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L’istruzione dal post-terremoto alle nuove scuole elementari

[Storia delle Cese n.176]
di Osvaldo e Roberto Cipollone

Dopo le ingenti difficoltà vissute negli anni della prima guerra mondiale, del post-terremoto e della ricostruzione, anche a Cese negli anni ’20 tornò a funzionare l’istruzione pubblica con la riapertura delle scuole elementari formate da diverse classi affollate. L’edificio scolastico era stato terminato intorno al 1923, in tempi difficili segnati anche da una radicata miseria e da diversi problemi sociali ed economici. Alcuni insegnanti erano locali, altri provenivano da Avezzano, altri ancora dall’Aquila o da diversi paesi abruzzesi. Per far fronte alle esigenze di alloggio erano state previste due residenze per i maestri e le maestre direttamente all’interno dell’istituto scolastico, che era stato per questo provvisto di due mini-appartamenti composti da camera, cucina e bagno. Il riscaldamento dell’intero complesso scolastico e delle residenze era garantito solo da stufe in terracotta alimentate a legna, alla cui alimentazione provvedeva il bidello della scuola.

Anche dopo essere rimasta vedova del maestro Ferrari nel terremoto del 1915, la maestra Rosalia De Nicola continuò l’insegnamento a Cese prodigandosi come poteva, a fronte dei 70 alunni iscritti nelle varie classi. Sebbene la frequenza scolastica fosse al tempo forzatamente molto bassa, già nel 1918 gli abitanti di Cese richiedevano il ripristino di un secondo ciclo (relativo alle classi elementari successive) che non era stato riattivato dopo il terremoto. Il delegato locale scriveva a riguardo: “La frazione Cese di questo Comune, prima del disastro tellurico del 13 gennaio 1915 aveva due scuole elementari con due insegnanti, sia in vista del numero eccessivo di alunni, sia per avere il corso completo fino alla 4a elementare. Morto il maestro titolare, si è provveduto con la sola insegnante superstite De Nicola Rosalia che ha avuto sempre un numero eccessivo di alunni eccedenti i settanta. E poiché la popolazione giustamente si fa a reclamare una sistemazione delle scuole, prego vivamente la S.V. Ill.ma di volere ripristinare nella frazione Cese, con la urgenza che il caso richiede, l’altra scuola, in modo che questa possa funzionare coll’imminente anno scolastico”. Dai documenti comunali si sa che già nel 1923 insegnava a Cese, assieme alla De Nicola, anche la maestra Costantina Cosimati, moglie del dottor Giocondo Cipollone (“jo méteco Cipollone”) e discendente di uno tra i primi tre maestri nominati nella scuola locale, il sacerdote don Stefano Cosimati che era rimasto in attività dal 1820 al 1860[1]. Da due notizie apparse su un giornale statunitense[2] si apprende invece che nel 1926 era giunta a Cese un’altra maestra, Lina D’Ambrosia, proveniente da Casalanguida (Chieti). Dal titolo delle due notizie si sa anche che si trattava di una giovane maestra che aveva vinto il concorso magistrale: “AQUILA I VINCITORI DEL CONCORSO MAGISTRALE – I seguenti insegnanti, vincitori del concorso magistrale 1925-27, sono nominati straordinari a decorrere dal 16 marzo 1926 nelle scuole elementari dipendenti dal R. Provveditorato agli studi degli Abruzzi: […] D’Ambrosia Lina Casalanguida (Cese)”, “CESE. UNA GIOVANE MAESTRA – Preceduta da ottima fama di intelligentissima insegnante è arrivata da Casalanguida la nuova maestrina D’Ambrosia Lina, accolta con giubilo da questa popolazione che sentiva la necessità di un’altra insegnante”. Negli stessi anni si sono avvicendate in paese altre maestre: la signora Ada Di Pietro, proveniente dall’Aquila, poi la maestra Lucia Petracca, figlia della levatrice Silvia Marchionni e sorella di Guglielmo, infine la nota maestra Carli, autrice di canzoni in lingua e in dialetto, oltre che promotrice di manifestazioni e recite.

Scolaresca di Cese con la maestra Costantina Cosimati. Anno 1927?
In alto da sinistra: Giuseppe Bartolucci – Simone Di Matteo – Giuseppe Orlandi (“sór Nino”) – Vincenzo Cipollone (di Menina) – Pierino Marchionni – Filippo Cosimati (avvocato) – Francesco Bianchi (Chècco).
Fila centrale (in piedi) da sinistra: Linda e Lauretta Cipollone – Checchina Micocci – Lina Tomei – Giuseppe Cipollone (Peppetto) – Ivo Marchionni – Antonio Torge – Benedetto Marchionni – Giovannina Cipollone (di Vincenzino) davanti alla maestra Costantina.
In basso (sedute) da sinistra: Maria Carmina Tomei – Cristina Di Giamberardino – Antonietta Cipollone (di Crocetta) – Domenica Cipollone (dejjo Spazzacamino) – Giovanna Rantucci – Marietta Micocci – Nina Cosimati (della Signora Rosina) – Filomena Di Matteo (di Ezechiele).

Man mano che gli alunni diventavano più numerosi, anche gli insegnanti aumentavano. Una di loro era la maestra Antonietta Cipollone, nostra compaesana, la quale è stata poi affiancata dal maestro Del Manso di Magliano. A loro sono succeduti Ranchi e Cassetti (dell’Aquila), la maestra Maria Di Matteo, di Cese, la signorina Caroselli (di Avezzano, ma residente presso le scuole stesse), il maestro Paolo e il maestro Baroni (che venivano entrambi da fuori; l’ultimo arrivava addirittura a piedi da Avezzano). Con il passare degli anni sono state nominate altre insegnanti di Cese, come Antonietta Cosimati (“la signora Antonietta”), Elisa Cipollone, Wanda Petracca, Vincenzina Cipollone e, successivamente, Rosa Silvestri (“la maestra Rosa”). Plausibilmente nello stesso periodo ha insegnato a Cese anche la maestra Cecilia Alessandrini, originaria di Filottrano, nelle Marche, ma qui deceduta nel 1977, sepolta nel nostro cimitero e lì ricordata con questo epitaffio: “Insegnante per 40 anni in questa terra d’Abruzzo, seguito ora dal cielo per tutti la mia missione di educatrice. Le sorelle posero”. Nel frattempo, anche altre giovani di Cese avevano ottenuto il diploma magistrale, ma per mancanza di cattedre o per scelta personale hanno esercitato altrove. Tra i bidelli si ricordano, in ordine cronologico, Raffaele Bianchi (“Rafaelóno”), invalido di guerra, sostituito poi da Antonino Cipollone, il cui primo figlio, Pietro, ha svolto la stessa attività del padre; infine, in tempi più recenti, il ruolo è stato assunto da Giovanni Cipollone (“de Pillottino”), quando la scuola elementare si era già trasferita nel nuovo edificio di via Manzoni. Sulla chiusura delle cosiddette “scuole vecchie” non si hanno date certe; dalle testimonianze degli alunni del tempo, sembra che a partire da meta anni ’60 le due strutture abbiano convissuto con una regolamentata suddivisione tra i primi due anni delle elementari, svolti nel vecchio edificio, ed i seguenti tre, svolti invece nel nuovo (tale suddivisione è confermata da tutte le classi nate tra il ’57/’58 ed il ’67). Quest’ultimo, d’altronde, era fornito di sole tre aule, oltre agli spazi comuni, e a tale riguardo sussiste una teoria secondo cui la struttura era originariamente destinata ad ospitare le scuole medie, di fatto mai avviate nella nostra frazione. Gli ultimi a frequentare le prime classi elementari (solo la prima, in realtà) “alle scòle vecchie” sono stati gli alunni nati nel 1967; i nati nel 1968, invece, hanno seguito il proprio percorso scolastico dalla prima alla quinta interamente nella nuova sede. Il passaggio al nuovo edificio è dunque avvenuto ad ottobre del 1974 (e non nel 1976, come sostiene chi ricorda che le nuove scuole elementari fossero note come “San Domenico Savio 76”). Con il calo demografico proseguito negli anni ’70, l’esiguo numero di aule disponibili nel nuovo edificio non ha rappresentato più un problema, dato il sistematico ricorso alle cosiddette “pluriclassi” che è perdurato fino alla chiusura definitiva dei primi Duemila.

Tornando al primo dopoguerra, si sa che solo pochi acquisivano una minima scolarizzazione raggiungendo la frequenza della 3a o 4a classe elementare. Costoro sapevano leggere e scrivere e non rientravano quindi tra gli illetterati, costretti – loro malgrado – a ricorrere ad un segno di croce per siglare un qualsiasi documento. Chi possedeva capacità e volontà doveva industriarsi in qualche modo per poter proseguire gli studi. Erano ovviamente i genitori a decidere del futuro dei figli, a volte su consiglio di qualche familiare istruito, del parroco, del medico condotto o dell’ufficiale postale, ossia di quelli “che avevano voce in capitolo” soprattutto in tema di istruzione. I genitori erano in generale restii ad indirizzare la prole verso gli studi successivi e le motivazioni il più delle volte non erano legate alla volontà o all’applicazione dei figli, quanto alla mancanza di mezzi economici e al possibile impatto sull’economia familiare. Il tempo da dedicare alle lezioni, al viaggio, allo studio e ai compiti a casa era infatti considerevole e veniva necessariamente sottratto alle attività lavorative e domestiche della famiglia. Per frequentare gli istituti professionali era necessario raggiungere Tagliacozzo, paese non ben collegato con Cese, per cui occorreva dapprima recarsi a piedi alla stazione di Cappelle (distante all’incirca 4 Km) e proseguire poi con il treno. Per iscriversi ai suddetti corsi, in un certo periodo un gruppo di studenti di Cese (scartate le ipotesi del viaggio a piedi o con il carretto) optò per la bicicletta pur di poter raggiungere Tagliacozzo; la spesa per l’acquisto del mezzo e quella alternativa dell’abbonamento del treno scoraggiò invece altre famiglie. In alternativa ci si poteva iscrivere all’istituto “Don Orione” di Avezzano per seguire i corsi da radiotecnico, da elettricista… C’era inoltre l’avviamento professionale, oppure si poteva proseguire con le scuole medie e continuare magari alle superiori con diversi indirizzi, sempre ad Avezzano e mettendo in conto diverse difficoltà. Come noto, chi continuava il percorso di studi in città doveva quasi sempre affrontare a piedi il sentiero prossimo al Santuario di Pietraquaria per scavalcare il valico del Monte Salviano e raggiungere gli istituti scolastici avezzanesi. Era così, da ottobre a giugno, per ragazzi e giovani dagli 11 ai 18 anni, con il sole e con il vento, con la pioggia e con la neve, di primo mattino e a notte inoltrata, con i libri a tracolla, le scarpe e gli indumenti spesso inappropriati. Ma era così anche per qualche insegnante che abitava ad Avezzano e non poteva alloggiare nei mini-bilocali riservati agli insegnanti forestieri, magari poiché già assegnati ad altri colleghi. Le famiglie delle ragazze di Cese che frequentavano le scuole medie e le superiori, invece, dovevano spesso ricorrere a un appoggio presso un parente che risiedeva in città, oppure all’alloggio presso una pensioncina privata che risultava meno onerosa di quella dell’Istituto del Sacro Cuore, gestito dalle suore. Solo intorno alla metà degli anni ‘50 si è concretizzata un’alternativa economicamente e logisticamente più agevole, grazie al servizio di trasporto della ditta “Cosimati”, che ha iniziato così a portare ad Avezzano, oltre alle tante “lattaròle” ed agli operai diretti in cantiere, anche numerosi studenti e studentesse di Cese.


[1] Un trisnonno di Costantina era fratello di don Stefano Cosimati.
[2] Abruzzo-Molise, Volume IX, June 18, 1926


<Articolo rielaborato su O.Cipollone, “Angeli co’ jji quajji” (1997), su altri articoli dello stesso autore e su ulteriori ri ricerche relative alle fonti citate>


2 risposte a “L’istruzione dal post-terremoto alle nuove scuole elementari”

  1. Ciao Roberto. Come al solito ti faccio i complimenti. Notevole articolo che come immagino ha richiesto impegno e tempo. Grazie.

    • Grazie Ercole, ho cercato di mettere insieme elementi già indagati da papà con nuovi documenti e testimonianze dei protagonisti soprattutto sui tempi. Sì, ci vogliono sempre tempo e impegno ma è bello aggiungere qualche tassello… Grazie ancora

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