[Storia delle Cese n.101]
da Osvaldo e Roberto Cipollone, Mario Di Domenico
Sulla chiesa di San Rocco esiste un documento ufficiale datato 10 dicembre 1854 che riporta la cronaca della benedizione del tempietto. Vi si legge: “Oggi li dieci dicembre anno mille ottocento cinquantaquattro, giorno di domenica, con solenne processione di tutti li confratelli e di tutta la popolazione, previa permissione dell’Em.mo et Tev.mo Episcopo dei Marsi Angelo Sorrentino, è stata benedetta la piccola chiesa di S. Rocco, e terminata la funzione è stata celebrata la Santa Messa Cantata in onore di S. Rocco; stando presente tutto il Nostro Capitolo. Vi è stato un vistoso sparo di mortali e la banda di Avezzano. Il parroco Don Stefano Cosimati”.
Con tutta certezza, però, l’edificazione della chiesetta è antecedente a questa data e può collocarsi almeno al 1600, quando viene citata all’interno delle relazioni dei Vescovi. Nel 1671, nello specifico, il Vescovo Monsignor Didaco Petra svolse una visita pastorale di due giorni a Cese e riportò nel proprio resoconto: “Il giorno successivo (20 maggio 1671) […] terminata la Messa, visitai la chiesa di S. Rocco sul declivio del monte e poco distante dalla chiesa madre. In quel periodo era sospesa dai riti religiosi, a causa del suo cattivo stato di conservazione. Ordinai perciò ai Massari di Cese di farla comunque rispettare”[1]. Nelle successive visite pastorali del Vescovo Corradini (che arrivano fino al 1694) viene invece citata soltanto la chiesa di S. Maria delle Grazie “etiam terram”.
Si può dunque supporre che quella del 1854 fosse solo una “nuova benedizione” plausibilmente successiva ad una riedificazione della chiesetta. Già nel 1806, d’altronde, le chiese isolate di “S.Rocco” e de “Le Grazie” appaiono su una mappa molto accurata del territorio abruzzese realizzata sulla scorta delle carte Rizzi Zannoni[2].

Tra i documenti del Comune di Avezzano, inoltre, si legge che “nello stesso anno (1830) si prevedeva il camposanto di Cese presso la chiesa rurale di S. Rocco, su progetto di Fileno Capozzi”.
All’epoca della nuova benedizione la chiesa di San Rocco era segnata sull’omonima via al numero civico 32, seppur distaccata dal resto delle abitazioni. Secondo alcune testimonianze, il piccolo edificio di culto è stato poi distrutto dal terremoto del 1915 ed è rimasto a lungo diroccato, in balia delle intemperie, per essere utilizzato come rifugio per i pastori. Secondo altri, invece, la chiesetta non è crollata con il terremoto, al contrario della chiesa madre; proprio in virtù di questa circostanza, nell’immediato è stata utilizzata come una sorta di deposito per le poche statue salvatesi dalla devastazione. Nella relazione stilata il 2 settembre 1912 dal parroco Don Antonio De Angelis (lo stesso che sarebbe purtroppo morto il 13 gennaio 1915 durante la celebrazione della messa mattutina), si legge: “Nella parrocchia vi sono 3 chiese rurali che raramente vi si officia e non hanno arredi sacri propri: la chiesa di S. Maria delle Grazie (ne ha cura una donna), quella di S. Lucia e quella di S. Rocco che rimangono chiuse”. In una sorta di censimento del 1909 che riportava tutte le costruzioni e le porte d’ingresso che si affacciavano lungo le vie principali, si riportano inoltre “sette numeri civici relativa alla Chiesa: 5 a quella principale, uno a S. Rocco (il 32) ed uno a Santa Lucia (il 12)”. La zona attorno a San Rocco, tra l’altro, in passato veniva anche utilizzata per i classici “spari” della festa patronale. I cartocci collocati negli appositi bussolotti metallici venivano infatti collegati ad una miccia e infossati lungo la “viarella” prossima alla chiesetta. Una scelta efficace, che garantiva un’acustica amplificata dall’eco, ma che è stata successivamente abbandonata per ragioni di sicurezza e per facilitare eventuali interventi d’emergenza.
Sulla base dei documenti storici citati, si deduce che nel tempo la chiesa di San Rocco è stata più volte abbandonata e restaurata a seguito di diversi eventi naturali. Alla fine degli anni ’80, infine, un gruppo di volontari, in primis i promotori Emilio Cipollone (“Jo Ruscio”) ed Enrico Di Matteo, Antonio Cipollone (“‘Ntoniuzzo”), Angelo Di Bartolomeo, Sergio, Alfredo, Emilio (di Oreste) e Oliviero Cipollone, Lucio Bonari, Raimondo Patrizi, ha portato a termine una decisiva opera di ricostruzione[3]. Le mura perimetrali sono state realizzate con blocchi di cemento ed il tetto, sorretto da pannelli di cemento armato precompresso, è stato edificato con la pendenza tipica delle chiese alpine, conferendo alla chiesetta una singolare e simpatica caratteristica. Sulle pareti sono state ricavate vetrate alte e strette che, con quelle dell’ingresso, donano all’interno una buona illuminazione naturale. Nel 2007, accanto alla chiesa è stata posta un stele intitolata al Gruppo Alpini “Paolo Cipollone” di Cese. Tra il 2020 ed il 2021, inoltre, è stata edificata una torre campanaria in muratura che ha sostituito l’esistente struttura in ferro. La pregevole opera è stata realizzata da Massimo Tomei con il fondamentale aiuto di Vittorio Di Giamberardino ed il sostegno economico di un gruppo di coetanei della classe 1967. La nuova campana, fusa ad Agnone, è stata invece donata dai figli di Francesco Cipollone ed Agnese Tucceri in loro memoria. Non è poi da dimenticare, in questo contesto, il gruppo di devoti e benefattori che cura costantemente la manutenzione della chiesetta e dell’area circostante con dedizione e discrezione.
Al di là delle vicende legata alla piccola chiesa montana, resta da decifrare e collocare nel tempo l’origine del culto locale verso San Rocco. Come noto, il Santo è popolarissimo da secoli in Europa e nel resto del mondo. Lo si invocava in particolare contro la peste, malattia che rappresentava un autentico flagello soprattutto nel medioevo, epoca in cui si diffuse a più riprese mietendo milioni di vittime. È dunque facile pensare che attorno al XVI secolo il culto sia giunto con forza anche nel nostro territorio ed abbia ispirato l’edificazione di un piccolo santuario dedicato al Santo, a cui i malati ricorrevano spesso nelle implorazioni assieme a San Sebastiano e San Leonardo. San Rocco e San Sebastiano, in particolare, sono gli unici due santi a cui sono dedicate vie o piazze di Cese, a testimonianza di un affetto e di una devozione non comuni tra la popolazione locale[4]. Per quanto riguarda invece la statua del Santo, non si hanno ad oggi notizie certe sulla realizzazione originale; nell’inventario parrocchiale del 1929, alla voce “VIII) Statue – Quadri”, in corrispondenza di S. Antonio Abate e S. Rocco, di carta pesta, sembra leggersi “di corrente fattura tecnica”. In passato, anche prima del terremoto, la statua di San Rocco era custodita sempre nella chiesetta a lui dedicata e veniva prelevata e portata giù solo in occasione della festa dedicata al Santo. Oggi la statua viene prelevata ogni anno il 16 di agosto per essere riportata in processione nella chiesetta dedicata, dove si celebra la messa che vede la partecipazione di tantissime persone. Non è noto quando la consuetudine sia iniziata, ma è certo che in passato i festeggiamenti in onore di San Rocco non cadevano nel mese di agosto. In un bollettino parrocchiale del 1925, infatti, il parroco del tempo Don Vittorio Braccioni scriveva: “Le tradizionali feste in onore di S. Vincenzo Ferreri e di S. Rocco si sono celebrate nei giorni 3 e 4 maggio con grande solennità e sono riuscite splendidamente”. Per recente consuetudine, dopo il rito liturgico il comitato dei festeggiamenti offre una gradita merenda a tutti i presenti; al termine, si ridiscende in paese alla spicciolata e molti ricevono un ulteriore festoso ristoro dagli abitanti di Via San Rocco. Un bel segno di unione e di comunità.
[1] Archivio Diocesi dei Marsi, fondo B, busta n.3. Fonte: M. Di Domenico, “Cese sui piani palentini”.
[2] Nella mappa, tra l’altro, il nostro paese appare come “Le Cese” e il Salviano è riportato come “M.S.Silvestro” con “Ma. di Pietraquara”.
[3] In una posizione che risulta spostata più a sinistra di quella originaria.
[4] La maggior parte delle circa 50 vie e piazze di Cese porta oggi il nome di poeti, scrittori, storici, letterati e studiosi. Tuttavia, oltre a Via San Rocco e Via San Sebastiano, nella toponomastica cesense esistono anche Via San Bonaventura e Piazza San Felice. Le ultime due denominazioni, però, sembrerebbero derivare da errori di interpretazione. Nel primo caso, il riferimento era probabilmente legato a Fra’ Bonaventura delle Cese (mentre San Bonaventura era originario di Bagnoregio); nel secondo si può supporre un errore interpretativo rispetto alla limitrofa Via Monte San Felice.
<Rielaborato da O.Cipollone, “Orme di un borgo”, M. Di Domenico, “Cese sui piani palentini”(1993) e ulteriori ricerche personali>



































