La Palentina, La Folgore e il calcio a Cese

[Storia delle Cese n.77]
di Roberto e Osvaldo Cipollone

La pratica del calcio a Cese ha plausibilmente inizio circa un secolo fa. Al tempo (e fino a tutto il primo dopoguerra) in paese non erano ancora arrivati i palloni di cuoio, per cui i primi appassionati si adattavano modellando stracci e indumenti dismessi, tenuti insieme da spaghi annodati un’infinità di volte. In seguito si cominciò a “comporre” la palla formando un grosso gomitolo di stringhe e fettucce, quindi cucendo i ritagli dei sarti, poi realizzando una specie di tasca che potesse contenere stoffa, lana e perfino segatura. Piano piano, negli anni, arrivò il primo pallone di cuoio, con un’apertura per la camera d’aria e un bocchettone da serrare e introdurre all’interno della sfera; il tutto era tenuto insieme da stringhe di cuoio in fori paralleli da chiudere con un grosso ago a forma di lesina.

“La Palentina”

Prima degli anni ‘30 non è certamente esistita una squadra ufficiale; d’altra parte allora le famiglie erano numerose e il tempo da dedicare al gioco era risicatissimo. In ogni caso non mancavano gli appassionati e i primi calci di cui si ha notizia possono farsi risalire agli anni immediatamente precedenti la Seconda guerra mondiale, quando diversi ragazzi cominciarono a ritrovarsi negli spazi dell’aia per divertirsi e competere tra loro correndo dietro una palla di stracci. Tra i tanti si menzionano, a seconda dell’ordine delle informazioni desunte: Italo e Ughetto Marchionni, Anastasio Torge (fratello di “mastro” Giovanni), Mario e Ottorino Di Matteo (de Argoluccio), Goffredo Cipollone (de Rosalia), Luigi Torge (di Romeo), Fernando Di Matteo (de ‘Taiuccia), Antonino Cipollone (de Sirvino), Enrico Marchionni (de Davidde), Angelo Micocci (de Nunzio), Vincenzo Di Matteo (de Ermanno), Lorenzo Patrizi (dejjo Circhiaro), Peppino Cipollone (de Crocétta), Genesio Torge (de Maria ‘ella fonte), Lino Cipollone (di Vincenzino) e Giovannino Cipollone (di Peppinella) e Angelo Cipollone “Jo Biondo”, che fungeva anche da istruttore. Quindi Lino Cipollone (veterinario), Mario Cipollone (segretario), Isaia Ciciarelli (dejjo sacrastàno), Federico Marchionni (dejjo Notaro), Francesco e Sergio Marchionni (de Tangredi), Rocco Cosimati (de Rafaeluccio), Filippo Cosimati (generale), Mimmo Di Matteo, il maestro Cassetti (che insegnava a Cese), Nazareno Cipollone, Felice Bianchi e sicuramente altri ancora, dei quali non è giunta ad oggi menzione. Il nome di questa nutrita compagine è ancora impresso nella mente di molti e rimanda al nostro territorio di appartenenza; la squadra, infatti, si chiamava “La Palentina”.

“La Folgore”

Tuttavia, la squadra ufficialmente riconosciuta come prima in ordine cronologico, in quanto disputava incontri (senza esclusione di colpi) con i tanti paesi del circondario, si chiamava “La Folgore”. È relativo a questo gruppo il primo documento fotografico conosciuto. Ne facevano parte (da sinistra con riferimento alla foto): Sebastiano Torge (professore, portiere), Vincenzo Cipollone (diacono), Mario Bianchi, Antonio Cipollone (professore), Adriano Cipollone, Fernando Cipollone (“Boniperti”), Francesco Cipollone (de ‘Rientale), Giuseppe Di Fabio, Vincenzo Petracca (di Attilio), Tito Marchionni, Fernando Bianchi. Sebbene non compaiano nella foto, in origine facevano parte della squadra anche il maestro Cassetti e Lino Cipollone (veterinario), che fungeva anche da allenatore. Della stessa rosa facevano parte anche altri, a seconda delle esigenze tecniche e delle assenze. Tra questi rientrano: Augusto Torge (Roma), Rodolfo Marchionni, Fernando e Pierino Cipollone (de Palono), Dante Cipollone, Stati, Mario Marchionni, Ughetto Cipollone, Antonio Faonio e via via quelli che crescevano. Vale a dire Fulvio Marchionni, Peppino Rantucci, Raffaele Galdi, Domenico, Isaia e Felice Cipollone… Questa squadra aveva elementi di valore in tutti i reparti e vinceva con facilità contro tutti i paesi del circondario, riuscendo a tenere testa a compagini più blasonate come quelle di Capistrello, di Villa San Sebastiano, di Torano e di Santa Croce. Fu proprio durante una partita contro quest’ultima che successe un episodio increscioso tra gli spettatori; tra l’altro, i nostri giocavano fuori casa ed erano in vantaggio fino a pochi minuti dalla fine. Accadde però un litigio tra un genitore ed il figlio e a quanto pare il padre inferse una coltellata al ragazzo, il quale rimase a terra ma poi fu soccorso e si salvò. Nel parapiglia generale, anche qualcuno dei nostri subì degli affronti, fortunatamente senza grossi danni. La partita venne comunque interrotta e la squadra poté far ritorno a Cese con i propri tifosi a bordo della corriera della ditta Cosimati. Il mezzo solitamente trasportava tutti coloro che potevano permettersi la spesa, mentre gli altri, pur di seguire la squadra, raggiungevano i vari luoghi delle trasferte a bordo di carretti, motocicli e biciclette. Oltre alla prima squadra ce n’era anche una seconda di buon livello, munita di regolare divisa amaranto, pantaloncini e scarpini. Da questa man mano uscivano rimpiazzi per la prima squadra, che vedeva assottigliarsi i propri elementi poiché erano molti coloro che, raggiunta una certa età, si arruolavano nelle forze armate oppure lasciavano il paese per motivi di lavoro.

La squadra dei tornei ufficiali

Negli anni a venire ci fu un’altra squadra che fece ben parlare di sé e che, oltre a gareggiare in tutto il circondario, negli anni ’70 si iscrisse ai tornei estivi organizzati dalla Federazione. Dei quattro tornei a cui partecipò, due si svolsero nel paese di Sante Marie, uno a Scurcola Marsicana e uno proprio a Cese. Ebbene quella compagine si aggiudicò le ultime due competizioni, sconfiggendo la Scurcola a casa propria e Cappelle a Cese. Questa squadra era molto seguita sia in trasferta che in casa proprio perché per la prima volta le partite erano dirette da arbitri federali e presiedute in ogni occasione da un dirigente della F.I.G.C. che annotava tutti i dettagli della gara. Inoltre tutte le settimane veniva stilato un bollettino, inviato alle varie squadre partecipanti, in cui erano riportati dettagliatamente l’esito degli incontri, i marcatori, gli espulsi e gli ammoniti, l’andamento sintetico delle partite, la classifica aggiornata e i migliori in campo. I tifosi più accaniti seguivano il gruppo anche in trasferta con macchine, motociclette o bici. La squadra, invece, si spostava a bordo di un pulmino familiare e di pochi mezzi dei tifosi che comunque venivano ripagati da prestazioni convincenti anche quando l’esito degli incontri non era appannaggio del proprio paese. Facevano parte di quella squadra: Dante, Isaia, Osvaldo, Italo, Ernesto, Alfredo e Mario Cipollone (di Maddalena), Giuseppe Di Matteo, Marcello Petracca, Franco e Anselmo Patrizi, Alfonso Marchionni, Francesco Corradini. Ad essi si aggiunsero poi alcuni amici di Capistrello che potenziarono il gruppo nei vari reparti. Si ricordano tra i primi: Icli Scatena, Antonio D’Ascanio e Lucio Lustri (il piccolo grande portiere) e poi Bruno Persia e Fausto Guidoni, tutti partecipanti a tornei regolamentati dalla FIGC, mentre Ulderico Panico (portiere detto “Spago”) giocava nelle amichevoli importanti. In quegli anni gli elementi “esterni” che venivano a giocare a Cese provenivano tutti da Capistrello e non ricevevano rimborsi-spese né pagamenti concordati; la squadra locale beneficiava infatti dei rapporti scolastici e (soprattutto) di amicizia. In origine, e prima che il fratello Alfredo cambiasse ruolo per giocare in porta, era Sergio (di Quintilio) il portiere della squadra; poi però partì per arruolarsi in Finanza e nelle cosiddette partite “inter nos” tra paesi giocavano da portiere anche i vari Giovanni Cosimati, Renzo Cipollone e Cesidio Marchionni. Di sicuro qualche nome risulterà omesso, ma non certo per volontà; i ragazzi che praticavano il calcio erano al tempo tanti e qui si sono riportati i nomi conservati dalla memoria.

La squadra giovanile

Bisogna considerare che tutti i ragazzi del posto, non avendo molti altri passatempi e spazi a disposizione, si ritrovavano per ore e ore “all’Ara”, soprattutto nei pomeriggi liberi da impegni specifici e quando il campetto (col suo manto in erba, zolle e fango) non era occupato dalla squadra dei grandi. Allora diventava affollatissimo e ai 22 contendenti “regolamentari” se ne aggiungevano quasi altrettanti. C’erano, infatti, coloro che scalpitavano ai bordi del campo per sostituire quelli che, a fatica e mal volentieri, lasciavano loro qualche possibilità di giocare. Non tutti possedevano gli scarpini o i calzoncini, per non parlare delle magliette, e il più delle volte era il proprietario del pallone o i più grandi a gestire l’ingresso in campo. Al tempo, comunque, sia nelle partite tra paesi sia nelle competizioni tra squadre locali, era sempre presente un arbitro designato, sebbene non ufficiale. Si tratta di Giovannino Galdi (dejjo Sartóro), che dava sempre disponibilità e garantiva la propria presenza incondizionatamente. Quello era un periodo fervido per il gioco del calcio e anche a Cese gli appassionati ed i praticanti erano moltissimi. Da lì scaturì una generazione ancor più fertile, composta da calciatori tecnicamente più bravi e dotati, anche se al tempo mancava chi potesse dare suggerimenti e piccoli insegnamenti. Successivamente Osvaldo, che era ancora in attività calcistica, prese a cuore un gruppo di quindicenni/sedicenni e li guidò soprattutto sotto il profilo atletico. Gli allenamenti erano seguiti da un buon numero di giovani, ma anche da appassionati di corsa campestre, specialità che Osvaldo aveva svolto per 5 anni, gareggiando sia a livello federativo che provinciale. Facevano parte di questo gruppo Antonio Cipollone (1950), Bruno, Dario, Alfredo e Gino Cipollone (tutti 1951), Alfonso Marchionni, Claudio Bianchi, Anselmo Patrizi, Bartolo Torge (1952), Gianni Petracca, Carmine Di Matteo, Luigi Torge (1953), Claudio Marchionni, Vincenzo Patrizi, Francesco Di Giamberardino, Elvio, Emilio di Oreste, Emilio “jo Ruscio” e Agrippino Cipollone (1954), Fiorello Cosimati, Lino Torge e Raimondo Patrizi (1955). Si trattava di un gruppo ben affiatato che sopperiva a qualche carenza tecnica con il possesso di tanto “fiato” e resistenza fisica. Ne sono riprova gli ottimi risultati conseguiti contro compagini blasonate, come ad esempio quella degli allievi dell’Avezzano calcio, che subirono una sonora sconfitta in un incontro sul campo di Cese (non proprio in perfette condizioni). Al tempo era presidente Carmine Cosimati che, fra gli altri impegni assunti, mise a disposizione un suo pullman nel 1972, quando la squadra di Cese raggiunse Roma in trasferta per affrontare i pari-età di una società sportiva ben organizzata. In quel caso la sconfitta di misura non venne presa bene dai nostri ragazzi (che avevano un’età media di 17 anni), che tra l’altro in campo non avevano saputo approfittare di un rigore in loro favore. In ordine cronologico, questa è stata la 4^ squadra ufficiale di Cese.

Un aspetto che preme ricordare è quello legato agli spettatori che seguivano le squadre del passato. Non si possono infatti dimenticare le numerose donne, mamme, sorelle e fidanzate assiepate ai bordi del campo e ai limiti delle linee laterali. Accadeva soprattutto nelle partite disputate il giorno della festa, quando tra i vari eventi (dalla metà del secolo scorso e fino agli anni ’80) non mancava mai la partita del pomeriggio. Questa vicinanza si è manifestata sempre in occasione delle finali dei tornei federali, quando si potevano notare attorno al campo ragazzini, giovanette, appassionati, tifosi incalliti e perfino venditori di bibite e fette di cocomero che conferivano alle occasioni calcistiche folclore, colore e calore.

Il G.S. Cese e l’evoluzione recente

Le squadre formatisi in tempi più recenti sono state figlie di periodi migliori in termini di qualità dei giocatori ed hanno annoverato tra le proprie fila elementi più tecnici, tanto da essere richiesti anche da squadre di fuori. In queste differenti vicende sportive si sono alternati moltissimi giocatori, estimatori, appassionati, presidenti, finanziatori e collaboratori (tra questi si vuole affettuosamente ricordare Francesco Bianchi “de Micantonio”). Il livello organizzativo si è affinato nel tempo e la dirigenza è diventata più presente e qualificata, anche per merito della passione profusa dai vari presidenti. Tra i tanti si possono ricordare alcuni nomi, per rendere loro omaggio ma anche per inquadrare l’evoluzione storica: Fernando Di Matteo, Nello Contaldi, Carmine Cosimati, Enrico Di Matteo, Pietro Orlandi, Vincenzo Patrizi ed altri ancora.

La squadra che ha partecipato ai campionati dilettantistici regionali è stata fondata nel 1983 per iniziativa di un nutrito gruppo guidato da Vincenzo Patrizi, i due Emilio Cipollone, Gildo Di Giamberardino, Raimondo Patrizi e altri. In rosa c’erano solo alcuni elementi di fuori, ma il nucleo della squadra era composto da “cesaròli”, tra cui anche Fiorello Cosimati, Sergio, Agrippino e Mario Cipollone (di Tullio), Sergio Di Matteo, Agrippino Cipollone, Felice Torge… Emilio “di Oreste” ricorda che alcuni come lo stesso Gildo e Mario Cipollone giocavano già a Villa San Sebastiano, prima di entrare nella squadra di Cese; il destino volle che la prima partita si disputasse proprio a Villa, dove i nostri andarono a vincere con una rete di Felice Torge. Dopo alcuni anni di pausa, il “G.S. Cese” si è nuovamente iscritto ai campionati dilettantistici regionali alla fine degli anni ’80 e vi ha partecipato fino al 2019, con un progressivo e naturale ricambio generazionale che ha permesso a tanti ragazzi del posto di calcare i campi della terza, della seconda e della prima categoria. Il punto più alto è stato raggiunto nel 2002 e poi nel 2008 con le finali dei play-off per l’accesso al campionato di Promozione. La prima, contro Tollo, è rimasta negli annali per via di un arbitraggio sconsiderato che portò a quattro espulsioni ai danni del Cese nei primi venti minuti di gioco; la seconda ha invece visto prevalere la squadra del Fontanelle. Di questa generazione hanno fatto parte, oltre ai nomi citati, alcuni capitani storici come Giuseppe, Eugenio e Mirko Cipollone, e giocatori di lungo corso come Mario Cosimati, Paolo Salustri (portiere), Giacomo Bucci (detentore del record di oltre 200 goal con la maglia del Cese), Maxmiliano Bisegna e Juri Di Giacomo. I dirigenti/collaboratori/tecnici più presenti in quegli anni, solo per citarne alcuni, erano Vincenzo e Franco Patrizi, Enrico Di Matteo, Corrado Di Giacomo.

Nel tempo, le difficoltà di gestione si sono fatte più stringenti, sia per le spese di iscrizione e amministrazione (trasferte, rimborsi-spese e mantenimento del campo), sia per la contrazione del bacino calcistico locale. È pur vero, tuttavia, che molti ragazzi, dotati di potenzialità e di passione per il proprio paese, si sono viste precluse maggiori opportunità a causa di logiche diverse e scelte poco lungimiranti; se negli anni ’80 e ’90 facevano parte della rosa quasi solo calciatori locali, con due o tre elementi di fuori, in seguito la situazione si è progressivamente ribaltata e ne sono sopravvissuti tre, poi due, e poi, purtroppo, nessuno (sic!). Nonostante la dedizione e l’impegno di alcuni (si citano Lucio Martini e Maxmiliano Bisegna su tutti), negli ultimi anni la prima squadra è andata man mano sfaldandosi, fino alla mancata iscrizione del 2019. Fortunatamente, tuttavia, resiste la compagine degli Amatori (nata a metà anni 2000 su impulso del gruppo del 1983), che quest’anno, sotto la presidenza di Danilo Cipollone, partecipa al campionato UISP Avezzano cercando di tenere fede ad una tradizione calcistica che a Cese può dirsi quasi centenaria.

<Articolo originale. Un breve paragrafo sul tema è pubblicato in O. Cipollone, “Angeli co’ jji quajji” (1997). Grazie ad Alfredo, Emilio, Eugenio e Mirko per le foto.>


Una replica a “La Palentina, La Folgore e il calcio a Cese”

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