[Storia delle Cese n.171]
da Roberto Cipollone, Fulvio D’Amore, Mario Di Domenico, Antonio M. Socciarelli
Nella realtà cesense del XVII secolo emerge come figura di spicco quella di Giovanni Paolo Tomei, affermato notaio del quale sono rimaste diverse tracce nei documenti d’archivio locali. Ad oggi non ne conosciamo anno di nascita e di morte, né sono noti particolari di rilievo sulla famiglia d’origine, ma il suo nome è presente già nel catasto gentilesco del 1616 come “Gio:Paolo Thomeo” e più avanti come “Notar Gio: Paolo di Tomeo” (con l’aggiunta del “di” a rimarcare il riferimento paterno). Data l’attestazione dell’attività notarile già nel 1616, si può supporre (oltre al fatto che provenisse da una famiglia di possidenti locali) che fosse nato attorno al 1580-1585, considerando che uno degli ultimi atti noti a sua firma è collocabile attorno al 1657 e che, stando a quanto riportato da Mario Di Domenico, lo stesso Tomei doveva ancora essere vivo nel 1665 (quando, sotto la prima ipotesi, avrebbe avuto 80-85 anni). Nel catasto gentilesco del 1681 il suo nome non compare, mentre risultano presenti altri “Tomei” in diverse varianti (Cesidio Antonio Tomei, Gioseppe Thomeo e Carlo Thomeo/Carlo Thomei); solo il primo di questi potrebbe essere figlio del notaio Giovanni Paolo[1], mentre nel successivo “Catasto dell’Università delle Cese” del 1754 è presente un “Carlo Tomei” riportato con il predicato onorifico di “don”[2].
Nel corso della propria vita professionale, il notaio Giovanni Paolo Tomei ricevette incarichi di prestigio da parte delle più importanti famiglie nobiliari marsicane, nonché dalle tante altre che attorno a queste ruotavano. Un atto notarile del 31 ottobre 1646, in particolare, attesta la registrazione eseguita dal Tomei di una surroga di beni da parte di Caterina d’Amicis di Tagliacozzo (figlia di Berardino d’Amicis e di Beatrice Panei di Massa), moglie di Asdrubale Febonio, a sua volta fratello dell’illustre Muzio ed autorevole uomo di fiducia soprattutto di Filippo I Colonna[3]. Alla stipula dell’atto notarile erano in quel caso presenti lo stesso Asdrubale Febonio, sua moglie Caterina e il rettore della cappella dell’Annunziata nella chiesa dei Ss. Cosma e Damiano in Tagliacozzo, Giovanni Mancini. A tale riguardo, potrebbe non ridursi a casualità il fatto che nel Catasto dell’Università delle Cese del 1754 risulti presente, tra i “forastieri non abitanti”, un Don Livio Argoli, con la seguente specifica: “cappella, Tagliacozzo – beni provenuti dalla casa Tomei delle Cese”.
Un’altra fonte interessante sulle relazioni tra i Colonna e l’intero territorio marsicano è costituita dalla voluminosa raccolta di notizie intitolata “Avezzano erariali, e giustificati dall’anno 1653-1657. Ricevute di credito rilasciate dal Monte di Pietà di Roma a favore del Principe Colonna”. All’interno del libro di cassa, in particolare, sono presenti due voci registrate come “Nota de’ prezzi dei grani venduti alli mercati di Avezzano in giorno di sabato nel mese di maggio del corrente anno 1653” e “Nota de’ prezzi dei grani venduti alli mercati di Tagliacozzo, et Erario Notar Gio: Paolo Thomei delle Cese”. Questa seconda nota riporta già in evidenza il riferimento al notaio di Cese, il quale in quegli anni curava ancora atti e mandati per il potente casato dei Colonna. Dalle notizie riportate dal ricercatore e saggista Fulvio D’Amore si può evincere, in particolare, che il Tomei svolgesse per i Colonna l’importante compito di “erario”, ossia cassiere o economo-amministratore. Tra le carte di un corposo libro mastro della casata si trova infatti una lunga lista di pagamenti, nella quale figura una nota di promemoria con i nomi dei sacerdoti che «hanno celebrato le messe per l’anima dell’Illustrissima et Eccellentissima Signora Duchessa Donna Isabella Gioeni Colonna[4] nella Collegiata di Trasacco». “Per questo servizio (nove messe), il 19 gennaio 1655, l’abate don Loreto Antonio De Blasis, i religiosi: don Domenico Lucidi, don Silvestro Leoni, don Leonardo Antonio Petrei, don Francesco De Virgilis e altri ancora, ricevettero dall’erario Tomei carlini nove”. Giovanni Paolo Tomei curava dunque i pagamenti dovuti dai Colonna, in questo caso, ai religiosi, o ad altri professionisti e collaboratori, come nel caso specifico di un corriere. “Siamo in grado di conoscere, attraverso questa preziosa ricognizione – scrive ancora D’Amore – anche altre spese sostenute dall’economo Giampaolo Tomei (sic), che pagò la somma di quindici carlini a Giulio Di Pasquale, per il trasporto da Roma ad Avezzano dei bagagli del principe Colonna”[5].
Nello svolgimento dell’attività per conto dei Colonna, Giovanni Paolo Tomei entrò sicuramente in contatto con numerose famiglie illustri, tra le quali spicca, anche per le vicende successive, quella trasaccana dei Petrei[6]. Il nome di don Antonio Leonardo Petrei compare tra i destinatari dei pagamenti amministrati dal Tomei al tempo in cui il religioso era titolare di una delle tre cappellanie della Basilica dei Santi Cesidio e Rufino a Trasacco (della quale sarebbe successivamente divenuto Abate[7]). Alcuni documenti notarili precedenti attestano però che, al tempo, la frequentazione della famiglia Petrei da parte del Tomei era già consolidata, stante l’esistenza di un “capitolo matrimoniale” (consacrazione burocratica di precedenti accordi familiari) per l’unione tra Prudenzia Tomei e Pietro Petrei, risalente al 1637. Nello stesso “capitolo” si legge: «Promette Pietro Petrei pigliare per sua legittima moglie Prudentia figlia legittima e naturale di Giovan Paolo Tomei delle Cese, e con questa contraere il matrimonio conforme al rito di Santa Romana Chiesa e Sacro Concilio Tridentino. Et versa vice, il detto signor Giovan Paolo promette che Prudentia sua figlia piglierá per suo legittimo sposo il detto Pietro conforme il rito di Santa Romana Chiesa come di sopra, e con questo farà le nozze et consumerà il matrimonio colla grazia di Dio e commodità dell’uno et altro. Et a contemplazione di detto Matrimonio, acció piú facilmente si possa sostenere il peso, promette esso Giovan Paolo dare in dote, et in nome di dote, alla predetta Prudentia sua figlia, et in suo nome al detto Pietro, ducati trecento di moneta di questo Regno da pagarli in questo modo: cioè, nel giorno delle nozze ducati cento; et il restante, sino al compimento di docati trecento, ducati quaranta l’anno, franco il presente anno, e così continuare sino all’integra sodisfattione. Item, promette esso Giovan Paolo, di piú alli trecento ducati detti, di darli gratis tutta la biancaria, senza apprezzarla, conforme si usa darsi … »[8]. L’accordo formale, così come la ricchezza della dote con la quale il Tomei concedeva in sposa propria figlia Prudenzia, è testimonianza esplicita del ceto raggiunto dal notaio di Cese e della sua appartenenza alla “elite” burocratica del tempo. L’unione matrimoniale, tuttavia, portò con sé anche uno strascico legale, quando, nel 1665, il notaio Tomei venne citato in giudizio “per calunnia, ingiurie e mancato rispetto del giuramento reso a seguito dei patti matrimoniali”. Riporta a tale proposito Mario Di Domenico: “Il 9 novembre del 1665, al tempo in cui era Vescovo dei Marsi Didaco Petra (mecenate del Febonio […]), si presenta la lite per il mancato rispetto in Cese dei capitoli matrimoniali fra il Notaio Giovanni Paolo Tomei, padre di Prudenzia Tomei di Cese, il fratello di costei Antonio Tomei e Prudenzia Tomei, vedova dell’anzitempo “promesso sposo” Pietro Petrei di Trasacco. A rivendicare i diritti dotali di quest’ultima è il figlio Pietro Antonio Petrei di Trasacco che agisce appunto in qualità di procuratore di donna Prudenzia. La citazione a giudizio per la causa dotale, presso il “locale Tribunale” e giudizio ecclesiastico, del 13 aprile 1665, per calunnia, ingiurie e mancato rispetto del giuramento reso a seguito dei patti matrimoniali fu notificata il 10 novembre 1665. Copia autentica degli atti depositati presso la “Curia Baronale di Avezzano” fu eseguita dal Notaio Giovanni di Buccas il 16 aprile 1665. Il giorno 16 novembre 1665 fu disposta la comparizione delle parti con facoltà di replica delle rispettive pretese. Il 20 novembre 1665, a Giovanni Paolo Tomei fu letta in udienza la copia autentica dei capitoli matrimoniali sottoscritti il 10 settembre 1637 con il defunto Pietro Petrei di Trasacco. Il giudizio trovò soluzione favorevole per Pietro Antonio Petrei di Trasacco, figlio e procuratore di donna Prudenzia “viduam relicta” di Pietro Petrei, con sentenza che contemplava la applicazione dei capitoli matrimoniali a suo tempo sottoscritti ed il pagamento a suo favore di trecento ducati oltre gli interessi dall’anno della promessa dote (Ducatorum trecentus, quam pro interesse, et fructibus ab anno promisse dotis 1637 usquo adpresente tempus). La decisione fu presa il 20 novembre 1665 dal Vescovo dei Marsi Didaco Petra”[9].
Giovanni Paolo Tomei perse dunque quella causa con il nipote Pietro Antonio Petrei, figlio di Prudenzia, in un tempo in cui la parabola della sua vita stava plausibilmente per concludersi, non senza lasciare tracce di prestigio e di riconosciuta autorità.
[1] Nel catasto del 1616 sono presenti anche altri due “Tomei”: Patritio di Tomeo e Martio di Tomeo. Più avanti, si leggerà di un figlio del notaio Giovanni Paolo di nome Antonio.
[2] Nel Catasto dell’Università del 1754 sono presenti anche Fabiano, Giovambattista, Giuseppe e Don Gaetano Tomei. Quest’ultimo, canonico e sacerdote, era fratello – così come Giuseppe – del “don” Carlo citato; tutti erano figli di “don” Filippo Tomei e di “donna” Anna Piacentina. Nel Catasto onciario dello stesso anno (1754), l’intera famiglia è riportata con il titolo onorifico: don Filippo, donna Anna Piacentina, don Carlo, don Giuseppe, don Gaetano canonico e sacerdote, donna Sempronia, donna Vittoria, donna Caterina.
[3] Tale surroga, in particolare, risultava necessaria ad appianare una controversia su un terreno donato da Federico d’Amicis, zio di Caterina, per la fondazione della cappella dell’Annunziata nella chiesa dei Ss. Cosma e Damiano in Tagliacozzo. Scrive Antonio M. Socciarelli: “Risultando l’immobile di qualità “gentilesca” e pertanto escluso dalla mano morta, ossia non potendo essere alienato come bene ecclesiastico e quindi non soggetto a tassazione, la sorella Giovanna fu costretta a porvi rimedio, ma, non avendo essa altri beni da sostituire al beneficio, fu Caterina a occuparsi della surroga con altri suoi terreni” (Antonio M. Socciarelli, “Al servizio dei Colonna. Asdrubale Febonio e la sua casata tra Cinque e Seicento”, Edizioni Kirke, Cerchio, 2020).
[4] Principessa di Castiglione e Duchessa di Tagliacozzo; moglie di Marcantonio V Colonna di Paliano.
[5] Fulvio D’Amore, “L’arrivo dei Colonna nella Marsica: amministratori del feudo in fermento nel 1653” – https://www.terremarsicane.it/castello-baronale-dei-colonna-avezzano/
[6] Scrive il Corsignani nella sua “Reggia Marsicana” (seppure con probabili errori ed inesattezze): “GIO: PETREI Seniore di Trasacco fu chiaro G.C. e PIERANT0NIO fu Dottore, ed ivi Abate: un altro visse Abate per nome CESIDIO G.C. di costumi ornatissimi, il quale morì nel 1730. Tal Famiglia fu attenente a quella del Card. Baronio per via di Porzia Febbonia sua Madre ed è tale ancora alla Casa del Cavalier de Blasiis Trasaccano, alla Famiglia de Angelis di Luco ed a quella de’ Baccari di Abruzzo per mezzo di Antonia figliuola di Diego Porpora Gentiluomo Napoletano, e Tesoriero di Chieti, la quale s’ innestò con Giuseppe-Mattia Petrei, e l’altra figlia dello stesso Diego passò alle seconde nozze col q. Dottor Gio:-Prospero Baccari fratello di Francesco Vescovo Telesino, che morì con buona oppinione nell’A. 1737, e di Nunzio Vescovo di Boiano Vicegerente in Roma, dove nell’ Ann. 1738 con dispiacere di tutti all’altra Vita passò”.
[7] Si legge in www.webmarsica.it/basilica-di-san-cesidio-e-rufino/: “I dipinti sono stati fatti eseguire dall’Abate dell’epoca Antonio Leonardo Petrei nel 1687”. In un altro studio sulla “Historia Marsorum” di Muzio Febonio si legge invece: “Il vescovo Giuseppe Paolo Caccia con diploma del 21 luglio 1649 approva e conferma la disposizione di Francesco Febonio e riconosce eredi universali della Cappella e titolari delle tre cappellanie, D. Muzio Febonio, D. Leonardo Antonio Petrei e D. Blasio de Blasi” (“… Enumererò città, castelli, chiese e riferirò su quanto i marsi fecero…” Historiae Marsorum Libri Tres Auctore Mutio Phoebonio Marso, Napoli, 1678 – Studi in occasione della riproduzione anastatica, a cura di Walter Capezzali e Pietro Smarrelli).
[8] “Copia de Capitoli matrimoniali da firmarsi con la grazia di / Dio tra M° Pietro Petrei di Trasacco da una parte parte et il sig. M° Paolo Tomei delle Cese dal / altra scritti oggi primo di settembre 1637. In primis / promette esso M° Pietro Petrei pigliare per sua / legittima moglie madonna Prudentia figlia legittima, e / naturale di detto Giovanni Paolo, e con quella contrarre / il matrimonio per verba de presenti conforme al rito / di Santa Romana Chiesa, e sacerdotale Concilio Tridentino. Et ve/rsa vice il detto M° Giovanni Paolo promette ella Madonna / Prudentia sua figlia piglierà per suo legittimo sposo il/ detto M° Pietro conforme il detto rito di Santa Romana / Chiesa, come sopra, e con quelli farà le nozze /e consumerà il matrimonio con la grazia di Dio a commo/ dità dell’uno, et altro: Questa contemplazione di / Matrimonio, aciò più facilmente si possa sostenere il/peso, promette esso Notaio Giovanni Paolo dare in dote, et in nome di dote alla predetta Madonna Prudentia sua / figlia, et in suo nome al detto M° Pietro docati trecen/to di moneta di questo Regno da pagarsi in questo modo, cioè nel giorno delle nozze ducati cento, et il re/ stante sino al complimento di detti docati trecento, / docati quaranta l’anno franco il prossimo anno, e così / continuare sino all’integra soddisfazione. item/ promette esso Notaio Giovanni Paolo di più altri trecento do/ cati detti di darli gratis tutta la biancheria sen/ za apprezzarla conforme si usa darsi. Item promette esso m° Pietro che detta sua futura farà / la rinuncia de beni Paterni, materni fraterni / ab intestato, e di quelli li competesse o li potes/se competere per la legittima e vuole non potersi / scusare di haver promesso il fatto d’altri e fat/to il suo polere, e in caso contrario all’es / sere obligato del suo, e di tutte le retro dette cose / se ne debba fare piuttosto instrumento nel giorno delle nozze.
Io Paolo Tomei confermo quanto / di sopra.
Die 20 settembris 1665. Piscine in Curia Episcopali, et presentis ipsus acta exhibita / et presentata fuerunt Capitula predicti a domino R. VI. / D. Petrum Antonio Petrei filium, et Procuratore / Prudentiae Nidum Petri Petrei de Transa/quis esemplari presentem. In actis” (M. Di Domenico in “La Madonna delle Grazie di Cese. Dalla devozione popolare alla nascita della piccola chiesa”, a cura di Mario Petracca, Comitato Studi Palentini – Pietro Marso, De Cristofaro editore 1997).
[9] Mario Di Domenico in “La Madonna delle Grazie di Cese. Dalla devozione popolare alla nascita della piccola chiesa”, a cura di Mario Petracca, Comitato Studi Palentini – Pietro Marso, De Cristofaro editore 1997.
<Articolo originale elaborato dai documenti dell’Archivio di Stato dell’Aquila – sezione di Avezzano – e dai testi di F. D’Amore, M. Di Domenico, A.M. Socciarelli riportati nelle note>



