[Storia delle Cese n.190]
da Renzo Di Bello e S.E. Emidio Cipollone
Alcuni religiosi di Cese hanno lasciato ricordi vivi nelle persone incontrate lungo il proprio cammino spirituale; tra questi, figura certamente don Mario Di Fabio, rievocato negli ultimi anni negli scritti di don Vincenzo Amendola e di Renzo Di Bello. Il futuro “padre” e “don” Mario Di Fabio nasce a Cese il 7 maggio 1944 da Giovanni e da Anna Maria Chiostri. Gli altri figli della coppia sono Vincenzo (1927), Giselda (Gina, 1929), Lucia (1931), Antonia (1934), Angela (1938), Emilio (1940), Elisa (1941) e Augusto (1946). Entra in convento giovanissimo formandosi a Palestrina, Livorno e Cori e viene ordinato sacerdote il 19 dicembre 1969 come religioso Trinitario, professando la prima messa a Cese il giorno seguente. Rimane a Roma dal 1969 al 1974, anno in cui passa a Castelforte (Latina), dove già da tempo è impegnato attivamente nella costruzione della nuova chiesa e casa trinitaria. Collabora con diversi sacerdoti, tra cui il conterraneo padre Mario Cipollone e padre Domenico De Rosa, parroco di Suio. Nel luglio del 1974 è nominato parroco di San Michele Arcangelo a Suio con un solenne cerimonia alla quale presenziano anche i genitori, padre Mario Cipollone, il vescovo di Gaeta e diverse autorità. Nella propria parrocchia dà vita a diverse iniziative come gite-pellegrinaggi, campi-scuola, campeggi e tornei sportivi (1972 ritiro ACR a Suio Alto e campeggio sullo “Spizzolàto”con organizzazione giovanile Kennedy; 1973 campeggio a Pietraquaria su Monte Salviano; 1974 campeggio a “Fonte Rianza” Pescocanale-Capistrello e primo torneo giovanile interparrocchiale di calcio; 1977 torneo di calcio giovanile; 1979 campeggio a Sonnino Scalo; 1980 nuovo campeggio a Pietraquaria; 1982-83 campi scuola a Palestrina); insegna inoltre religione nella scuola media di Castelforte. Chiede di lasciare l’Ordine religioso e viene incardinato nella Diocesi dei Marsi, diventando parroco di Castellafiume, il 1° settembre 1986. In quest’ultimo paese celebra il 25° di sacerdozio il 18 dicembre 1994, replicando la celebrazione a Cese l’8 gennaio 1995 e poi a Suio nello stesso mese. Resta parroco di Castellafiume fino alla morte, improvvisa e immatura, avvenuta il 13 maggio 1996.
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Il nipote, S.E. Emidio Cipollone, al tempo l’ha ricordato così:
Le mie conoscenze più dirette risalgono alla sua permanenza nella comunità di Castelforte (per un periodo ci sono stati quattro frati tutti di Cese!) con la sua responsabilità di parroco di Suio. Le sue caratteristiche principali, oltre una preghiera costante e profonda e una buona capacità di “vivere la Comunità”, dal punto di vista pastorale sono certamente state il coinvolgimento e la responsabilizzazione dei laici. Con lui in quella comunità inizia un cammino per i chierichetti, una catechesi per tutti (dalla scuola materna alle superiori), prescindendo dal semplice cammino per la preparazione alla Confessione, prima Comunione e Cresima, una proposta di fede anche per gli adulti, una valorizzazione della “pietà popolare”. Certamente, però, il suo impegno maggiore è stato per gli adolescenti e i giovani, per i quali – insieme a diversi laici adulti – organizzava sempre tornei e campi-scuola.
Pur stando distante ha sempre cercato di curare il rapporto con i suoi genitori e i suoi fratelli (erano nove figli!). La morte del padre fu un’occasione per noi parenti di “scoprire” ancora di più la fecondità del suo ministero: da Suio e Castelforte vennero con pullmans centinaia di persone per i funerali. Certamente la morte del padre ha cominciato a far risuonare nel suo cuore una domanda, espressione di un problema e di un bisogno: come farà mia madre da sola? Credo che sia stato il bisogno di stare più vicino e più disponibile alla madre che gli ha fatto chiedere di essere inserito nella nostra diocesi. Venendo da noi ha fatto il parroco di Castellafiume fino alla sua morte improvvisa e prematura. Nel frattempo ha insegnato anche all’ITIS ed è stato Direttore dell’Istituto Diocesano Sostentamento Clero. Anche nella nostra diocesi ha confermato le caratteristiche di impegno per tutti, massima disponibilità, coinvolgimento di molte persone. Il ricordo di lui a Castellafiume, e non solo, è vivissimo. A volte “zappando sulle pietre” stava cercando di ridare un “cuore” umano e cristiano a quella comunità che gli era stata affidata, e qualche frutto cominciava già a vedersi. La sua morte immatura e improvvisa ha colto tutti (parenti, amici, parrocchiani e comunità diocesana intera) di sorpresa e ha lasciato tutti interdetti. Non è stato facile “leggere” in questo evento la volontà di Dio, ma certamente il Signore ha saputo trasformarlo in un momento di grazia lui e per tutti noi che lo abbiamo conosciuto.
Che il Signore lo abbia in gloria.
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In una celebrazione commemorativa del 2007, il parroco di Suio don Cristofaro Adriano ha voluto ricordare così il sacerdote di Cese.
Oggi vogliamo presentare al Signore una preghiera per padre Mario e per le tante persone legate alla sua vita familiare, personale e sacerdotale. Un grazie di cuore innanzitutto alla famiglia. Non dimentichiamo che tutto parte dalla famiglia. Se stiamo facendo memoria di un sacerdote, c’è stata anche una culla che gli ha dato la vita, e da questa vita Dio ha fatto scaturire un ministero, un servizio. É bello vedere qui voi familiari nei quali è impresso il suo volto, il suo corpo. (É bello vedere) gli amici del paese di origine, dei paesi, oltre a Suio, dove ha vissuto il suo ministero.
Di cuore, a nome anche degli altri sacerdoti e diaconi dell’Unità pastorale, esprimo il mio affetto per don Emidio, nipote e confratello nel sacerdozio, (per) padre Mario Cipollone che ha condiviso non solo il carisma trinitario ma anche il servizio in questa zona, quasi come due fratelli, forse più di due fratelli, (per padre Giuseppe) trinitario a Campomaggiore […], (per) padre Domenico, […] che è colui che ha innestato, ha piantato padre Mario in questa comunità, come fratello maggiore nella fede. […] E allora chiedo a te (don Emidio), a nome di noi sacerdoti, di implorare il Signore con la sua benedizione, di benedire questa nostra terra, perché ogni sacerdote possa, come giustamente ci hai ricordato tu, e (anche noi) abbiamo ricordato in altre occasioni, essere immagine di Dio, non dell’uomo che fa tutto o che dovrebbe fare tutto.
Di padre Mario mi ha colpito la sua umiltà. La sua disponibilità, quando, con molta delicatezza, mi chiese di poter celebrare qui il suo venticinquesimo di sacerdozio; e ancora con più delicatezza: «Posso lasciare anche un segno sacro che il mio cuore è ancora qui?», ecco, ricordo quella sera, disse: «Però se ci sono problemi, io ci metto l’intenzione, tu non dire nulla». Ecco, per me è stato un esempio, un esempio di condivisione. Dal cielo padre Mario interceda per Suio, per le comunità, per i familiari, per tutti noi, perché possa donare alla nostra chiesa e alle nostre famiglie altre vocazioni. Egli interceda con noi, insieme agli altri sacerdoti. Noi chiediamo la benedizione di Dio che è il primo autore di ogni vocazione.
San Michele Arcangelo 11 Maggio 2007, Don Cristoforo Adriano
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Nella stessa circostanza, l’allora “don” Emidio Cipollone ha lasciato queste parole di affettuoso ricordo per lo zio.
Sono contento, come nipote di padre Mario, di essere qui in questo momento a celebrare con voi, insieme ai fratelli, alle sorelle, ai nipoti che insieme a me sono venuti qui a dare testimonianza per l’importanza della figura di padre Mario nella nostra vita come parenti, come compagni di viaggio nel sacerdozio e nella vostra vita perché è stato vostro pastore. E vorrei iniziare a spezzare la Parola con voi, partendo proprio dalla conclusione della parola che abbiamo ascoltato. Il Vangelo di Giovanni così si è concluso: “Questo vi comando, amatevi gli uni gli altri”. É in nome di questo amore che padre Mario (io sono abituato a chiamarlo zio Mario) ha scelto di diventare presbitero. É in nome di questo amore che anch’io, don Cristoforo, gli altri sacerdoti, i diaconi, abbiamo scelto di diventare sacerdoti. Ma è in nome di questo amore che ciascuno di voi ha scelto la vocazione al matrimonio. […] Noi siamo chiamati a testimoniare l’amore, e testimoniando l’amore noi realizziamo la nostra vita. Testimoniando l’amore, vivendolo giorno per giorno, noi realizziamo la nostra felicità, la nostra gioia. […] E allora, se (l’amore) è la chiave per interpretare la storia delle persone, per leggere le pagine dell’esistenza di ogni uomo e di ogni donna, questa deve essere la chiave per leggere la vita di zio Mario. In che modo questa persona ha vissuto l’amore. In che modo, prima e dopo essere diventato presbitero, ha vissuto l’amore. In che modo lo ha vissuto nei vari luoghi in chi è stato chiamato dal Signore e dalla Chiesa a servire le persone che gli sono state affidate. Credo che davvero si può dire che l’amore sia stato la molla della sua vita, la molla appunto che lo ha fatto diventare sacerdote, la molla che gli ha fatto dire tanti sì al Signore, attraverso ai suoi superiori; la molla che lo ha portato, come diceva anche il parroco all’inizio, a dare la vita sul campo. Quando uno dà la vita sul campo, lascia sempre il segno, quando uno dona la propria vita quando sta effettuando il suo servizio, lascia sempre una traccia indelebile che il tempo non può cancellare, altrimenti non si spiegherebbe la presenza di molti di voi qui, essendo passati più di vent’anni da quando lui è stato vostro parroco; altrimenti non si spiegherebbe anche la presenza di qualche parroco, di qualche parrocchiano di Castellafiume che è venuto qui, oggi, a fare memoria, come diceva don Cristoforo. Il Dio che si è incarnato nei suoi misteri di salvezza ma anche nel fatto che Dio fa raggiungere la salvezza alle persone anche attraverso le altre persone, normalmente. L’amore chiave di questo tutto. Ognuno di voi, almeno quelli che hanno più di vent’anni, hanno un ricordo personale di zio Mario che io non voglio offuscare dicendo chissà quali cose, perché i ricordi personali sono sempre i più belli, sono sempre i più significativi. Ciò che ti possono dire gli altri è sempre qualcosa di raccontato, è sempre qualcosa di indiretto. Ciò che è sperimentato, ciò che hai visto con i tuoi occhi, ciò che hai toccato con le tue mani, ciò che hai sentito con le tue orecchie, è sempre più forte, è sempre più bello, è sempre più indimenticabile. Però, ecco, potrei confermarvi in questo vostro sentire, potrei confermarvi in questi sentimenti che vi portate nel cuore.
Effettivamente zio Mario era una persona consistente, una persona che aveva scommesso la sua vita con il Signore, che ha cercato di rimanere fedele al Signore, che ha cercato di fare la sua volontà: appunto di amarlo, di amare Dio più di sé stesso e di amare gli altri come sé stesso. E poi, facendo riferimento alla prima lettura, quella che abbiamo ascoltato dal libro degli Atti degli apostoli, un’altra caratteristica di zio Mario, che molti già conoscono, quella che si chiama “discernimento comunitario”, cioè la capacità di coinvolgere le persone per fare, la capacità di coinvolgere la gente per agire, per realizzare. Molti di noi preti hanno il difetto opposto. Vogliono fare tutto da soli. Vogliono imporre tutto da soli. Vogliono decidere tutto da soli. Anche se, sulla carta, esistono consigli pastorali e consigli per gli affari economici, alla fine, chi tira le somme, chi decide tutto, è sempre il presbitero. Zio Mario non era così. Zio Mario coinvolgeva. Zio Mario ascoltava, ascoltava i suoi confratelli. Parlando con padre Mario (Cipollone) prima della santa Messa, mi diceva: “In pratica qui noi abbiamo fatto la prima Unità pastorale”: alcuni presbiteri che vivevano insieme e curavano tutta quanta la zona. Certo ognuno aveva la sua parrocchia ma poi ci si scambiava, si interagiva. Ma, questo discernimento comunitario, questa collaborazione, non si esauriva soltanto con gli altri sacerdoti come lui, entrava in gioco anche con i laici, entrava in gioco con tutte le persone. Dopo la Messa ci recheremo nella Biblioteca, dove c’è una mostra fotografica, e anche le foto danno testimonianza di questo, della sua capacità di stare insieme, della sua capacità di coinvolgere le persone, nel decidere e nel fare. Non è piccola cosa, credetemi. Certe volte non si fa così nemmeno in casa, dove ci sono tre, quattro, cinque persone. Immaginate come è più difficile farlo in una parrocchia per il numero dei suoi abitanti e per le difficoltà a coinvolgere tutti quanti. Quindi, se veramente, facendo tesoro della parola che abbiamo ascoltato, vogliamo dire qualcosa di bello di zio Mario, proprio questo possiamo dire. Si è sforzato di realizzare questa Parola: il comandamento dell’amore e il discernimento comunitario, il rimanere in Dio e il coinvolgere le persone. Preghiamo per lui, perché davvero possa già godere la zia del Signore nel paradiso e chiediamo a lui di pregare per noi, di intercedere per noi perché possa renderci capaci di realizzare più e meglio di quanto ha fatto lui, il comandamento dell’amore di Dio, la capacità di rimanere con il Signore, la bellezza del coinvolgere gli altri.
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Tra le preghiere lasciate da don Mario emerge in primis quella evocata in occasione del suo 25° di sacerdozio, in particolare nella celebrazione officiata nella parrocchia di Cese l’8 gennaio 1995.
Padre onnipotente ed eterno, che dopo il Battesimo nel fiume Giordano proclamasti il Cristo tuo diletto Figlio, mentre discendeva su di Lui lo Spirito Santo, concedi a tutti i tuoi figli, rinati dall’acqua e dallo Spirito, di vivere sempre nel tuo amore e a me, che oggi ricordo il 25° della mia ordinazione sacerdotale, concedi anche di essere, in ogni circostanza, annunciatore mite e coraggioso del Vangelo e fedele dispensatore dei tuoi misteri. Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio che è Dio e vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo. Per tutti i secoli dei secoli…
In una “preghiera per la pace” aveva invece invocato l’aiuto della Madonna, da fedelissimo devoto quale era.
Madre,
che sai cosa significa stringere nelle braccia Il corpo morto del figlio, di colui al quale hai dato la vita,
risparmia a tutte le madri di questa terra la morte dei loro figli, i tormenti, la schiavitù,
la distruzione della guerra, le persecuzioni, i campi di concentramento, le carceri!
Conserva loro la gioia della nascita, del sostentamento, dello sviluppo dell’uomo e della sua vita.
Nel nome di questa vita, nel nome della nascita del Signore, implora con noi la pace, la giustizia nel mondo!
Madre della pace, in tutta la bellezza e maestà della tua maternità, che la Chiesa esalta e il mondo ammira, ti preghiamo: sii con noi in ogni momento!
Fa che questa nostra vita sia una vita di pace,
in virtù della nascita e della morte del tuo figlio!
Amen
p. Mario Di Fabio
Un’altra preghiera dattiloscritta personalmente da padre Mario e rivolta al Sacro cuore di Gesù è stata ritrovata e pubblicata da Renzo Di Bello:
Preghiera al sacro cuore di Gesù
O Gesù,
noi crediamo al tuo amore per noi.
Al tuo amore costante generoso sincero.
Noi crediamo al tuo cuore.
Nelle difficoltà
e quando tutto va bene,
nel buio
e nella luce,
nella solitudine
e in mezzo alla folla, nella consolazione
e nell’orto del Getsemani,
nella intimità del cenacolo
e quando ci guidi su, verso il calvario,
quando ci ascolti
e quando non sentiamo risposta alcuna…..
Anche se il rimorso ci dovesse amareggiare, o Gesù,
ciascuno di noi guarderà il tuo cuore e ripeterà:
cuore di Gesù,
credo al tuo amore per me.
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In occasione del suo venticinquesimo di ordinazione sacerdotale, i familiari di padre Mario avevano preparato un bel canto, eseguito al ristorante alla presenza dell’allora vescovo Armando Dini. Il testo era il seguente:
Il trenta settembre / in collegio entrò; / e per diversi anni / con lena studiò.
E da Palestrina / a Livorno andò; / la cultura sacra / a Roma acquistò.
Rit. Bramò l’altar / e lo brama ancor. / Salì l’altar / e lo sale ancor.
Mamma Annamaria / pel figlio pregar / soleva in segreto / con fede e pietà.
Sovente invitava / anche altri ad orar / pel figlio Mario / diretto all’altar. (Rit.)
Il sessantanove / felice anno fu: / col diaconato / si diede a Gesù.
Il venti dicembre / SACERDOTE fu: / per sempre divenne / un altro Gesù. (Rit.)
Il venti dicembre / per l’ordinazion / fu a Cese gran festa / e tante orazion.
Della prima messa / la celebrazion / suscitò nel popol / viva commozion. (Rit.)
Poi fu a Castelforte / zelante pastor: / per sedici anni / la Fe’ risvegliò.
E con pari zelo / a scuola insegnò: / la via del bene / ai figli indicò. (Rit.)
Dall’ottantasei / fra i Marsi egli sta: / a Castellafiume / di sé tutto dà.
L’età giovanile / s’impegna a salvar; / e gli altri fratelli / ei guida a bontà. (Rit.)
L’amministratore / si sta a rivelar: / ai suoi confratelli / il giusto sa dar.
L’abbiamo sentito / bandir dall’altar / parole forbite / soda verità. (Rit.)
O caro don Mario / diamo fieri di aver / un buon sacerdote / proprio come te.
Noi tutto apprezziamo / il tuo minister: / dà soddisfazione / a Dio e a te. (Rit.)
Del venticinquennio / noi ci rallegriam: / e ancora tanti anni / da Dio t’imploriam.
Per il cinquantennio / noi voti facciam: / e le nostre brame / Dio compia in bontà. (Rit.)
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Parole di affetto e riconoscenza che oggi contribuiscono al ricordo di una figura amata e apertamente apprezzata.
<Articolo elaborato sulla base di R. Di Bello, “Venuti da lontano” (2010) e “Parlano ancora. Seconda serie: commemorazione dei sacerdoti defunti dei marsi 1990-2009”, a cura di don Vincenzo Amendola (Diocesi di Avezzano, 2009)>











