[Storia delle Cese n.166]
da Osvaldo e Renzo Cipollone
Per un periodo ben definito, nei primi anni ‘70, serpeggiava tra studenti e giovani del posto una certa forza critica volta ad evidenziare alcuni problemi, anche non strettamente politici. Criticando abitudini e consuetudini, con specifiche iniziative si mettevano anonimamente alla berlina le autorità e anche gli abitanti che non provavano a modificare le cose. In più di una circostanza, in particolare, all’alba i cesensi hanno trovato lungo le strade del paese una serie di volantini con cui si prendevano di mira i responsabili e gli operatori in campo sanitario. In altre occasioni, invece, gli autori hanno sollevato questioni relative alla parrocchia o in generale all’impianto sociale.
C’è da dire che, sebbene il “movimento” si ritenesse apartitico (nonostante molti lo considerassero – a ragione o a torto – “di sinistra”), ha prodotto alcuni cambiamenti importanti sorti anche da discussioni e riflessioni approfondite; se non altro, ha fatto aprire gli occhi alla gente, scuotendola da un lungo torpore. Precedentemente, altri giovani, studenti, operai e contadini avevano fatto sentire la propria “voce” in diverso modo. Avevano inviato proteste e richieste a politici ed autorità responsabili e lo avevano fatto con proprietà di linguaggio e mezzi diretti: così erano riusciti a denunciare disagi e problemi, come nel caso riportato da un giornale di più di trent’anni fa, con alcuni articoli dei quali si riportano di seguito i passaggi d’interesse.
Dal quotidiano “Il Tempo” del 3/7/1971
Riempite di scritte le strade del paese Cese 2 luglio 1971
Quale risultato si aspettassero dalla loro brillante trovata gli ignoti “verniciatori” che, di notte, coraggiosamente hanno riempito la strada che attraversa Cese con scritte come: “Vogliamo l’acqua!” – “Siamo stufi!” – “Riparate l’acquedotto!” et similia, proprio non si riesce ad indovinare. Si ha l’impressione che le scritte, così ben (orizzontalmente) disposte, fossero dirette alle… nuvole che, dall’alto potevano leggerle agevolmente, ma a parte il fatto che è poco probabile che le nuvole sappiano leggere, non si vede come esse, poverine, avrebbero potuto accogliere le strazianti richieste. Si sa che la loro acqua, prima di giungere ai rubinetti di Cese, deve necessariamente percorrere una certa tubatura che, durante l’estate, trova bloccata. (!) Eh no, ignoti contestatori, non ci siamo!
Non è con le scritte o con gli altrettanto anonimi foglietti ciclostilati che si può sperare di ottenere qual- che cosa dai Signori del Palazzo Comunale di Avezzano! La protesta è, senza dubbio, lecita e necessaria, ma va fatta in ben altro modo (sempre lecito, logicamente). E non si capisce, poi, perché chi la fa deve nascondersi, dal momento che si tratta di chiedere il rispetto di un sacrosanto diritto[1].
Il tema delle proteste per la carenza d’acqua sarà affrontato in una ricostruzione dedicata, mentre quello dei volantini contro i responsabili sanitari trova una testimonianza fotografica nell’articolo pubblicato da Renzo Cipollone su “La Voce delle Cese” nel 2022.
LO SAPEVATE CHE… Anche a Cese abbiamo avuto la nostra “contestazione sessantottina”? Gli studenti universitari ormai erano molto numerosi ed era dunque giocoforza che questo avvenisse, anche se camuffato con disegni puerili e testo sgrammaticato. Successe che una domenica mattina i Cesaroli hanno trovato le strade cosparse da questi volantini.

Il personaggio non la prese bene….e così, due settimane dopo, i cittadini di Cese ricevettero la “chiamata alle armi”:
PAESANI, forse abbiamo sbagliato l’altra volta a distribuire quel volantino vignetta: credevamo che la persona interessata fosse più intelligente e avesse capito tutto quello che era dietro al disegno. Non è stato così: non l’ha capito e anzi con il suo atteggiamento irrisorio ha offeso noi e voi. Noi, perché ha pensato ad uno scherzo non preoccupandosi che potesse essere una cosa seria; voi, perché pensa che non abbiate il coraggio di reagire. Ebbene, faremo vedere a costui che non scherziamo: abbiamo una competenza in materia che ci permetterà di fare un’azione più seria se lui non darà segno di buona volontà nello adempiere ai suoi doveri di medico. Di tanti doveri che la sua professione comporta ne nominiamo due, i più urgenti: VOGLIAMO UN AMBULATORIO A CESE. Le malattie non si comandano, non possiamo permetterci il lusso di ammalarci quando egli è disposto a visitarci; di una ricetta si ha bisogno in tutti i momenti, specialmente di notte. VOGLIAMO UN PO’ DI SERIETÀ PROFESSIONALE: non si è mai visto un medico bussare casa per casa con due borse in mano: egli continua il giuoco dei bambini: tanto mi dai tanto ti do. PAESANI, se non vuole capirle lui queste cose, cercate di capirle voi e appoggiateci: prendete delle iniziative, queste saranno anche nostre; ricordatevi che abitiamo nelle vostre case, che siamo vostri parenti e che quindi i vostri problemi, e specialmente questo, sono i nostri problemi. Se vi può far coraggio vi facciamo sapere che il nostro gruppo, inizialmente formato da due sole persone, è arrivato a contare 30 membri provenienti da tutte le categorie: giovani, anziani, donne.
Segni di una volontà di cambiamento e di una forza critica che forse in seguito sono confluite in movimenti più ampi, probabilmente più maturi, ma che a ben vedere hanno beneficiato anche della voglia di rinnovamento e di progresso passata attraverso le contestazioni “cesaròle” degli anni ’70.
[1] Paradossale che la critica sull’anonimato sia contenuta in un articolo firmato anonimamente da un “Caesensis”
<Rielaborato da Osvaldo Cipollone, “Orme di un borgo” e da un articolo di Renzo Cipollone pubblicato su “La Voce delle Cese” nel 2022>


