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Jo preggiudico. Ruolo e tipi di soprannome a Cese

[Storia delle Cese n.179]
di Roberto Cipollone

Il termine “soprannome”, attestato in italiano fin dagli inizi del 1300, richiama il latino supernomen che designava un’aggiunta ai tre elementi che formavano il sistema onomastico latino, ossia praenomen, nomen e cognomen. Le funzioni del soprannome sono diverse, ma il ruolo fondamentale è quello di rendere un individuo noto e riconoscibile all’interno della comunità, spesso distinguendolo dagli omonimi; il soprannome, in particolare, può avere anche la funzione di segnalare l’appartenenza a una data famiglia. D’altra parte, molti degli attuali cognomi erano originariamente dei soprannomi, come ben dimostrato da quelle forme che in alcuni luoghi sono ancora soprannomi, mentre in altri sono diventate cognomi. Le tre funzioni fondamentali del soprannome sono ben sintetizzate dall’analisi di “antroponimia popolare” del professor Arnaldo Brunale, che così le cataloga: “Una delle funzioni primarie che caratterizza i soprannomi è sicuramente quella distintiva. In questo caso parliamo di soprannome distintivo, che è il fenomeno più emblematico e creativo tra le diverse forme del nominare che identifica un soggetto soprattutto per una caratteristica del suo porsi all’attenzione della comunità, per un aspetto del suo fisico, magari da come veste o, anche, dalla patronimia, istituzione o consuetudine in base alla quale i figli derivano il proprio nome da quello del padre. Funzione identificativa, soprattutto quando si rifà a determinate caratteristiche che connotano la persona presa in esame: dalle abitudini verbali; dai delocutivi, ovvero da una locuzione o una battuta detta o ripetuta nel quotidiano oppure da un intercalare nel parlare; dal mestiere; dalla provenienza geografica; dalla famiglia. Una terza funzione del soprannome è quella evocativa. In questo caso essa non collega il nomignolo a un elemento esteriore della persona, ma ad aspetti interiori emotivi o legati ad aneddoti del passato”. 

Tali aspetti si ritrovano facilmente anche nei soprannomi e nei nomi distintivi presenti a Cese. La funzione distintiva è appunto alla base di alcune forme che non rappresentano veri e propri soprannomi, ma che sono appunto funzionali a riconoscere e distinguere una persona facendo ricorso direttamente al nome del padre o della madre (es. Osvaldo de Quintilio, Lino de Verónica). Anche i cognomi assumono funzioni distintiva, soprattutto in presenza di omonimie; in questo caso, si fa spesso ricorso alla coppia nome-cognome (soprattutto per distinguere i nomi più comuni o quelli di coetanei), oppure al solo cognome, soprattutto quando questo non ha ampia diffusione in paese. Anche le variazioni dei nomi propri sono strettamente legate alla funzione distintiva, a volte con possibile riferimento a caratteristiche fisiche (Luiggino/Luiggióno), a volte per pura trasformazione del nome, più frequentemente verso il diminutivo (Richetto, Sirvino, Peppinèlla, ‘Menecuccia…). Tra funzione distintiva e identificativa possono collocarsi invece i riferimenti di tipo genealogico, spesso usati nella forma dialettale “della razza de…” (es. della razza dejji Mori) o in forma semplice (es. della Magarìa). Sono più legati alla funzione identificativa tutti quei soprannomi che derivano dal mestiere o dalla professione della persona stessa, del/la consorte, di un genitore etc; tale tipologia, che rientra certamente tra le più numerose a Cese, a volte vede associare nome e mestiere (es. ‘Lisa la molenàra), altre prevede solo quest’ultimo in forma isolata (es. Metetóro, Caciàro, Jo Carabiggnéro…). Anche in questo caso, l’originario legame con il mestiere ha spesso perso la propria significanza letterale per diventare nome identificativo a sé (nel caso di Caciàro, ad esempio, il riferimento al “casaro” e alla lavorazione del formaggio appare oggi remoto o nebuloso). Numerose sono le tipologie di soprannomi che si rifanno maggiormente alla stessa funzione identificativa, in special modo quelle legate all’origine geografica, alle espressioni tipiche del parlato, a titoli di riverenza e familiarità come “don”, “sòr”, “signòra”… La natura più strettamente evocativa emerge con riferimento a caratteristiche interiori della persona o ad altre forme più legate a suggestioni e allusioni; in molti casi, tuttavia, le tre funzioni si mescolano e si nascondono una nell’altra, facendo apparire il soprannome come il risultato complessivo di un’operazione che appare, in sostanza, “naturale” (il soprannome Collegóno, ad esempio, era legato sia alla socievolezza della persona che al suo modo di salutare tutti con l’espressione “Collegó’!”). Soprattutto in passato, il riferimento soprannominale veniva usato anche per “rallevare” gli antenati e conservare memoria del ceppo familiare. Altre volte nasceva da espressioni usuali o da un vezzo ricorrente, o magari in seguito ad un errore nel parlato. C’è anche da dire che (soprattutto) nei piccoli paesi, alcune persone hanno spesso un ruolo preminente nel “ribatezzare” gli altri e in generale nel processo di formazione del soprannome, magari per la propria capacità di cogliere caratteristiche distintive, o per la propensione allo scherzo ed alla goliardia; a volte, tuttavia, i soprannomi emergono quasi da sé, sospinti in alcuni casi dal desiderio di distinguersi della persona stessa.

Di particolare rilevanza è la parola dialettale usata a Cese per indicare il termine “soprannome”, ossia preggiudico”, che non ha consimili nel circondario ma evidenzia una certa vicinanza con altri termini dialettali usati nell’area meridionale e specialmente siciliana e salentina, ossia “ngiuria” o “nciùria” (lett. “ingiuria”). Tali denominazioni colgono spesso una tipicità del soprannome nella tradizione popolare, vale a dire il suo riferirsi frequentemente a caratteristiche della persona considerate negative. Anche il termine “preggiudico” fa riferimento ad un “giudizio anteriore”, quasi un “pregiudizio” che sembra dover restare inesorabilmente attaccato alla persona e/o alla famiglia. In passato era proprio il precedente giudizio, d’altra parte, a “battezzare” un individuo con il soprannome che l’avrebbe accompagnato in vita e anche dopo. Eppure il soprannome non ha accezione forzosamente negativa, e anche nella realtà di Cese è stato ed è spesso utilizzato proprio per smontare o alleggerire difetti, oppure volgere al positivo eventuali espressioni, vizi, modi di fare e condizioni aventi tratti percepiti – soprattutto in passato – come negativi. È poi da considerare che alcuni soprannomi – la maggior parte, probabilmente – hanno ruolo assolutamente neutro e si rifanno alla sola necessità di distinguere e identificare attraverso il riferimento alla famiglia, alla professione, alla provenienza… In questo senso, dunque, il termine “preggiudico” non può assumere accezione negativa ma denota comunque un’origine fondata sul giudizio a priori, legato plausibilmente alla “ereditarietà” familiare/genetica di alcuni aspetti fisici o comportamentali. C’è inoltre da sottolineare come nel parlato locale si usi raramente il sostantivo “preggiudico” e si faccia ricorso più di frequente ai verbi “recaccia’” (letteralmente “ricacciare”) o “dice”. In questo secondo caso, l’espressione comunemente usata è “ci diciono …”, ad esempio nella forma “… quijo che ci diciono Mi-ricordo”, ossia “… quello che chiamano Mi-ricordo”. Si usa allo stesso modo, ad esempio, nella forma “A quijo jo recacciano…”, ossia “Quello lo chiamano…”, oppure “Comme jo recacciano quijo?”, ossia “Come lo chiamano quello?”. Le forme al passato, in particolare, possono far riferimento all’origine del soprannome; ad esempio: “J’hao recacciato/Jo recaccévano lloscì pecché…”, ossia “Gli hanno dato quel soprannome/Lo chiamavano così perché…”.

In merito alle diverse possibili classificazioni dei soprannomi, solo parzialmente accennate con riferimento alle funzioni distintive, identificative ed evocative, esistono diversi studi basati per lo più su evidenze territoriali. In particolare, negli anni ‘80 il filologo tedesco Gerhard Rohlfs ha operato una classificazione di grande dettaglio per tipi e motivi tematici basandosi su un corpus di soprannomi siciliani. Tale classificazione può essere trasposta e adattata facilmente, con le dovute peculiarità locali, anche ai soprannomi cesaròli, la cui origine resta, in molti casi, incerta o solo parzialmente nota. Per puro spirito di ricognizione e di conservazione di questa rilevante tipicità storica, vengono qui riportati alcuni esempi di soprannomi e di nomi distintivi conosciuti in paese, senza riferimenti ad eventuali accezioni negative o denigratorie ed esclusivamente con intenti di positiva condivisione. La presente ricostruzione è anche un modo per ripercorrere questa consuetudine e ricordare con affetto persone e personaggi del nostro piccolo mondo.

Alcuni soprannomi e nomi distintivi di Cese
ClassificazioneEsempi
1Nomi personali e loro variazioni‘Richetto/’Ricuccitto (Enrico), Francischino/Chècco/Checchino/ Checcóno (Francesco) e Checchina (Francesca), ‘Ndonino/‘Ndoniuzzo (Antonio), ‘Ngelino/’Ngeluccio (Angelo) e ‘Ngéla/’Ngelina/‘Ngelèlla (Angela), Pascuccétta/Pascucciòna (Pasqua) e Pasqualino/ Pasqualùccio (Pasquale), Ninetta (Anna), Argolino/Argoluccio (Ercole), Luiggino/Luiggitto/Luiggióno (Luigi),  Bbiasitto/Bbiasóno (Biagio), Pèppe/Pèppo/Peppino/Peppetto/Peppinuccio (Giuseppe) e Peppina/Peppinella/Pinella (Giuseppa), ’Michitto/‘Minicuccio (Domenico) e ‘Menecuccia/ Menecucciòna (Domenica), ‘Micantonio/’Michitto (Domenicantonio), ‘Rientale (Maria Orientale), ‘Quarietta (Acquaria), Querrino (Quirino), Sirvino (Silvio), Menanzino/Menanzitto (Venanzio), Crocetta (Crocifissa), ‘Middiuccio (Emidio), Francuccitto/Lallo/Lallitto (Franco), Bartolomme’ (Bartolomeo), zi’ Carluccio/Cardòccio (Carlo), Rafaeluccio (Raffaele), Simonèlla (Simona), Militinélla (Militina), Felicétta (Felicia), Filippùccio (Filippo), ‘Gnazióno (Ignazio), Giammattista (Giovambattista), Pampilùccio (Panfilo?), Luciétta (Lucia), Piùccio (Pio), Ggiacomóno (Giacomo) e Ggiacomèlla (Giacoma), Ggiuannino/Ggiuannóno (Giovanni) e Ggiuannèlla (Giovanna), Ggemmétta (Gemma), Ciosiddiélla (Cesidia), Gginitto/ Ggiggetto (Gino/Luigi), Tomassino (Tomasso/Tommaso), Pietruccio/Pietrono (Pietro), Filomenetta (Filomena), ‘Telina (Adelina), Loretóno (Loreto) e Loretèlla/Loretuzza (Loreta), Mariettina/Mariuccetta (Maria), Vincenzétta (Vincenza), Micchelótto (Michele), Dummittorio (Don Vittorio), ‘Ttajùccia (Ottavia), Irmetta (Irma), Ggecondino (Giocondo), Fernandùccio (Fernando), Rosinèlla (Rosa), Mariannèlla (Marianna), Ermannuccio (Ermanno), ‘Lisetta/‘Lisettóno (Elisa), Cesarino (Cesare), Guidùccio (Guido), Concettina (Concetta),
Vincenzino/Vincenzitto/Vincenzóno (Vincenzo), Regginèlla (Regina), Ughetto (Ugo), Ardùccio (Aldo),‘Nunziatóno/Nunzitto (Nunzio) e ‘Nunziatina/’Nunziatòna (Annunziata), Chiarèlla (Chiara), Carminùccio (Carmine/Carmelo) e Carminèlla (Carmela), Enzitto (Enzo), ‘Ndreòla (Andrea/Andreina), ‘Rasimùccio (Erasmo), Faustino (Fausto), Garbieluccio (Gabriele), Bbennardino (Bernardino), Furdinando (Ferdinando), Paìno (Paolino)

Forme derivate e miste: Salovèggia (derivato da “zio Luigi”), Pratonicòla, Pèpp’e legno, Ornorio, Zzacco?, Còdio?, Ggiarròsio, ‘Mabbilùccio, Pietrèlla, Ciosilitto/Giusilìtto, Ggermantina, Libbrato, Delàvida, Retinùccio, Gerry, Tully, Lillo, Bruno  
2Patronimici o matronimiciFanno riferimento al nome del padre o della madre: Es. … de Rocco, … d’Oreste, … de Pasqualino, … d’Oliviero, … de Paolino / … de Verónica, … de Giuditta, … de ‘Gnèsa, … de Pinella, … de Mataléna, … de Militina
Alcuni hanno assunto forma propria, come ad es. Patroròcco (di padre Rocco) o I Filippuni (I Filipponi)

In alcuni casi, il riferimento alla figura materna o paterna è diventato esso stesso soprannome: Mammina, Mammétta, Mammèlla, Mammaròssa, Papóno…  
3CognomiUsati nella forma Nome-Cognome o solo con il Cognome (es. Bonari, Carugi, Funari, Improta, Mellano, Tirabassi, Torge…), a volte in forme storpiate o in varianti (es. Palóno, Cicciopastoro, Libbaretti, Scafatéjjo, I Petracchitti, Petracchèlla, Corài?, Çippóno, Buccio, Dipa)  
4Di progenie, genealogiciFanno riferimento all’ascendenza familiare: es. … de Carletta, … della Magarìa, … de Palóno/i Palùni, … dejji Mori (usati spesso nella forma: “della razza…”)  
5Professioni, mestieri o incarichiCaciàro, Metetóro, Jo ‘ngignéro/La ‘ngignèra, Jo Sacrastano/La Sacrestana, Jo Santaro, Jo Sartoro/Jo Sartorijjo, Jo Scarparo/Jo Scarparéjjo, La Scarparèlla, Jo Stagnino, Jo Circhiaro, La Molenàra, Jo Macellaro/La Macellara, La Fornara, Jo Ferraro, La Guardia, J’Appardo/J’Appardadóro, La Falegnama, La Fornara, La Lattaròla, Jo Professóro, Jo Fruttarójo/La Fruttaròla, Jo Postino, Jo Scopino, Jo Pecoraro, La Pecorarèlla, Jo Carammellaro, La Maestra…, Jo Méteco…, La levatrice, Jo Carabbignéro, Jo Maresciallo, Jo Sargente, Jo Capitano, … la Poliziotta, … la Parrucchiera, … la Presidente, Jo Ciabbattino, Jo Spazzacammino, Jo Cappellano, Jo Vaccino, Jo Campèstro, Jo Vardiano, Jo Segratario, Jo Bbitéjjo, Jo Staccino?, Jo Notaro, La Sarta, I Patronéjji, Jo Metechìcchio, J’Aocàto, Jo Bbricattiero, Jo ‘Mpresario, Jo Banchiéro, Jo Barbiero  
6Chiesa e religione… dejjo Prèto, Jo Frato/… dejjo Frato, (Jo Sacrastano/La Sacrestana), Jo Santo, La Santa, Santipatri, Peccatéjjo, Santo Rocco, Jo Sòrabbato  
7Nomi geografici o del luogoToscano/ Toscanèlla, Jo Calabbrese, Jo Francese, Jo Spagnójo, J’Australiano, La ‘Mericanèlla, La Romana, La Torinese, L’Argentinese, Jo Marsigliese
… della Villa, … ’e Magliano, … de Capistréjjo/La Capistrellana, … de Curcuméjjo, … de Cappelle, … ’e Soro (di Sora)
… ‘ella fonte, … dejjo Casalo  
8Titoli signorili, onorifici, reverenziali, di familiaritàUsati da soli (Jo Conte/La Contessa, Jo Ggenerale, Jo Sindaco/Jo Sindachitto, Jo Campióno) oppure a precedere il nome (ad es. Don Mmatteo, Don Pèppo, Don Ggiuanni, Don Francishino, Sor Nino, Sòr Antonio, Sor Armando, Signòra ‘Nina/SòraNina, Mastro Ggiuanni, Mastro Francisco), a volte in forma propria (Sóra(bb)ocusto, Dommincenzino)  
9Vezzeggiativi, diminuitivi, accrescitivi, amicaliPizzichitto, Pezzuchitto, Cuzzitto, Papparéjjo, Cicchitto, Pillótto/Pillottino, Baccóno, Baglióno, Biancóno, Prezzitto, Ciabbafóno, Rotòccio, Pecióno, Piróno, Piscitto, Perlòtta, Sisìna, Bettóno, Pallino
10Onomatopee e raddoppiamenti‘Ddròcchi, Coccòtto, Scecchemènne, Tacchitacchi, ‘Ntontorontò, Cicisò, Ninnananna, Pòpapò, Lalliero, Crikekroc, Cacalattìa, Bubbù, Duddù  
11Aspetto fisico o particolare condizioneBufacchio, Jo Moro, Jo Biondo, Jo Riccio, Jo Ruscio, Jo Muto, Nasòna, (Palóno), Ciabbafóno?, Chiatto, Capello, La Sorda, Jo Cióppo, Jo Céco, La Cobbetta, Bbaffo, Bbaffitto, Jo Ggióvenótto?, Boccino  
12Aspetto umano /comportamentale, altre caratteristicheCollegóno, J’Orco, Tarramuto, Jo Zéncaro, J’Avaro, Baruffa?, Ji Piagneticci, Ninnacchióno, Jo Ggióvenótto?, Fischitto, Jo Strašcìno?, Bbaccàno, La Sganciósa, Sciupóno, Pecióno, Sellóno?, Cultura, Bomber  
13Modi di dire, espressioniJo Uttaro (“bambino” in balsoranese), Pilato, Piccolino, Terzoliscio, Jo Rré, J’Ass’e’còppe, Ce l’ho, Benissimo, Presémpio, Tuttoquanto, Abbunicundi, Prosèguo, ‘Óglioj’ovo, Jo Ragazzo, Sciòppo/Scioppétta, Pecchista?, Duddù, L’un’ell’atro, Er papa, Zagat, Gagliardo
14Verbo e sostantivoSciancajatti, Bbatticòla, Cavaciócchi  
15Attrezzi/oggetti/elementi domestici, agricoli e di uso comuneBicillétta, Tummolìtto, Forbicióno, Patèlla, La Pittura, Bbarracchino, La Pialla, Trombetta, Cornetta, Legno, Bbocaletta  
16Termini agricoliStabbióno
17AnimaliPetòcchia (nome proprio dell’asina), J’urso, Jo Jupitto, La ólepe, Pollastrèlla, La Jatta, I Bbovitti, Cignitto, Jo Pollitro?, Jo Mentono, L’Aquila, Pony, Ursitto…
18Piante, erbe, frutti, verdure, vivande, pietanzeBroccolitto, Pulènna, Pummatòra, Fasciòla, La Fava, La Pescarèlla?, Sagna, Lonzitto, Pizzetta
19Vestiario, indumentiScarpóno, Cotàcchio, Petalino
20Tipi numeraliCinquantotto
21Nomi licenziosiChiavatóro, Fregna
22Marchi e nomi famosiGirardengo, Calimero, Gilera, Boniperti, Tarzan, Rambo, Giotto, Battiato, Berlusconi, Peroni, (Paolo) Rossi, Ballack, Hakkinen, Montalbano …  
23Origine incertaCorài, ‘Ddròcchi

<Articolo originale. L’elenco dei soprannomi è stato in parte elaborato sulle memorie degli abitanti di Cese e in particolare di Osvaldo Cipollone>

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