Tra Orsini e Colonna

[Storia delle Cese n.1]

di Roberto Cipollone

C’è un punto di svolta nella storia medioevale della Marsica e si colloca attorno all’anno mille, quando la “gastaldia” dei Marsi venne enucleata dal Ducato di Spoleto, elevata a contea dotata di autonomia amministrativa e attribuita, nel 926, a Berardo detto “il Francisco”, capostipite della casata dei Berardi. Nel XII secolo Ruggero II di Sicilia (“il normanno”) divise la contea dei Marsi in tre tronconi: la contea di Carsoli, la contea di Albe e la contea di Celano. Nel 1250, su volere di Federico II (“di Svevia”, re di Sicilia), gli Orsini arrivarono nella Marsica e s’insediarono nella signoria di Tagliacozzo, prima della famosa battaglia dei Piani Palentini che nel 1268 cambiò il destino dell’intero Paese. Da lì, le contee marse vissero vicende tumultuose attraverso dominazioni, scissioni ed affiliazioni, con il fattore comune dell’eterna lotta tra gli Orsini ed i Colonna, casate storicamente nemiche, negli stessi tempi in cui la storia del Paese si muoveva tra alleanze e guerre continue che vedevano protagonisti lo Stato Pontificio, il Regno di Napoli, gli alleati francesi, gli Stati italiani con le signorie di Venezia, Firenze, Milano e le più importanti famiglie nobiliari italiane.

Nella prima fase, fino alla metà del XV secolo, il feudo di Tagliacozzo rimase sempre in possesso della famiglia Orsini. L’appartenenza di Cese alla stessa contea è testimoniata almeno a partire dalla fine del ‘300; tra i documenti dell’Archivio Orsini è presente infatti un diploma del 3 settembre 1395 con il quale Ladislao I di Napoli (“Ladislao d’Angiò-Durazzo”), concesse a Giacomo Orsini «di ampliare la sua Contea, aggiungendovi i castelli di Iudano, Spedino, Marano, Poggio S.Biagio, le Cese, Colonna, Castel di Fiume (“Castri de Flumine”), Cappadocia, Pietrella e Uerucole, e la costituì “in nuovo e nobile feudo”», imponendo «che dopo aver prestato il dovuto giuramento, quei vassalli lo prestino anche a Giacomo de Ursinis, salvi sempre i diritti feudali» (Di Nicola, “Castellafiume il mistero dell’Arunzo”).
A metà del ‘400 il feudo, oramai divenuto “contea di Tagliacozzo e Albe”, era ancora sotto il dominio degli Orsini e nel 1445 Cese era citato tra i possedimenti di Giovanni Antonio Orsini. Scrive a proposito il prof. Giuseppe Grossi ne “Le origini di Avezzano”: «Nell’ottica dei vari possessi della contea albense durante il ‘400 che interessarono il territorio di Avezzano, ricordiamo […] l’Elenco dei feudi del Regno fatto compilare da Alfonso d’Aragona nel 1445, in cui Avezzano e Cese sono citati fra i possessi di Giovanni Antonio Orsini, Conte di Tagliacozzo e d’Albe: «Avezzanum, …, Cese» (Brogi 1900, 284)».
Un episodio inquadrabile nelle continue guerre tra Orsini e Colonna vide protagonista proprio il nostro paese, quando nel luglio del 1486 Fabrizio Colonna, capitano di ventura, «con Antonello Savelli catturò a Le Cese, località vicina ad Avezzano, Paolo Vitelli (condottiero di parte avversa) con 180 cavalli: nello scontro tra i suoi uomini restarono uccisi anche 3 gentiluomini romani del suo seguito e due connestabili. Recuperò il contado di Albe con l’eccezione della rocca di Corvaro». Il 6 luglio 1497 il Re di Napoli Federico II d’Aragona assegnò a Fabrizio Colonna l’investitura di Albe e di Tagliacozzo (compresa la baronia di Carsoli) e la baronia di Civitella Roveto. Della prima faceva parte anche Cese (Brogi, La Marsica, pag. 317).
Nel tempo, Cese divenne soggiorno estivo della famiglia Colonna e visse un periodo di centralità all’interno del territorio marso, grazie alla predilezione della casata, testimoniata anche dalle donazioni di cui beneficiò la chiesa locale. A tale proposito si può citare il caso di Marcantonio Colonna, il quale donò alla chiesa di Santa Maria un grande dipinto raffigurante la battaglia di Lepanto (1571), nella quale era stato luogotenente della Lega Santa.

Le lotte tra Orsini e Colonna terminarono solo nel 1600. Poi, con le leggi di “eversione della feudalità”, attuate tra il 1806 e il 1808, il Re di Napoli Giuseppe Bonaparte (fratello di Napoleone) abolì la feudalità nel Regno di Napoli. Erano i Colonna, al tempo, a governare sul feudo di Tagliacozzo. Francesco Belmaggio, in “Storia e araldica della città di Avezzano”, riporta anche il numero di abitanti registrati al tempo: «Prima dell’eversione feudale del 1806, … la famiglia colonnese possedeva nel dipartimento di Tagliacozzo le seguenti terre: Tagliacozzo con 2881 abitanti; Villa S.Sebastiano con 983; …; Castel a Fiume con 1178; Cappadocia con 1166; Petrella con 958; …; Carsoli con 1033; …; Scurcula con 1854; Cese con 479; Curcumello con 462; Sorbo con 145; Poggio Filippo e la meta della Villa S.Sebastiano con 495; Magliano con 1802; Rosciolo con 694; …; Albe ducato con 170; Androsciano con 507; Cappelle con 317; Massa Superiore e Inferiore con 797; Castel Nuovo con 170; Forme con 466; San Polino con 338; Avezzano contea dei Marsi con 3166; Paterno con 422; Luco con 1668; Trasacco con 1087; Civitella di Roveto con 1282; Capistrello con 1249; Peschio Canale con 276; Canistro con 840 …».

Si era già in un’altra epoca, ma l’eco di quelle lotte risuonava ancora sui piani palentini ed in tutta la Marsica.

<Pubblicato su “La Voce delle Cese”, novembre 2020>

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