La “Selva della Madonna”, figlia dell’antica selva palentina

[Storia delle Cese n.214]
di Roberto e Osvaldo Cipollone

Come noto, in passato i Piani Palentini erano occupati in gran parte da un’estesa selva, che ha assunto nel tempo diverse denominazioni. Già nel I secolo d.C, l’imperatore Claudio (41-54 d. C.), volendo portare a compimento il prosciugamento del lago Fucino, operò lo “sterpamento” di numerosi alberi qui presenti per procurarsi il legname necessario all’opera. A quel tempo, la selva era considerata parte del “Bosco Angizio”. Il Febonio, nella sua Historia Marsorum avrebbe poi sostenuto che “una volta da Cappelle per 2000 passi si estendeva la Selva di Agnano che occupava gran parte dei Piani Palentini”, aggiungendo che “proprio dal taglio degli alberi delle selve venne il nome di Cese […] Prima della caduta dell’impero romano quel sito, non molto distante dalla antica via Valeria, era coperto da una folta selva popolata da numerose e feroci fiere”.

Secondo un’altra fonte successiva, “nel piano attiguo a Cese vi era un piccolo bosco di cerri denominato di Santa Maria”. Una parte di quella selva esisteva ancora a fine ‘800 ed era denominata “Selva della Madonna”, la stessa che i locali chiamavano “Séleva”, denominazione rimasta come toponimo sia in questa versione che in quella di “Capo la Séleva” (zona attigua, oltre la dorsale palentina, di fronte al “Colle dello Sterpeto”). Fulvio D’Amore, nel suo libro “La Marsica tra il Viceregno e l’avvento dei Borboni”, scrive che “il governo del tempo decise il taglio di 200 alberi nei boschi dei Piani Palentini, per far delle travi; ugual numero di tavole di faggio dovevano essere tagliate nella selva di Capistrello e in quella della Madonna in tenimento di Cese”. Nei documenti presenti nella sezione avezzanese dell’Archivio di Stato sono rintracciabili diversi resoconti relativi al taglio degli alberi effettuato all’interno della “Selva della Madonna” di Cese per i lavori dell’emissario. In passato, il possedimento era amministrato dalla “Congregazione di Carità” di Avezzano, che bandiva periodici avvisi d’asta per il taglio, l’affitto o il dissodamento del terreno coperto da alberi, la cui estensione ammontava a 400 ettari suddivisa in 23 sezioni.

Nel 1897, anno dell’ultima stima nota, gli alberi di cerro erano 3421 e il loro valore (stimato a circa una lira e 10 centesimi per pianta) ammontava a 3.800 lire. Si legge in un documento dell’epoca: “Ill.mo Signor Presidente della Congregazione di Carità di Avezzano Gregorio Cosimati, Raffaele Di Matteo accettanti, ed il signor Giulio Patrizi garante, tutti di Cese, aggiudicatari di due sezioni distinte sotto i n. 20 e 21 dei cerri esistenti in questa Selva nel tenimento di Cese, pregano la S.V. Ill.ma a voler loro concedere in fitto anche il terreno su cui esistono i cerri da essi comperati, per lo stesso prezzo, e per la stessa durata degli altri terreni della stessa Selva, da affittarsi agli altri. Tanto l’avranno a grazie, e con tanta stima La riveriscono. Raffaele Di Matteo, Gregorio Cosimati, Giulio Patrizi garante Cese, 28 ottobre 1897”.

Il documento più interessante, tuttavia, risale al 1866, quando, volendo vendere gli alberi e mettere a rendita il latifondo, la Congregazione di Carità incaricò l’agrimensore di Magliano Vincenzo Santoponte di realizzare una perizia per calcolare l’estensione precisa dell’area, censire gli alberi presenti e stimare il reddito ricavabile dal terreno. Diverse sono le notizie d’interesse contenute nel documento, come i nomi dei due “indicatori” di supporto al perito incaricato, ossia la guardia rurale Domenicantonio Micocci e il contadino Giacomo Cipollone, l’estensione complessiva dell’area, pari a 334,11 coppe secondo la misura in uso a Cese (567 metri quadrati a coppa) e il numero degli alberi presenti, ossia 2652 cerri e 5818 cerretti. Dalla stima successiva, risalente – come specificato – al 1897, si desume che nei trenta anni intercorrenti si realizzarono numerose vendite, solo in parte bilanciate dalla crescita dei piccoli alberi presenti nel 1866. Di quell’antica boscaglia chiamata “selva della Madonna”, figlia della più ampia selva che copriva gran parte della campagna di Cese e dei piani palentini, sarebbero rimaste solo macchie alberate e poche memorie, nascoste come altre nei documenti del tempo.

Al Signore
Sig. D. Matteo Orlandi
Presidente della Congregazione di Carità in Avezzano.

L’anno milleottocentosessantasei il dì 12 settembre in Cese frazione di Avezzano
Io qui sottoscritto Vincenzo Santoponte di Magliano Regio Perito Agrimensore facoltato con Real Cedola in Napoli a dì 8 Maggio 1841 (N. Prog. 610 Registrata in Aquila a dì 25 Febbraio 1842 N.1 Vol. 154 fol. 3 Cas 5 per grana 20 – Tito Blasetti); per incarico ricevuto dal Sig. D. Matteo Orlandi Presidente della Congregazione di Carità di Avezzano mi sono qui recato, ed in compagnia di due Indicatori, Domenicantonio Micocci Guardia Rurale e Giacomo Cipollone contadino ambi residenti e domiciliati in Cese, sono pervenuto in una Selva di Cerri sita in contrada Selva della Madonna a fine di misurare e valutare il predio rustico spettante al Luogo Pio Madonna del Rosario di Cese, riportata nel Catasto di Avezzano all’art.106 per Coppe 400, come risulta da nota dello stesso Sig.r Orlando del 28 testé caduto Aprile N.89 con cui si esprime.
Volendo la Congregazione immegliare il reddito di questo fondo, è venuta nella determinazione di vendere gli alberi e censire il terreno. Occorre pertanto una perizia da cui risulti: 1° l’estensione precisa dello Stabile – 2° Il numero, qualità e valore degli alberi – 3° Il reddito che potrebbe ottenersi dal censimento del terreno.
Essendomi avinto all’operazione, primieramente ho numerato gli alberi di Cerri ridotti a sgamolla, quali nel numero totale ne sono risultati duemila seicento cinquantadue. Frammischiati a detti alberi ad a gruppi, si veggono vegetare novellamente dei Cerretti, su de quali fattone uno scandaglio approssimativo si è avuta la cifra di essi nel numero di cinquemila ottocentodiciotto.
Il Predio di cui tratto è un latifondo quasi in piano e la poca inclinazione è esposta a Nord-Est. È popolato, come ho detto, da Cerri di alti fusto da sgamolla, insuscettibili a produrre ghiande, sino a quando non si fossero rivestiti di rami; d’essi si presentano alquanto folti dalla parte di Sud-Est, e rallentando vero la controposta di Nord-Ovest. La figura del Fondo è un Poligono multilatere  irregolare, vi confina a Sud-Est gli eredi di Venanzio d’Amicis in due punti, e Signori Conti Vetoli, Vincenzo Di Fabio e gli eredi di Dionisio di Matteo a Nord-Est l’istesso Di Fabio in più punti, l’Ospedale e Signori Placidi, Francescantonio Muzi e Francesco Cosimati a Nord-Ovest, e detti Signori Vetoli, il ripetuto Di Fabio, il Comune per il Colle dello Sterpeto e gli eredi di Sabatino Pompei lungo la Strada vecchia ed inutilizzata a Sud-Ovest, gli stessi signori Vetoli, Venanzio Petracca, Bartolomeo Patrizi con tutti gli altri confinanti antecedenti per seminatorio, solo quest’ultimi eredi di fu D. Filippo Tomei vi confinano per Selva.
Volendo ora adempiere all’espletamento dei tre quesiti della nota del Sig.r Presidente suddetto ne presento l’esecuzione come appresso.

1° L’estensione dello stabile
L’estensione precisa dello stabile secondo la misura da me eseguita colla Canna di palmi 9 di un cento quadrate formano la Coppa di Cese, e risulta di Coppe trecento trentaquattro e Canne undici. Cop. 334,11, pari ad Ettare diciotto, Are novantaquattro e Centiare quaranta 37/100. Et.e 18,94,40,37/100

2° Il numero, qualità e valore degli Alberi
Gli alberi rinvenuti del Fondo in discorso sono tutti di Cerro, de quali Numero duemila seicento cinquantadue sono morioni ridotti a sgamolla del diametro nel fusto di Centimetri trenta a cinquanta, e dell’altezza di metri otto a quindici, nella media ragione iguali analizzandosi ragguagliatamente tanto pel poco fruttato triennale rapporto alle fascine della frasche, quanto pel valore materiali del fusto, son di parere valutarsi gradatamente alla ragione di lire tre e centesimi quaranta £ 3.40 a lire sei e centesimi quaranta £ 6,40, che ragguagliatamente importa materialmente lire quattro e centesimi novanta £ 4,90 per ciascuno, i quali nel numero di duemila seicento cinquantadue sono lire dodicimila novecento novantaquattro e centesimi ottanta. £ 12994,80
Inoltre da circa cinquemila ottocento diciotto Cerreti di nuova vegetazione si veggono frammisti, ed aggruppati nel fondo, i quali per la grossezza di centimetri cinque a nove e nell’integra altezza loro naturale, valutati a centesimi cinque l’uno, sono lire duecento novanta e centesimi novanta. £ 290,90
Somma di valore degli alberi £ 13285,70 Lire tredicimila duecento ottantacinque e centesimi settanta.

3° Il reddito che potrebbe ottenersi dal Censimento del terreno
Il Fondo a norma della vegetazione de Cereali che si ravvisa nei Fondi circostanti, a norma delle parti componenti il terreno, ed a norma del costume del paese nel quale è solito affittare in quelle contrade, per ogni cinque are di terreno dieci litri e venti di grano o granone secondo la vece, che secondo la mercuriale del Distretto a quattordici centesimi il litro sono nella vece £ 2,10
Per i litri quindici di granone per la controvece 2/3 sono £ 1,40
Per ogni cinque are di terreno si hanno in ogni biennio £ 3,50
In ogni anno £ 1,75
A cui tolto 1/3 per dazi regi e Comunali in centesimi trentacinque £ ,35 restano £ 1,40
A cui tolto ancora il sesto per causa d’infortuni ed imprevedute  in ,24 restano nette di reddito per ogni cinque are di terreno £ 1,16 Lira una e centesimi sedici.
Per ogni ara centesimi ventitre e un terzo £ 0,23 1/3, che in are 1894 e centiare 40 sono di reddito netto annuale lire quattrocento quarantadue e centesimi 3 £ 442,03.

Avendo a tanto adempiuto, ne ho redatto il presente verbale fatto ed ultimato in Cese oggi li 16 Settembre in continuazione del dì 12 settembre detto mese 1866, avendo redatto in più tempo analoga pianta topografica, che qui rimane alligata. Il Regio Perito Agrimensore incaricato Vincenzo Santoponte

Specifica
Trasferta da Magliano a Cese in — 11 a lira 1 il chilometri sono £ 11.00.
Trasferta da Magliano ad Avezzano per presentare il verbale, e pianta, altrettante £ 11.00
Per misura e pianta di are 1894 calcolati a centesimi 02 ad ara £ 97.84
Varazopmo 7 per calcolo, e redazione del presente verbale lire 14.00
Somma al perito £ 73.84.
Agl’Indicatori per un giorno lire 2 per ciascuno sono £ 4
In uno £ 77,84

Vincenzo Santoponte agrimensore

N.461 Avezzano 1 Giugno 1867
Scritto
Il Presidente della Congregazione di carità di Avezzano
M Orlandi

<Articolo rielaborato su ricerche personali e precedenti ricerche pubblicate su “La Voce delle Cese”>

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