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Il circolo giovanile culturale e ricreativo Palentino

[Storia delle Cese n.172]
di Osvaldo e Roberto Cipollone

Nel periodo a cavallo tra gli anni ’60 ed i primi anni ’70 si sono sviluppate in paese alcune iniziative di carattere sociale, culturale e ricreativo che hanno rappresentato a loro modo un passaggio importante nell’evoluzione di Cese. Prima di allora, ossia fino agli anni ’50, iniziative simili erano affidate soltanto alla parrocchia o a pochi di buona volontà. Le desiderate gite nel circondario, ad esempio, erano eventi assolutamente coinvolgenti e attesi. Spesso si raggiungevano a piedi i paesi o i crinali dei monti vicini e si potevano scoprire in tal modo posti mai visti e degni di essere visitati e conosciuti. Sotto la guida e le indicazioni del parroco o di qualche insegnante, si conoscevano così le peculiarità storiche, paesaggistiche e architettoniche dei paesi del circondario e delle località a loro vicine. 

Le iniziative nate negli anni ’60 e ’70 hanno poi contribuito soprattutto a tenere insieme giovani e studenti, compresi quelli che stavano iniziando o proseguendo il loro percorso universitario studiando a casa. Questo incontro di volontà e motivazione si è rivelato trascinante ed è riuscito a generare la formazione di un circolo culturale, sportivo e ricreativo che aveva come fulcro il locale della “chiesa vecchia”. Grazie all’iniziativa, questo è stato dotato di diversi libri e anche di una rete per giocare a pallavolo, pur rimanendo a disposizione per le recite teatrali alle quali partecipavano attivamente diversi giovani.

Il “Circolo giovanile culturale e ricreativo Palentino” (così appare nella tessera del 1970 appartenuta a Teresa Cipollone) è nato alla fine degli anni Sessanta, in una fase di forte spinta propulsiva in ambito socio-culturale e di impegno civico. “In quel periodo – ricordava Renzo Cipollone – c’era molto fermento a Cese sia culturale che ricreativo e politico. Ci si riuniva in case private per ballare… Nelle elezioni comunali del ’70 ci siamo presentati in 7…”. C’era, dunque, un evidente desiderio di coinvolgimento e di partecipazione, incoraggiato in particolare da alcuni giovani, tra cui Dante Cipollone, fondatore stesso del circolo. “Il circolo era nato per sopperire alla mancanza di attività e divertimenti in paese”, ricordava qualche tempo fa Dante a Mirko Cipollone. “Contava in media 40 iscritti, avevamo un biliardino, 4 tavoli e 24 sedie e all’interno della chiesa vecchia c’era un palco. Veniva sovvenzionato soprattutto tramite le rappresentazioni teatrali, con le quali si raccoglievano circa 10-15 mila lire; per i costumi di scena ogni partecipante doveva organizzarsi da sé, mentre noi promotori dovevamo procurarci i libretti per i testi. Oltre alle attività culturali e sportive, all’interno del circolo si giocava anche a carte e le diverse iniziative sono andate avanti per circa sei-sette anni. Poi io mi sono trasferito a Milano e l’attività si è andata esaurendo”. “In quegli anni c’era grande voglia di fare”, aggiunge Dante riportando il ricordo alle figlie. “Organizzavamo anche tornei, gare, diversi tipi di attività. Eravamo in dieci-quindici a prendere le decisioni, io ero il più grande ma non c’era un capo: per noi era naturale definire sempre tutto insieme, semplicemente vedendoci e parlando. Siamo andati sempre d’accordo, mai nessuna lite, nessun contrasto”.

Un cenno a parte merita anche la piccola biblioteca messa in piedi nello stesso periodo, che conteneva pubblicazioni di tragedie, di romanzi, di gialli, di fumetti e di genere vario. A detta degli stessi promotori, si trattava di un’operazione modesta, ma comunque valida e capace di invogliare i giovani alla lettura. Una vasta gamma di libri di diverso tenore era invece quella disponibile presso la casa del parroco; al tempo erano molti i giovani, studenti e non, che vi ricorrevano al costo irrisorio di 5 lire al giorno. Dalla biblioteca parrocchiale, tuttavia, erano banditi – ed elencati in un apposito albo appeso alla bacheca della chiesa – moltissimi libri e riviste come “L’Intrepido”, “Gran Hotel” e molti altri. Data la “istituzionalità” delle pubblicazioni disponibili in parrocchia, i giovani interessati a contenuti di maggiore intensità o modernità magari facevano richiesta al gruppo dei propri coetanei, i quali spesso riuscivano a procurarsi il materiale librario in modo assolutamente originale. Al tempo, infatti, il paese era frequentato da venditori ambulanti, carrettieri, e riciclatori di materiale vario, come gli straccivendoli e i ferrivecchi; i ragazzi cercavano allora di accumulare ferraglia, vecchi tegami d’alluminio e ogni sorta di secchi e contenitori dismessi per poi consegnarli a chi li ritirava, al prezzo di 100 o 200 lire al chilogrammo a seconda del metallo. Dopo aver adeguatamente schiacciato il materiale per ridurne la voluminosità, i ragazzi ponevano gli oggetti sulle “stadere” per verificarne peso e relativo valore e raggranellavano così modeste somme da spendere alle bancarelle durante le feste patronali o per l’acquisto di oggetti di svago. I libri usati rientravano tra questi e venivano venduti in particolare da un signore che si spostava lungo via Corradini ad Avezzano con il suo carrettino stracolmo.

Pensare che questi giovani di Cese spendessero anche in libri ciò che riuscivano a raggranellare con le loro iniziative rende bene l’immagine del desiderio di progresso e partecipazione che animava quel gruppo e, per estensione, quella generazione.


<Articolo originale basato sulle memoria delle persone consultate>

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