,

Il monumento ai Caduti di Cese

[Storia delle Cese n.145]
da Roberto Cipollone

La costruzione del primo monumento ai Caduti di Cese non è ad oggi facilmente isolabile nel tempo. Presso l’archivio comunale di Avezzano è stato possibile recuperare soltanto il documento relativo all’istituzione del monumento ai Caduti di Avezzano, collocabile attorno al 1927. Logica vuole che anche la stele di Cese sia stata eretta negli stessi anni, probabilmente a breve distanza da quella del capoluogo comunale.

Una rara immagine del Monumento ai Caduti del Comune di Avezzano, ai tempi in cui il complesso commemorativo si trovava ancora di fronte alla Cattedrale appena ricostruita, in Piazza Risorgimento  

Secondo le testimonianze attuali, nel primo monumento eretto a Cese erano già presenti i nomi dei Caduti della Grande Guerra. Tale elenco era ovviamente limitato, non solo in termini temporali ma anche perché alcune pratiche e criteri di riconoscimento dei Caduti erano in divenire. La porzione della stele scampata alle devastazioni della seconda guerra mondiale è stata a lungo abbandonata nel vecchio asilo di Cese, per poi essere utilizzata e valorizzata all’interno di un altro monumento, quello eretto nel 2015 a memoria di tutte le vittime dei terremoti, nel centenario del sisma marsicano del 13 gennaio 1915. Ancora oggi, su uno dei lati della stesse stele è riconoscibile la scritta: “Ai compagni d’arme gloriosamente caduti nella Quarta Guerra d’Indipendenza italiana. MCMXV. I combattenti di Cese”.

La pratica di ricostruzione del vecchio monumento ai Caduti ha avuto origine nei primi anni del secondo dopoguerra, attorno al 1947. Il Governo centrale, in prima analisi, richiese una verifica sulla proprietà del monumento e del terreno su cui questo era collocato, per avere conferma della stretta pertinenza pubblica della questione. In un documento comunale datato 9 dicembre 1954, si legge: “Il sindaco, sulla scorta degli atti d’ufficio e previe informazioni assunte, certifica che il Monumento ai Caduti di Cese fu costruito con fondi comunali e prestazioni di dipendenti cittadini e che esso è di piena e esclusiva proprietà del Comune; che è eretto su sito comunale, e che il Comune provvede alla sua manutenzione; che esso fu distrutto dalle truppe tedesche, durante il transito nell’abitato di Cese, nelle vicende di guerra del 1944. Si rilascia per uso risarcimento danni di guerra”.

La famiglia di Tancredi Marchionni posa per una foto presso il primo monumento ai Caduti  

La stessa pratica di ricostruzione dovette subire un iter lungo più di dieci anni, fino alla riedificazione del monumento nella porzione di piazza Baracca situata tra la chiesa e la parte inferiore del vecchio edificio “de Don Peppo”. In quel monumento, tra i nominativi dei Caduti di Cese nella prima guerra mondiale mancavano Federico Marchionni (arruolato nell’esercito americano) e Antonio Nuccetelli (nato a Villa San Sebastiano e senza altro domicilio specificato nel foglio matricolare). Tra i Caduti della seconda guerra mondiale, invece, oltre ai casi non pienamente definiti come quelli di Giuseppe Alfonsi e Michele Guidoni, non comparivano i nomi di Federico e Giovanni Torge, né quelli di Adolfo e Tito Marchionni. Questi erano i nominativi presenti su una delle quattro lastre di travertino che componevano il monumento demolito attorno al 2000: Bianchi Felice A. – Bianchi Francesco – Bianchi Martino – Cipollone Antonio – Cipollone Felice – Cipollone Filippo – Cipollone Oreste – Cosimati Vincenzo – Di Fabio Vincenzo – Di Meo Lauro – Di Matteo Ettore – De Sperdutis Sabatino – Patrizi Lorenzo – Patrizi Lorenzo fu Dom. – Marchionni Luigi – Marchionni Vincenzo – Marchionni Ermenegildo (1a guerra mondiale) / Marchionni Ugo – Marchionni Italo – Torge Mario – Tucceri Giuseppe – Verna Angelo – Bianchi Domenico A. – Cipollone Goffredo – Cosimati Giuseppe M. – De Santis Germano (2a guerra mondiale).

La stele del monumento ai Caduti di Cese edificato attorno al 1957 e demolito attorno al 2000

Il nuovo monumento ai Caduti è stato inaugurato nel 2005 e purtroppo non riporta più i nominativi, che dovrebbero essere plausibilmente integrati con gli esiti delle ricerche più recenti. Prima dell’indagine che ha preceduto la pubblicazione di “Trentanove figli” nel 2014, infatti, non è stato mai tentato uno studio integrativo sulla seconda guerra mondiale, i cui dati “ufficiali” sono largamente lacunosi. D’altra parte, i misteri attorno al nuovo monumento – primo fra tutti quello relativo alla scelte del soggetto – non si sono mai chiariti del tutto. La ricollocazione dei nomi sulla stele è però quantomeno doverosa: Cese non dimentica le vittime di guerra né i propri figli partiti per non tornare più, ma li tiene stretti all’anima accanto ai segni della propria storia.

<Rielaborato da Roberto Cipollone, “Trentanove figli” (2014)>


Lascia un commento