[Storia delle Cese n.167]
di Roberto Cipollone
Tra il 1806 ed il 1808 Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone e sovrano di Napoli, abolisce la feudalità nel Regno (in ritardo, in realtà, rispetto agli altri Stati italiani), annullando tutte le relative attribuzioni ed i proventi associati alle giurisdizioni baronali; attribuzioni e proventi che vengono così resi inseparabili dalla sovranità. Con il nuovo assetto, si rivela necessaria anzitutto la ricognizione dei beni demaniali, molti dei quali nel corso dei secoli erano stati usurpati dai baroni, e a tale scopo vengono create delle commissioni per la “Divisione de’ Demanj” rette da “commissarj ripartitori” che relazionano direttamente al Consiglio di Stato. Nello specifico, viene nominato “Commissario ripartitore dei beni demaniali e feudali nei tre Abruzzi” il Cavaliere Giuseppe de Thomasis, uomo politico dalla profonda competenza in materia feudale originario di Montenerodomo (Chieti). Il compito viene svolto da de Thomasis con la prospettiva di consolidamento della nuova forma di Stato, fondato sul principio della legge uguale per tutti e sull’affermazione della proprietà privata. Ovviamente sorgono controversie e liti territoriali tra i Comuni e gli antichi possessori, e a livello locale il sistema si serve di agenti preposti che hanno il compito di condurre le perizie e portare le questioni emergenti all’attenzione del commissario. Tra questi agenti ricorre nella Marsica il nome di Tommaso Brogi, della cui opera restano diverse testimonianze, come quella relativa alla divisione del monte Cocurello[1], ex- feudale, tra l’erede dei Colonna del ducato di Tagliacozzo e i comuni di Antrosano, Albe, Massa d’Albe, San Pelino, Castelnuovo e Forme.
Per quanto riguarda Cese, i documenti più interessanti giunti fino a noi sono le “Carte sulla divisione materiale della Montagna promiscua tra li Comuni di Corcumello, Cese e Pagliara” (1818-1819) e un corposo fascicolo del settembre 1811, firmato sempre dall’agente Brogi, relativo a due territori “promiscui” tra i Comuni di Cese e quelli di Cappelle e Scurcola. Le due promiscuità sono riferite in particolare ad altrettanti terreni denominati rispettivamente “Monte Recinetta” e “Monte delle pietre”, situati nell’area di confine tra Cese e Scurcola/Cappelle. Tuttavia, il valore della documentazione, scovata presso l’Archivio di Stato dell’Aquila, risiede anche nella presenza delle denominazioni territoriali in uso al tempo (tra cui il “monte di Cese nominato Santa Barbara”, notazione confermata come “Monte detto di S. Barbara appartenente al Comune predetto [di Cese]) e nel censimento degli abitanti e dei capi di bestiame posseduti dagli stessi in ciascuno dei tre abitati coinvolti. Nel fascicolo, in particolare, è presente uno “Stato della popolazione di questo Comune centrale di Scurcola, e degli Animali, che attualmente si posseggono da rispettivi cittadini”, con la lista dei capifamiglia e l’enumerazione dei componenti e degli animali posseduti, per un totale di 1527 “Anime” e 3855 animali. È poi presente lo “Stato degli abitanti e degli animali di questo Comune di Cappelle” con l’elenco delle singole famiglie e l’enumerazione dei “Bestiami attinenti alla suddetta famiglia”, da cui si ricava un totale delle anime pari a 262 e un totale “de Bestiami” pari a 1070. Vi si trova inoltre il “Notamento dell’Anime, che compongono il Comune di Cese” con l’elenco delle singole famiglie ed un numero totale di abitanti pari a 418; nell’“Annotamento di tutti gli Animali che esistono nel Comune di Cese” viene infine riportato il dettaglio per tutti i possessori per un totale di 1563 capi. L’importanza di questi documenti non è relativa solo ai dati genealogici, comunque di grande rilevanza, ma anche alla stima di quella che era la composizione sociale dei tre paesi con riferimento al possesso degli animali, dimensione al tempo strettamente legata al ceto ed alla ricchezza familiare. Per Cese, in particolare, si nota che le dotazioni più elevate sono quelle di Filippo Tomei (124 animali), Filippo Valente (105) e Gian Battista de Amicis (148), con il resto della dotazione distribuita più uniformemente tra i vari abitanti. Quasi la metà di tutti gli animali presenti a Cappelle, invece, è in mano a soli due possessori, Don Loreto Cardone (280) e Lorenzo De Dominicis (300). A Scurcola il possesso è più omogeneo, con numeri più consistenti in corrispondenza di Vincenzo Foglia (106 animali), Mariano Anzini (200), Sig. Filippo Liberati e Sig. Francesco Antonio Liberati (100 ciascuno), Don Vittorio Bontempi (222), Domenic’Antonio Barnaba (130), Sig. Giuseppe Ottaviani (200) e Gio: Filippo Orlandi (200). Un terzo elemento di valore della documentazione è relativo alla riproduzione in copia manoscritta di un giudicato risalente al 1536 che fa risalire a quell’anno l’accordo di promiscuità tra Cese, Cappelle e Scurcola, ma che attesta la relativa compresenza sui territori interessati “fin da tempi antichissimi”.
Per quanto riguarda le due aree promiscue, c’è da dire che il toponimo “Recinetta” era probabilmente in uso soltanto a Cese, mentre la denominazione di “Monte delle Pietre” appare anche nel “Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli” pubblicato dall’erudito Lorenzo Giustiniani nel 1797. Nello stesso, infatti, si legge: “CESE terra in Abruzzo ultra in diocesi dei Marsi […] Dalla parte di greco tiene una montagna chiamata delle pietre, ed anche delle Cese, e nella medesima vi è molta caccia di starne, beccacce, e pernici, e similmente di lepri”. Giustiniani ingloba dunque l’intera montagna sotto questo nome, mentre nel presente documento lo stesso è più precisamente delimitato “in contrada detta il monte delle pietre, e confina ad oriente col monte della vicina Comune di Cappelle, nominato la Svolta, e Selva, a settentrione col monte San Felice appartenente alla suddetta Comune, a mezzo giorno colla diruta Chiesa di San Giovanni d’Alezio, e col monte Recinetta promiscuo fra il Comune di Cese, e anzidetto di Cappelle, ed a Ponente col Casale chiamato delli Pelusi che esiste in contrada chiamata San Matteo”. Il “monte Recinetta”, invece, “confina a Levante con l’altro monte di Cappelle nominato la Selva, a settentrione colla diruta Chiesa di San Giovanni d’Alesio, come acqua pende verso il territorio sativo di Cese, a mezzogiorno coll’istesso monte di Cese nominato Santa Barbara, ed a Ponente col territorio sativo di questo medesimo Comune”. Le denominazioni storiche dei rilievi interessati non riportano i nomi di “Recinetta” e “Monte delle Pietre”, ma solo quelli delle montagne, dei colli e delle cime conosciute come Monticello/Castello/San Felice, Cimarani/Cima Grande/Cima Ramne, Montecchio, Cima S. Barbara, Cima S. Giovanni d’Alezzo, Monte San Felice1.
In seguito alle perizie dell’agente Brogi, presentate poi congiuntamente al commissario de Thomasis dal direttore di sezione Giuseppe Petroni, le due promiscuità furono confermate, per conservare sia i rispettivi vantaggi dei paesi interessati, sia “l’armonia” tra loro esistente da tempi antichi. Dai racconti dei pastori si sa in realtà che tale armonia veniva di tanto in tanto rotta dalle liti legate a questioni di sconfinamenti e di attenzioni verso le giovani che andavano a portare i pasti nei pascoli di montagna. Il tutto, però, si limitava a qualche screzio o al massimo in brevi sassaiole, e le stesse liti si ricomponevano spesso con una partita “a morra” o un bicchiere di vino condiviso.
TRASCRIZIONE DEI DOCUMENTI
Promiscuità del Monte Recinetta fra li Comuni di Cese e Scurcola (1811)
Certifico io sottoscritto, come avendo diligenziate le Matrici respettive di Cese, e Cappelle, non ho trovato il Monte denominato Recinetta, onde acciò, che costì si è fatto il presente certificato. In fede, Cese li 15 settembre 1811. Tommaso Brogi Agente.Provincia del 2° Abruzzo ulteriore Distretto di Città Ducale
Comune di Cese riunita riunita (sic) Comune di Cappelle riunita
alla Centrale di Avezzano al Centrale di ScurcolaTerza Sezione
Angelo Antonelli Eletto
Io Angelantonio Gatti Decurione
Io Stefano Cardone Decurione
Io Filippo Tomei Eletto di Cese
Girolamo Rosati Decurione di CeseLa Comune di Cese riunita alla Centrale di Avezzano, e la Comune di Cappelle riunita a quella di Scurcola tengono, e pascolano un Demaniale promiscuo. L’estensione di questo Demaniale ammonta a circa duecento ottanta coppe, ciascuna coppa di passi cento, e ciascun passo di palmi otto, che ridotte a misura napoletana formano circa quaranta moggi.
Lo stato fisico di questo Demaniale promiscuo rappresenta un Terreno ad esorbitanza pietroso, ed arsiccio, e raramente vestito di cespugli. Esso in atto, che è addetto al pascolo, è anche addetto a far fascine di bussi (?), e sterpi buoni a far fuoco. È minimamente (?) incapace di qualsivoglia coltivazione, come quello, che produce poca erba nella Primavera, e che si mantiene nel monte nella stagione d’inverno. Si nomina la Recinetta, e confina a Levante con l’altro monte di Cappelle nominato la Selva, a settentrione colla diruta Chiesa di San Giovanni d’Alesio, come acqua pende verso il territorio sativo di Cese, a mezzo giorno coll’istesso monte di Cese nominato Santa Barbara, ed a Ponente col territorio sativo di questo medesimo Comune.
La promiscuità, che da tempo antichissimo vanta sopra questo Demaniale la Comune di Cappelle, è quella di pascere, e legnare, e perché oggi non ha legna, di fascinare bussi (?), e sterpi, con che però possa esercitare quelli diritti nel solo tempo d’inverno, e precisamente quando la parte opposta a questo monte, che rimane a settentrione, e che ad essa appartiene in piena proprietà si trova ingombrata, e carica di nevi. Fuori di questo tempo non vi fanno (?) uso, e rimane il Demaniale libero a beneficio del solo Comune di Cese, come rilevasi dal documento del giorno dieceotto gennaio mille cinquecento trentasei allegato nel presente volume, il quale è uniforme agli originali, che conservano amendue le Comuni, e che in sostegno delle loro respettive ragioni mi hanno esibito. Dal detto tempo fino a questo momento la predetta promiscuità si è sempre mantenuta, senza che mai vi sia stata alcuna controversia.
Ho rilevato queste verità (?) dalle interrogazioni, che ho fatto alli cittadini delle respettive Comuni, e dalla confessione spontanea degli Eletti, e Decurioni delle medesime. Il Comune di Cese contiene quattrocento diciotto abitanti, li quali pascolano mille cinquecento sessanta tre animali. Il Comune poi di Cappelle contiene duecento sessanta due abitanti, ed ha il numero degli animali che ascendono a mille settanta.
In sequela di questa verifica, per la quale mi hanno assistito ambedue le Popolazioni, e somministrati (?) i lumi necessari, tanto l’Eletto e Decurioni di Cappelle, quanto l’Eletto e Decurione di Cese mi hanno fatto osservazioni, che volendosi sciogliere l’esposta promiscuità, non produrrebbe lo scioglimento alcun utile vantaggio, e verrebbe a vanificarsi (?) la buona armonia, che fino a oggi è passata, e passa fra cittadini delle due Comuni.
Gli stessi (?) a sostenere questo di loro giudizio hanno prodotto le seguenti osservazioni.
Primo, che il Demaniale della Recinetta non è affatto adatto alla coltivazione.
2°, che essendo l’unico, e solo luogo, dove nell’inverno possano pascervi gli animali, come quello, che trovasi esposto, e sito in faccia al mezzogiorno, a massima in quel tempo, in cui li monti vicini, ed i piani sotto posti, sono eccessivamente carichi di neve, qualora si dividesse verrebbe alle due popolazioni a mancare un comodo poggio (?) necessario alli di loro animali, li quali nella piccola, e ristretta porzione, che verrebbe a toccarli, non troverebbero quella pastura, che vi trovano, lasciandosi indiviso, giusta l’art.9 delle reali Istruzioni.
3°, perché stante la picciolezza delle porzioni, sarebbe impossibile mantenervi la demarcazione de confini, come io stesso ho osservato.
4°, perché l’industria primaria che esercitano amendue è quella degli animali.
Io in vista di tali considerazioni ho giudicato formare il presente processo verbale, che è rimasto firmato da ambedue gli Eletti, e Decurioni respettivamente, e nel consegnarne la copia alli primi due, ho loro prevenuto che per il giorno ventisei dello stante mese di settembre, ed hanno, andrò a rimettere gli atti al Sig. Commissario del Re per la Decisione.
Fatto in Cese li venti settembre mille, ottocento, ed unici.
Io Angelo Antonelli Eletto di Cappelle
Io Angelantonio Gatti Decurione di Cappelle
Io Stefano Cardone Decurione di Cappelle
Io Filippo Tomei Eletto di Cese
Girolamo Rosati Decurione di Cese
Tommaso Brogi Agente
Gioacchino Napoleone Re delle due Sicilie, Principe, e Grande Ammiraglio dell’Impero Francese
Il Cav. Ill.mo de Thomasis Relatore al Consiglio di Stato, Comm. del Re per la divisione dei Demani.
Per
La promiscuità tra il Comune di Cese e quello di Cappelle in Provincia di Aquila.Nell’agro dell’anzidetto Comune di Cese esiste un territorio denominato Recinetta, il quale confina a Levante col monte denominato la Selva, appartenente al detto Comune di Cappelle; a Settentrione colla diruta Chiesa di S. Gio: d’Alesio, come acqua pende verso il territorio sativo di Cese; a Mezzogiorno col Monte detto di S. Barbara appartenente al Comune predetto; ed a Ponente col territorio sativo del Comune medesimo.
L’estensione di un tal territorio è di circa moggia quaranta; è pietroso, arsiccio, atto al solo pascolo, e raramente vestito di cespugli, servibili a farne fascine ad uso di fuoco. I cittadini di Cappelle fin dal 1536 in forza di un giudicato della Corte locale esercitano sul descritto territorio l’uso di pascere, e legnare, che ora si riduce a far delle fascine. Gli amministratore de’ rispettivi Comuni han fatto osservare che l’enunciato territorio, per essere situato a Mezzogiorno, serve di pascolo agli animali de’ rispettivi cittadini in tempo d’inverno, quando i monti vicini sono coverti di neve, e che perciò, dividendosi, attenta la sua ristrettezza, sarebbe impossibile in detto tempo rispettare e far rispettare a vicenda la rispettiva quota col ritenere entro i rispettivi termini gli animali rispettivi: il che per congegnanza (?) sarebbe causa inevitabile di contese fra i cittadini de’ due Comuni.
Dietro tuttocciò viste le carte della verifica, non che il processo verbale deli Amministratori de’ suddetti Comuni sulle riferite osservazioni,
Ordina, e dichiara
La promiscuità del dedotto territorio sia conservata fra i suddetti Comuni, secondo il solito; e se ne faccia relazione a S.E. il Ministro dell’Interno, in osservanza dell’articolo 9 delle Reali Istruzioni de’ 10 Marzo 1810.
Fatto in Chieti oggi li 6 Dicembre 1811.
Giuseppe de Thomasis
Promiscuità del Monte delle Pietre fra li Comuni di Cese e Scurcola (1811)
Certifico io sottoscritto, come avendo diligenziato le Matrici respettive delle Comuni di Cappelle, e di Scurcola non vi ho trovato il Monte chiamato Monte delle Pietre; affinché costì ho fatto il presente. In fede, Cese 15 settembre 1811. Tommaso Brogi AgenteProvincia del 2° Abruzzo ulteriore Terza Sezione
Comune Centrale di Scurcola Comune di Cese riunita alla Centrale di AvezzanoF. D’Amore Pompei Sindaco
Luigi Pompei Decurione
Antonio Fallocco Decurione
Andrea Anzini Decurione
Domenico Antonio Ottaviani Decurione
Filippo Tomei Eletto di Cese
Girolamo Rosati DecurioneLa Comune Centrale di Scurcola, e la Comune di Cese riunita alla Centrale di Avezzano hanno, e possiedono (?) un Demaniale promiscuo. L’estenzione di esso ammonta a circa due mila, e cento coppe, che ridotte a misura Napoletana, fanno moggia circa trecento. Lo stato fisico presenta un terreno eccessivamente pietroso, ed arsiccio, con rari cespugli che, addetto in parte al pascolo, ed in parte a fascinare bussi, e sterpi, è incapace assolutamente di nessuna cultura. Egli è sito in contrada detta il monte delle pietre, e confina ad oriente col monete della vicina Comune di Cappelle, nominato la Svolta, e Selva, a settentrione col monte San Felice appartenente alla suddetta Comune, a mezzo giorno colla diruta Chiesa di San Giovanni d’Alezio, e col monte Recinetta promiscuo fra il Comune di Cese, e anzidetto di Cappelle, ed a Ponente col Casale chiamato delli Pelusi che esiste in contrada chiamata San Matteo, scrimone scrimone come acqua pende verso la Rafia e Scurcola, come mediante il mio accesso con le parti interessate è rimasto da me verificato.
Della parte erbosa se ne avvalgono li due Comuni per il pascolo nelli soli mesi di Primavera, e dell’altra parte pietrosa e cespugliosa se ne servono in tutto l’anno per farsi fascine di sterpi, e bussi, per farvi fuoco. La riportata Promiscuità richiama le sue origini da tempo antichissimo. Su di essa essendo nata controversia nel mille cinquecento ventitre, rimase confermata con formale decisione da Lorenzo — di Valle Cupa, Governatore allora del Comune di Carsoli, e delegato a tanto dall’Illustre Duca Ascanio Colonna, come dal documento esistente nel presente Volume fol.d.
Del detto terreno fino ad oggi la detta Promiscuità si è sempre mantenuta, senza che mai più vi sia stata altra controversia. Tutto questo l’ho rilevato dalle interrogazioni da me fatte alli Cittadini rispettivi di ambo le Comuni, e dalla confessione spontanea del Sindaco, e Decursioni di Scurcola, dell’Eletto, e Decurione di Cese.
Il Comune di Scurcola comprende il numero di mille cinquecento ventisette abitanti, li quali possiedono in uno animali numero tre mila ottocento cinquantacinque, non calcolati e non compresi quelli de’ Locali. Quello poi del Comune di Cese ha numero quattrocento, diciotto abitanti, e numero mille cinquecento sessanta tre animali, non calcolati né compresi gli animali de Locali.
Dietro questa verifica, per la quale mi hanno assistito ambe le parti, e dati li lumi, tanto il Sindaco, e Decurioni di Scurcola, quanto l’Eletto, Decurione, ed altri cittadini di Cese hanno dedotto, che volendosi sciogliere l’esposta Promiscuità, lungi dal produrre del vantaggio, formerebbe un serio danno, e porterebbe alterazione alla buona armonia, che fino a questo momento è regnata fra loro. In appoggio di una tale assertiva hanno prodotto li seguenti motivi:
Primo, perché il monte delle pietre territorio promiscuo non è affatto suscettibile di cultura.
Secondo, perché essendo una parte di esso addetta al pascolo ed altra a far fascine per fuoco, dividendosi, o l’una, o l’altra Comune, verrebbe pregiudicata nel —, rendendosi impossibile per ciascheduna di esse l’assegnamento di una parte eguale di pascolo, ed una parte eguale per fascinare.
Terzo, perché l’unica industria di queste due Popolazioni è quella degli animali, e perché tanto l’una quanto l’altra hanno bisogno di pascolo e di fuoco.
Quarto perché tanto per l’una, quanto per l’altra Comune concorrono non solo le circostanze previste nell’articolo nono delle reali Istruzioni de 10 maggio 1810, ma ben anche le altre circostanze —, che impongono di far rimanere, e di non sciogliere la promiscuità dell’indicato monte demaniale delle Pietre.
Io ho stimato perciò di formare il presente processo verbale, firmato dalli predetti Sindaco, Eletto, e Decurioni respettivi; e nel consegnarne una copia al primo, ed una al secondo, li ho prevenuti, che per il giorno ventuno dell’andante mese di settembre, ed anno andrò a rimettere gli atti al Sig. Commissario del Re per la Decisione.
Fatto in Cese li diciotto settembre mille ottocento ed undici.
Filippo D’Amore Pompei Sindaco
Luigi Pompei Decurione
Antonio Fallocco Decurione
Andrea Anzini Decurione
Domenicantonio Ottaviani Decurione
Filippo Tomei Eletto di Cese
Girolamo Rosati Decurione
Tommaso Brogi AgenteProvincia di Aquila
I Comuni di Scurcola, e Cese
Gioacchino Napoleone Re delle due Sicilie, Principe, e Grande Ammiraglio dell’Impero Francese
Il Cav. Ill.mo de Thomasis Relatore al Consiglio di Stato, Comm. del Re per la divisione dei Demani.
Per
La promiscuità tra i Comuni di Scurcola, e Cese in Provincia di Aquila.Gli anzidetti Comuni posseggono un territorio demaniale promiscuo dell’estensione di circa moggia trecento, il quale è denominato il Monte delle pietre. Confina ad Oriente col monte del limitrofo Comune di Cappelle chiamato la Svolta, e Selva; a Settentrione col Monte S. Felice appartenente al Comune medesimo; a Mezzogiorno colla diruta Chiesa di S. Gio: d’Alezio, e col Monte Recinetta promiscuo tra il Comune istesso di Cese, e quello delle Cappelle; ed a Ponente col Casale chiamato delli Pelusi in contrada di S. Matteo scrimone scrimone, come acqua pende verso la Rafia, e Scurcola.
Il detto territorio è eccessivamente pietroso, ed arsiccio con rari cespugli. Non essendo esso suscettibile di alcune coltura, è addetto in parte al pascolo degli animali, ed in parte a far fascine de’ cespugli, che vi allignano. La promiscuità di un tal territorio fra i due Comune ripete una origine che ha un giudicato profferito nell’anno 1523, cui diede causa la contesa de’ confini fra i due Comuni.
I rappresentanti de’ Comuni medesimi han fatt’osservanza che la divisione del territorio promiscuo recherebbe del danno a’ rispettivi cittadini, e si farebbe causa di discordie fra di loro; poiché non si potrebbe tal divisione effettuare senza privare o gli uni, o gli altri dell’alternativo comodo di pascere i rispettivi animali, e di far le fascine, de’ quei usi hanno essi eguale necessità.
Dietro di tuttocciò viste le carte della verifica, ed il processo delle riferite rimostranze de’ Comuni partecipantiOrdina, e dichiara
La promiscuità del dedotto territorio demaniale sia conservata fra i suddetti Comuni, secondo il solito; e se ne faccia relazione a S.E. il Ministro dell’Interno, in osservanza dell’articolo 9 delle Reali Istruzioni del 10 Marzo 1810.
Fatto in Chieti oggi li 6 Dicembre 1811.
Giuseppe de Thomasis
Ortona 12 Novembre 1811
Giuseppe Petroni Direttore della 3za Sezione per la Divisione de’ Demani
A S.E. Il Sig. Cavaliere De Thomasis Relatore al Consiglio di Stato, e Commissario del Re’Eccellenza
Hò l’onore di mettere sotto gl’occhi di V.E. due processi di verifiche fatte dall’Agente Broggi.
Uno per la promiscuità di un demanio denominato Monte recinetta tra’ i Comuni di Cese, e Cappelle dell’estenzione di Moggia quaranta circa addette al pascolo.
L’altro tra’ i Comuni di Cese, e Scurcola dell’estenzione circa Moggia tre’cento conosciuto sotto il nome di Monte delle pietre addetto anche a pascolo, ed in parte cespuglioso per fascinare.
Tali promiscuità per comodo, e vantaggio dei Comuni si è chiesto dalle parti di non doversi sciogliere; e poiché si ravvisano de motivi espressi nell’art. 9 delle Istruzioni de 10 Marzo 1810 sono di avviso che debba V.E. compiacersi di provocare gl’ordini, onde una tale promiscuità resti confirmata. Coi rispettivi volumi le trasmetto i Stati del travaglio sofferto dell’Agente, e sarà dell’arbitrio di V.E. di moderarli in quella parte dove avesse ecceduto dalla tariffa. Sono col più profondo rispetto.
Petroni
[1] Il Monte Cocurello (1795 m s.l.m.) è situato nelle adiacenze del Monte della Magnola, tra i paesi di Forme e Ovindoli.


< Articolo originale elaborato dai documenti dell’Archivio di Stato dell’Aquila e dai testi tratti da G. Grossi, “Scurcola marsicana monumenta” (2007))>
- Si veda al riguardo la dettagliata descrizione del professor Giuseppe Grossi, in “Scurcola marsicana monumenta” (2007), qui riportata in forma di estratto. \\ ↩︎

2 risposte a “La “promiscuità” con Cappelle e Scurcola e tutti gli abitanti del 1811”
Ciao Roberto. Questo articolo è uno dei più interessanti tra gli ultimi scritti. Veramente notevole, lo devo rileggere con calma perché adesso sono in vacanza. Grazie per l impegno profuso nelle ricerche. Un saluto a tutti voi.
Ciao Ercole. Grazie per il consueto interesse ed apprezzamento. Appena possibile, ti invio anche le pagine originali con gli elenchi.
Un saluto a tutti voi!