Anno 866: l’imperatore Ludovico II passa tra le case sparse di Cese

[Storia delle Cese n.208]
da Giuseppe Grossi e Nicola Cariello

I piani palentini sono stati territori di passaggio e di transito truppe anche prima della celebre battaglia del 1268. Secondo le cronache medievali, infatti, l’esercito imperiale di Ludovico II di Francia[1] marciò attraverso questi territori già nell’anno 866, quando Cese non era che un piccolissimo agglomerato di abitazioni e rifugi sorti attorno all’esistente monastero benedettino, edificato su un antico tempio pagano o, stando ad alcune fonti, “forse dopo il 630” sui resti di una villa romana (G. Grossi). Il passaggio delle truppe imperiali nell’866, in particolare, è testimoniato dal “Chronicon Vulturnense” del monaco Giovanni da San Vincenzo, ed è legato alla guerra mossa dal Re franco contro i Saraceni, anticipata dall’editto dell’anno precedente con il quale Ludovico II aveva emanato disposizioni severe perché vescovi e conti del suo regno controllassero che nessun suddito valido si sottraesse all’impegno militare[2].

A quanto pare, lo stesso passaggio per i piani palentini e la Valle Roveto fu dovuto ad un cambiamento in corsa rispetto al tragitto previsto. Sembra infatti che Ludovico dovesse percorrere la via del litorale adriatico e trovarsi a Lucera il 25 marzo dell’866; ma, partito più tardi del tempo stabilito e desiderando, prima d’iniziare le operazioni contro i Saraceni, di mettere la pace fra gli stati meridionali che dovevano aiutarlo nella guerra, lungo la via cambiò itinerario e quando fu giunto a Pescara si diresse alla volta della Campania.

Per la sua posizione geografica al centro della penisola, la Marsica costituiva già una delicata e pericolosa cerniera tra il territorio dell’Impero franco, di cui rappresentava l’estremo meridionale, e il ducato di Benevento, anticamera degli emirati pugliesi. Pertanto era naturalmente soggetta agli attacchi ed ai contrattacchi da una parte e dall’altra; tra l’altro, proprio lungo la valle Roveto si muovevano le spedizioni militari dirette verso nord o verso sud. Così, accogliendo le richieste che gli recavano gli ambasciatori da parte dei ducati longobardi meridionali affinché  patriam a nefandissima Saracenorum gente dignaretur eripere (“si degnasse di salvare la patria dalla nefandissima schiera dei Saraceni”),  l’imperatore Ludovico II, scendendo in Italia, percorse anche lui quella strada[3]. Scrive Leone Marsicano nella sua Cronaca del Monastero Cassinese: «Allora il re Ludovico, spedito in ogni angolo del suo regno un proclama generale secondo il quale nessuno poteva assolutamente rifiutarsi di partecipare alla spedizione, nell’anno del Signore 868 raccolse un numerosissimo esercito e insieme con donna Angelberga, sua augusta consorte, messosi in cammino, passando per Sora varcò i confini beneventani e nel mese di giugno giunse al monastero di Montecassino questo santo padre, dove venne accolto con tutti gli onori dal venerabile abate Bertario e da tutti i monaci in corteo con lui[4]». “Che Ludovico II, dirigendosi a Montecassino, sia passato per Valle Roveto, nessuno può metterlo in dubbio. Chi scende dal nord e passa per Sora deve necessariamente attraversare Valle Roveto”.

Per sventare la minaccia saracena, dunque, l’esercito di Ludovico II passò attraverso i Piani Palentini per entrare nella Valle Roveto, che al tempo deteneva un ruolo importante strategicamente, perché, come anticipato, a Sora passava il confine, variabile, fra i ducati longobardi di Spoleto e Benevento, e la stessa zona era interessata dalle scorrerie dei Saraceni. Già in precedenza, nell’848, Ludovico era intervenuto in Italia quando sul trono imperiale sedeva suo padre Lotario I. Al tempo, l’abate Bassacio (837-856) aveva appoggiato le iniziative diplomatiche di Capuani e Salernitani presso lo stesso imperatore nel tentativo di scongiurare il pericolo saraceno, che di fatto, almeno temporaneamente, era stato arginato dopo il successo della prima spedizione di Ludovico II. Nell’866, tuttavia, si rese necessaria un’ulteriore e più massiccia spedizione capeggiata ancora dal figlio di Lotario, divenuto nel frattempo imperatore d’Italia. Dopo il passaggio attraverso la Valle Roveto e l’ingresso a Sora, Ludovico fu accolto a Montecassino dall’abate Bertario, ardente sostenitore della lotta ad oltranza contro gli infedeli, e ricevette alcuni grandi dell’Italia meridionale, fra i quali Landolfo, vescovo di Capua. Non fidandosi di lui, in seguito l’imperatore occupò Capua e l’affidò al duca Lamberto di Spoleto, poi si recò a Salerno dove fu ricevuto da Guaiferio e, evitando Napoli, giunse a Benevento.

La vittoria contro i Saraceni nella spedizione dell’866-871 non fu tuttavia definitiva neanche per l’area marsicana. Nell’880, infatti, gli “Agareni” (Saraceni), passarono in senso contrario attraverso la Valle Roveto, i Piani Palentini e l’area avezzanese provenendo dalle basi sulla foce del Liri-Garigliano e, raggiunto il Fucino, distrussero il monastero celanese di S. Vittorino in Telle di Celano (Ugo e Lotario, 173, 8) e depredarono il celebre monastero di S. Maria in Apinianico di Pescina, uccidendo tutti i monaci ed incendiando lo stesso monastero (Chron.Vult., I, 369, 20)[5]. Le vicende di potere e gli scontri armati tra dinastie e dominazioni avrebbero influito ancora a lungo sugli equilibri e sui destini dell’area marsicana e abruzzese, anche dopo la cacciata definitiva dei Saraceni e l’ascesa dei Normanni, e i piani palentini si sarebbero ancora rivelati luogo cruciale con la Battaglia del 1268 che, di fatto, avrebbe deciso le sorti del regno e del Sud Italia.


[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Ludovico_II_il_Giovane
[2] “Constitutio promotionis exercitum”, febbraio 865.
[3] Nicola Cariello http://www.romamedioevale.it
[4] “Tunc Ludovicus rex generale edictum per omnes regui sui partes dirigens , ut nullus oninino ab hac se expeditione subtraheret, anno Domini octingentesimo sexagesimo sexto imnien- sum coegit exercitum, simulque cum domna Angelherta Augusta conjuge sua iter arripiens, per Soram Reneventi fines ingreditur. Ac mense Junio pervenit ad monasterium hujus sanctissimi patris Renedicli, quod deorsuni est, ubi a veuerabili jjatre Rerthario , cunctis illi monachis occurrentibus, maximo cum lionore susceptus est”. Leo Marsicanus, Chronica Monasterii Casinensis cit., Libro I, 36, pagg. 98-99.
[5] Prof. Giuseppe Grossi da www.comune.avezzano.aq.it

<Rielaborato da Giuseppe Grossi e Nicola Cariello, fonti citate>

Ludovico II giunge a Montecassino, Francesco De Mura 1696/1782

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