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Quelle strane foto della facciata della chiesa

[Storia delle Cese n.96]
da Osvaldo e Roberto Cipollone

Come sappiamo, il percorso di ricostruzione della chiesa madre dopo la distruzione del terremoto è stato difficile ed accidentato. I lavori, iniziati nel 1934, si sono protratti anche oltre l’inaugurazione ufficiale, avvenuta il 2 dicembre del 1946. A quella data, infatti, l’edificio non era del tutto ultimato e non erano stati realizzati i lavori esterni della scalinata e della facciata. Proprio con riferimento alla facciata, esistono delle fotografie interessanti e assai rare che testimoniano la sistemazione provvisoria adottata in quegli anni per rendere la chiesa comunque fruibile. A tale proposito, c’è da dire che tra il 1946 ed il 1947 si registrano alcune richieste avanzate per il tramite del Comune di Avezzano (al Ministro dei Lavori Pubblici) con riguardo ai “danni bellici” subiti dalla chiesa parrocchiale di Cese. In una richiesta datata 8 giugno 1946, in particolare, il sindaco Antonio Jatosti, dichiarando che “sarebbero necessari i lavori del pavimento, nelle navate laterali, nella scalinata esterna e nella facciata”, cita “reiterati bombardamenti” e “atti vandalici compiuti dai forti contingenti di truppe tedesche di occupazione (esercitazioni a fuoco, brillamento di mine ecc.)”.

Negli anni che vanno dalla riedificazione fino al 1950, dunque, il fronte esterno della chiesa parrocchiale ha mantenuto un aspetto inedito e molto particolare, con mattoni a vista, pietre nella parte inferiore e, soprattutto, un finestrone rettangolare installato all’interno dell’incasso circolare del rosone. Nelle foto di proprietà della famiglia di Carmine Cosimati, inoltre, si nota un solo portone montato sul lato destro della facciata, lo stesso verso cui confluisce l’unica parte di “scalinata” apparentemente presente. Nella zona centrale si nota un incasso parziale predisposto per il portone principale, mentre sul lato sinistro si intravede solo un montante all’interno della muratura “piena”. Medesima configurazione è riscontrabile, seppur parzialmente, in una foto relativa al matrimonio tra Maria Cipollone e Giovanni Tomei (“de Caciaro”), celebrato il 19 gennaio 1947 (stessa data e stessa celebrazione, tra l’altro, del matrimonio tra un’altra Maria Cipollone e Armando Cipollone, futuri genitori di Wanda e Sergio). In un’altra foto delle eredi di Sofia Marchionni si nota invece la sistemazione a pietre e mattoni della parte esterna posteriore, tra l’abside ed il campanile.

Si è detto “fino al 1950” perché è questo l’anno in cui sono stati realizzati il rosone ed i portali della chiesa. La data è stata testimoniata nel 2014 dall’autore delle lavorazioni in pietra, ossia Tommaso Masci, classe 1927 di Capistrello, che svolgeva questo mestiere con il padre e sei fratelli.  Masci aveva iniziato a scalpellare la pietra da giovanissimo, tanto che a soli 23 anni (appunto nel 1950) gli fu affidata l’opera della chiesa di Cese; lavoro che portò avanti per tre mesi, dall’inizio di giugno alla fine d’agosto. Il progetto, in realtà, era stato commissionato alla ditta Paris di Avezzano, presso la cui segheria Tommaso lavorava recandosi lì ogni giorno in bicicletta. L’opera commissionata a Masci doveva essere (e fu effettivamente) completata prima della “festa di settembre”. A quel tempo, infatti, i festeggiamenti in onore della Madonna di Cese cadevano sempre in quel mese, intorno al 12, ricorrenza del “Nome di Maria”.

In un’altra foto della famiglia Cosimati, sicuramente databile ai primi anni ’50, si nota la facciata nella propria versione definitiva, con i portali, tutte le lavorazioni e la gradinata completata (senza gli alberi laterali). Pur non nascondendo la propria età, ad ogni modo, dopo quasi 75 anni la facciata si fa apprezzare ancora nel proprio aspetto, contribuendo ad arricchire in pregio e storia la nostra chiesa madre.


<Articolo originale elaborato sulla base delle foto fornite dagli eredi di Carmine Cosimati e dell’articolo di O. Cipollone apparso su “La voce delle Cese” numero 100 (2014)>

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