinamica non si può ritenere attendibile l’attestazione del 1803 del Canonico Vincenzo Marchionni, secondo il quale le anime di Cese in quell’anno ammontavano soltanto a 349 unità. In un’indagine sulla chiesa di Cese riferita all’anno 1818[5], infatti, si trova il dato di 431 anime, maggiormente coerente con l’evoluzione successiva, che vede presenti a Cese 552 persone già nel 1849 (“Stato delle anime” compilato da Don Stefano Cosimati).
Gli anni successivi sono quelli maggiormente attendibili in termini di rilevazioni, in virtù della disponibilità dello “Stato delle anime” per ogni anno dal 1863 al 1907. La crescita demografica registrata in questo periodo è la più intensa storicamente rilevata e attesta un incremento della popolazione pari a circa 600 unità (dalle 666 del 1863 alle 1263 del 1907), ossia quasi un raddoppio (+90%) in soli 45 anni. Pur stimando una crescita leggermente più contenuta negli anni immediatamente successivi[6], l’ammontare di popolazione di Cese al 13 gennaio 1915 risulta valutabile attorno alle 1350 unità, massimo storico a cui si è contrapposto il tragico evento tellurico che ha ridotto la popolazione locale ai 628 superstiti (ossia il 54% in meno) rilevati dal Comune di Avezzano a circa un mese di distanza dal terremoto. L’influenza “spagnola” del 1918 non sembra aver avuto effetti consistenti nel nostro paese, considerando che nel 1921 la popolazione locale era già risalita a 757 unità (dato di Censimento), sulla scia di una crescita che si è mantenuta a livello molto alti in tutto il primo dopoguerra, con tassi annui attorno al +2,5%. Il Censimento del 1931 ha rilevato 945 residenti, quasi il 50% in più rispetto al post-terremoto, mentre la prima rilevazione successiva alla Seconda guerra mondiale, effettuata nel 1951, ha censito a Cese 1104 persone, altro massimo storico secondo i dati ufficiali dell’allora “Istituto Centrale di Statistica”. A partire da quel momento, il nostro paese è entrato in una fase di calo demografico che in precedenza aveva conosciuto solo a causa di carestie, epidemie e disastri naturali. Nonostante il “boom demografico” degli anni ’50, infatti, la popolazione di Cese al Censimento del 1961 risulta inferiore a quella del decennio precedente, con un ammontare di 974 residenti ed un decremento annuo pari a -1,2% (contro una crescita annua di +0,8% fino ai primi anni ’50). Un calo legato essenzialmente al fenomeno di urbanizzazione comune a tutta l’Italia e che, sommato agli effetti della nuova emigrazione verso l’Estero e verso il Nord-Italia, ha avuto intensità massima nel decennio successivo, ossia negli anni ’60, quando la decrescita demografica ha raggiunto un tasso annuo del -1,6%, risultante in una popolazione di 819 residenti rilevati al Censimento del 1971 (il 26% in meno rispetto al 1951). Lo stesso calo, entrato nel più ampio fenomeno di spopolamento delle aree interne, è proseguito nei decenni successivi con un’intensità minore, portando Cese ad una popolazione “ufficiale” di 677 abitanti nel 1991[7] (-17% rispetto al 1971) e 601 nel 2001 (-10% rispetto al 1991). Il declino demografico è proseguito anche negli ultimi 25 anni, sebbene a un ritmo mediamente più contenuto rispetto a quello precedente (-0,2% / -0,5% annuo); i dati recenti parlano di circa 500 residenti (533 nel 2023, con 281 femmine e 252 maschi), all’interno di una dinamica che accomuna quasi tutti i paesi dell’entroterra abruzzese, inclusi quelli più grandi, e che non risparmia l’intera regione e l’Italia stessa, che va sempre di più verso natalità minima e generale invecchiamento della popolazione. Il tasso di fertilità è infatti ben al di sotto del valore di due figli per donna che assicura il ricambio generazionale, ossia la stabilità della popolazione (il numero medio di figli per donna in Italia ha raggiunto il minimo storico di 1,18 nel 2024 e 1,13 nella prima metà del 2025) e la quota di popolazione anziana è in costante crescita (si stima che raggiungerà il 36% del totale nel 2050). In un contesto di questo tipo, è difficile immaginare un’inversione di tendenza anche per i piccoli paesi come il nostro, destinati ad un graduale spopolamento che ad oggi appare arginabile solo da un saldo migratorio positivo, ossia da un numero di trasferimenti in ingresso superiore a quelli in uscita. Una dinamica forse non utopistica, ma che coinvolge temi rilevanti relativi al sostegno politico-amministrativo, alla gestione del patrimonio abitativo e alla conservazione storico-culturale del paese. Spes ultima dea, oltre i numeri.
[1] https://www.treccani.it/enciclopedia/transizione-demografica_(Enciclopedia-Italiana)/
[2] Il termine “fuoco” indicava la singola unità familiare soggetta a fiscalità e ogni fuoco contava dai 4 ai 6 componenti, definiti “anime”. Rilevando il numero di fuochi, dunque, si poteva stimare la popolazione di un determinato paese o villaggio con buona approssimazione. Il numero di fuochi, tuttavia, non comprendeva tutte le famiglie di un determinato abitato, ma solo quelle soggette a tassazione e non quelle franche per privilegio o per altre ragioni; il sistema di calcolo prevedeva numerose variabili ed era piuttosto complesso, al punto da richiedere specifici manuali. Fonte: Wikipedia.
[3] https://site.it/breve-cronaca-di-un-morbo-antico-epidemia-nella-marsica-nel-600-dimezzata-la-popolazione/
[4] https://books.google.it/books?id=e5NMAAAAMAAJ&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false
[5] Indagine datata 1909 ma riferita al 1818
[6] Si può, in questo caso, stimare un effetto più rilevante del fenomeno migratorio rispetto agli anni precedenti.
[7] Il Censimento del 1981 riporta una popolazione residente di 622 unità che appare scarsamente realistica se confrontata con i Censimenti precedente e successivo e con l’intensità del calo registrata negli altri periodi.
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