Le zone della campagna. Una possibile storia dei nomi

[Storia delle Cese n.55]
di Roberto e Osvaldo Cipollone, con il supporto di Francesco Alfonsi

Alcune zone della campagna di Cese sono note un po’ a tutti, magari perché più frequentate, o semplicemente perché più spesso citate nei racconti, negli aneddoti, nelle disquisizioni sulle proprietà terriere. Altre invece, sconosciute ai più, rientrano nel dominio dei più esperti conoscitori del nostro territorio, ossia dei contadini, degli allevatori e degli assidui frequentatori della campagna e della montagna. Schematizzare e riportare su carta le diverse località in maniera esatta non è semplice, poiché i confini tra aree attigue non sono sempre ben definiti o definibili; tuttavia, con l’aiuto – appunto – degli esperti, si può cercare di elencare e localizzare le zone note tenendo ben presenti i limiti di una catalogazione così complessa.

Ne è prova il fatto che rispetto alla prima ricerca pubblicata da Eugenio Cipollone nel 2006 si siano oggi potute aggiungere diverse località, che vanno ad arricchire un elenco che, per quanto ampio (comprende oltre cento nomi), certamente non può dirsi esaustivo. Lo stesso Eugenio, a suo tempo, scriveva che il suo schema, “con i propri inevitabili errori”, voleva “essere niente di più che un semplice aiuto per coloro che si sono sentiti dire, almeno una volta, «Comme, tu non sa’ addo’ remane jo Termino? Tu non si’ delle Cese!»”. L’obiettivo di questa integrazione resta lo stesso: fornire un’indicazione circostanziata, ma non certo infallibile, sulle zone della campagna attorno a Cese, cercando di accompagnare la lista dei nomi con alcune ipotesi sulla loro possibile origine. Come prevedibile, in alcuni casi l’etimologia è ben definita, mentre in altri ci si deve necessariamente affidare a tracce meno nette, analogie, supposizioni e teorie popolari.

La maggior parte dei nomi fa riferimento a caratteristiche del luogo, dei terreni, delle coltivazioni o della vegetazione presente (almeno in epoca passata). Rientrano in questa casistica “J’Arborìto” (albereto, luogo alberato), “La Séleva” e “Capo la Séleva” (selva, zona a fitta vegetazione), “I Caùni” (derivato da “cavoni”, grandi zone cave, o forse da “covoni”), “Collecerrìto” (colle del cerreto, bosco di cerri), “Jo Colle delle Cannavine” (colle delle canapine, terreni adatti alla coltivazione della canapa), “Jo Colle Streppìto” (colle dello sterpeto, luogo pieno di sterpi, sterpaio), “Le Pagliarecce” (derivato da “paglia”), “Le Partucce” (piccoli appezzamenti), “Le Pàstene” (o “Sulle Pàstena”, da “pàstina”=terreno lavorato), “Jo Pezzoranno” (“il pezzo grande”?), “La Piana Longa”, “Le Pratélla” (piccoli prati), “Jo Subbióno” (sabbione, terreno sabbioso), “La Vicénna” e “La Vicennòla” (derivati da “vicénna”=terreno con coltura soggetta a rotazione), “I Vignali”, “Le Vigne vecchie”, “Jo vallono”, “La fossa dejj’ólemi” (la fossa degli olmi), “Le Péschie” (grandi rocce), “Jo Zeppàro” (da “zeppe”, cunei di sassi, ad indicare una zona pietrosa), “La Cortina” (stessa radice di corte, cortile), “Le Chiuse” (terreni recintati da siepi/arbusti…) e “La Chiusarànna” (“chiusa grande”?). Si possono plausibilmente annoverare in questa prima casistica anche “J’Ótro” (per similitudine con “otre”, ad indicare un inghiottitoio), “Scuro” (zona scura, ombrosa, coperta), “Jo Sorefarìno” (Solferino, probabilmente dal latino “sol ferens”, “che porta il sole”), “Le Ravi” (probabilmente da “gravina”=crepacci in zona calcarea) e le diverse derivazioni del termine “Cesa/Cese” (ossia zona/e disboscata/e), come “La Césa”, “Cèsamàra”, “La Cès’ ‘e Doccia”, “La Cèsa de Rafaeluccio” e “Le Cesétte”. Un po’ più a margine di questo primo elenco si potrebbero annoverare “I Pretisanti” (“i prati santi”), il cui nome potrebbe essere legato a specifici elementi di derivazione religiosa e “Jo Puzzijjo”, che potrebbe essere riferito alla conformazione della zona o alla presenza di un piccolo pozzo. Potrebbero derivare da caratteristiche naturali anche le denominazioni de “I Cocùli” (particolare presenza di cuculi?) e de “Jo Revìto” (derivato da “roveto”?)

Una casistica simile è quella definibile con riferimento alla prossimità delle diverse zone rispetto ad elementi naturali come corsi d’acqua, alberi di particolare rilievo, collinette dalle caratteristiche distintive. Possono farsi rientrare in questa fattispecie “La Castagna”, “Jo Colle dejjo bbéjjo vede’” (colle del belvedere), “Jo Coll’ejjo Sorevo” (colle del sorbo), “Jo Fiumo” (il fiume), “Le Fontanèlle”, “La Fonte”, “La Funticélla” (la piccola fonte), “Le Tre Sàoce” (i tre salici), “La Cerqu’antica” (la quercia antica), “Fonte Coàto” (“fonte cavato?”), “La Fontana”, “La fonte de Severino”, “Fonte Staccìno” e “Fonte della Scrofa”. Di etimologia incerta è “Santoriójo”; il nome, tuttavia, dovrebbe derivare plausibilmente da Sant’Oriolo. A metà tra questa casistica e quella successiva può collocarsi “La Rafia ‘elle Rottélle”, nome legato sia al fiume Rafia che alla zona delle “Grottelle” (nota sia in termini storici che cartografici).

Molte località, infatti, devono il proprio nome alla prossimità rispetto a riferimenti geografici esistenti o a costruzioni e manufatti specifici (in alcuni casi scomparsi nel tempo). È questo il caso di “Campo Santo” (cimitero), “Jo Capocroce” (area prossima ad un crocevia), “Colle Moccèlefo” (nelle cartine riportato come “Colle Mucello”), “Jo Colle della Madonna”, “La Madonna delle Grazie” e “Jo Prato della Madonna”, “Jo Pónto” (il ponte), “Sopra Santi”, “Santa Lucia”, “Santo Martino”, “San Matteo” e “Santovasìle” (nome legato all’antica chiesa e posta di San Basilio), “Jo Tèrmino” (termine di confine), “La Vi’ ‘ella Villa” (la strada di campagna che porta verso Villa San Sebastiano) e altre zone più circoscritte o di denominazione più recente come “Jo Puzzo  gnóvo” (“il pozzo nuovo”), “La Pesa” (in passato delle bietole da zucchero), “Jo Fontanilo” (il fontanile), “Jo Campo sportivo” (quasi sempre identificato con “l’Ara”), “Santo Rocco” e “La Pro Loco”. Plausibilmente si possono annoverare in questo elenco anche “La Màina” e “La Màina de Minicuccio” (da “màina”=maggese?), “Le Pèschie de Sant’Anna” (le rocce di Sant’Anna) e “I Cartieri (o Tricaglie)”, nome legato forse ai termini “quartieri” e “tricaglie” (dal latino “tres calles”=”tre strade/sentieri”). Rientrano inoltre in questa casistica tutte le località che contengono riferimenti a case e casolari, come “I Casali”, “Le Casèlle”, “Le Casi Natale”, “Casaliànna” (“casali di Anna”), “Jo Casalo dejj’Aùto” e “Jo Casalo de ‘Minicuccio”.

Come evidente, queste ultime località contengono anche un possibile riferimento a nomi, patronimici o generalità legate alle famiglie dei proprietari terrieri. Altri esempi che rientrano plausibilmente in questa categoria, oltre ai già citati “Fonte de Severino”, “La Cès’ ‘e Doccia”, “La Cèsa de Rafaeluccio” e “La Màina de Minicuccio” (“maggese di Domenico?”), sono “Le Piane Marenzino”, “Le Pratovasìle” (“i prati di Basilio?”), “Jo Masciaréjjo” (legato forse al nome di un grande proprietario terriero di Magliano) e “I Quarti de Munzignoro” (“i quarti di Monsignore”, ad identificare un nobile possidente). È forse questa la categoria più difficile da definire; in mancanza di altri elementi noti, infatti, diverse zone potrebbero rientrare in questa casistica, magari con riferimento a cognomi del passato più remoto o a nomi storpiati. In base alle attuali conoscenze potrebbero quindi elencarsi in questa serie anche “I Castellani”, “Colle Marmuto”, “Le Piane Cesarie” (“le piane dei Cesari”? O “le piane di Cese”?), “Jo Pratolòllo” (“il prato dei Lolli”?) e “Valle Monzégna” (“valle Minzega”?).

Altri nomi, invece, sono legati ad attività o interventi dell’uomo. Rientrano in questa fattispecie “L’Ara” (aia, intesa come area utilizzata per la lavorazione e l’essiccazione dei prodotti agricoli), “La Bonifica” (tratti adiacenti il fiume Rafia lungo la bonifica rurale, dall’Ara alle “Grotti” di Cappelle), “La Cava roscia” (la cava rossa) e “La cava bianca”. “Jo Camposanto delle vacchi” identifica invece la zona nella quale si andavano a sotterrare le vacche morte e non macellabili. Maggiormente legati a riferimenti storici, ed in particolare alla battaglia dei Piani Palentini ed alle successive stragi compiute dai soldati di Carlo D’Angiò, appaiono invece i nomi de “Le ‘Mmoccatore” (“le imboccature”=punto di attuazione di un’imboscata), “La Paranza” (“paranza”=schiera di soldati o sbarramento armato), “I Quarti” (da “ex-quartare”, “squartare”) e “Le partucce” (“frammenti”, “spezzettamenti”). Le ultime due denominazioni potrebbero tuttavia derivare semplicemente da una ripartizione dei terreni tra diversi proprietari.

Di etimologia difficilmente identificabile sono alcune località come “La Priece” (da “prece”=”preghiera”?), “La retonna” (“ritornata”?) e “Jo rocenìtto”. Il passo successivo di questa ricostruzione consisterà dunque nella definizione dei casi meno chiari, oltre che nelle opportune e circostanziate correzioni delle ipotesi qui avanzate. Fatta eccezione per le etimologie acclarate, infatti, tutto il resto delle spiegazioni rimane nel campo delle supposizioni, come è inevitabile che sia per materie di questo tipo.

Circostanziate e significative sono invece le storie legate in particolare ad alcuni luoghi del territorio di Cese, come quelle già citate in relazione alla Battaglia dei Piani Palentini. È noto, ad esempio, che i Romani avevano edificato numerose ville alle falde del Salviano, a sinistra della rotabile proveniente dalla Tiburtina; era qui che venivano in villeggiatura, anche per praticare l’amata caccia all’interno della prosperosa selva del tempo, la stessa che secoli dopo sarebbe diventata la “Selva della Madonna”. Dopo il terremoto del 1915, le prime casette asismiche in legno, chiamate popolarmente “bbarràcchi”, furono realizzate in prossimità della “Cèsa ‘e Dòccia” (dove sarebbero poi sorte le scuole elementari). “Jo Rocenitto” era la zona montana in cui le donne andavano a procurarsi e comporre grosse fascine di arbusti (le tórze), che poi facevano rotolare lungo il pendio delle “Ravi”. Alle “Pratélla” e alle “Funticélle”, negli anni ‘50/’60, i ragazzi andavano a procurarsi l’argilla per le proprie sculture. Le “Funticélle” e la “Rafia ‘elle ‘Rottélle” erano invece i tratti più frequentati per nuotare nel fiume. “I Vignali” e “Le Vigne vecchie” erano le zone maggiormente deputate alla coltivazione dei vitigni che hanno reso famoso il nostro paese. “Le ‘Mmoccatóre”, “Jo Fiumo”, “Jo Colle delle Cannavine” e “Jo Subbiono” erano invece le zone migliori per la coltivazione della canapa, così come “Jo Puzzijjo” e altri tratti vicini ai corsi d’acqua. Alla “Séleva” in un periodo un imprenditore agricolo di Avezzano (Confortini) ha tentato di impiantare delle colture sperimentali prendendo in affitto terreni demaniali; lo stesso imprenditore aveva in animo anche di concentrare in quel punto le stalle sparse per il paese. L’iniziativa si è poi arenata ma rappresenta un caso interessante.

Nei pressi de “J’Ótro” si sentiva il fiume scorrere nel sottosuolo; si racconta che lo stesso inghiottitoio sia stato usato per “far sparire” numerose armi alla fine della seconda guerra mondiale. Nello stesso periodo molte altre zone hanno assunto particolare rilevanza. Gli occupanti tedeschi avevano allestito il proprio campo militare in zona “Sorefarìno”, e diverse famiglie arrivarono ad allestire veri e propri rifugi sotterranei nella campagna attorno a Cese, soprattutto “ajjo Fiumo”, “alla Rafia ‘elle Rottélle”, “all’Ara”, “alle Tre Sàoce”, “alla Cèsa ‘e Dòccia” e “alle Cesétte”. “Ajjo Rocenìtto”, invece, gli Alleati paracadutarono tre bidoni di latta contenenti indumenti per i prigionieri nascosti in paese. Nelle vicinanze de “jo Camposanto delle Vacchi”, infine, immediatamente prima della ritirata i tedeschi fecero brillare materiale ingombrante e pericoloso (con cui inizialmente volevano far saltare i fabbricati prospicienti la strettoia della piazza per rallentare l’avanzata degli Alleati), generando un’enorme cavità. Dalla “Cava roscia” si ricavava materiale da costruzione, soprattutto stradale, mentre “L’Ara” è sempre stata luogo di ammasso, essiccazione e lavorazione dei prodotti agricoli, dal grano al granturco, dalla canapa alle barbabietole.


Elenco delle zone (legenda della cartina)

1L’Ara
2J’Arborito
3La Bonifica
4Campo Santo
5Capo la Séleva
6Jo Capocroce
7I Cartieri (o Tricaglie)
8I Casali
9Casalianna (Casali Anna)
10Jo Casalo de ‘Minicuccio
11Jo Casalo dejj’Aùto
12Le Casèlle
13Le Casi Natale
14La Castagna
15I Castellani
16I Caùni
17La Césa
18Cèsamàra
19La Cès’ ‘e Doccia
20Le Cesétte
21La Chiusaranna
22Le Chiuse
23I Cocùli
24Collecerrìto
25Jo Colle dejjo Bbéjjo Vede’
26Jo Colle della Madonna
27Jo Colle delle Cannavine
28Jo Coll’ejjo Sorevo
29Colle Marmuto
30Colle Moccèlefo
31Jo Colle Streppìto
32Jo Fiumo
33La Fontana
34Le Fontanélle
35La Fonte
36Fonte Coàto
37Fonte della Scrofa
38Fonte Staccìno
39La Funticélla
40La Madonna delle Grazie
41La Màina
42La Màina de Minicuccio
43Jo Masciaréjjo
44Le ‘Mmoccatore
45J’Otro
46Le Pagliarecce
47La Paranza
48Le Partucce
49Le Pàstene (Sulle Pàstena?)
50Le Pèschie de Sant’Anna
51La Piana Longa
52Le Piane Cesarie
53Le Piane Marenzino
54Jo Ponto
55Le Pratélla
56Jo Prato della Madonna
57Jo Pratolòllo
58Le Pratovasìle
59I Pretisanti
60La Prièce
61Jo Puzzijjo
62I Quarti
63I Quarti de Munzignoro
64La Rafia ‘elle Rottélle
65La Retònna
66Jo Revìto
67Santa Lucia
68Santo Martino
69Santoriójo
70Santovasìle
71Scuro
72La Séleva
73Jo Sorefarìno
74Jo Subbiono
75Jo Tèrmino
76Le Tre Sàoce
77Valle Monzégna
78La Vi’ ‘lla Villa
79La Vicénna
80La Vicennòla
81I Vignali
82Le Vigne vecchie
83Jo Zeppàro
84La Cortina
85Sopra Santi
86San Matteo
87Pezzoranno
88Jo Campo sportivo
89Jo Camposanto delle vacchi
90La Cava roscia
91La Cerqu’antica
92Jo Fontanilo
93La Fonte de Severino
94La Fossa dejj’olemi
95La Pesa
96Le Péschie
97La Pro Loco
98Jo Puzzo gnovo
99Le Ravi
100Jo Rocenìtto
101Santo Rocco
102Jo Vallono
103La cava bianca
104La Cèsa de Rafaeluccio
Zone circoscritte o di denominazione più recente

<Articolo originale basato su ricerche personali con il supporto di Francesco Alfonsi per l’individuazione e la collocazione delle diverse zone. Una versione estesa a cura di Osvaldo Cipollone è pubblicata in più parti su “La Voce delle Cese” da maggio 2022>

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