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Le “figlie di Maria” e i “ragazzi di San Tarcisio”

[Storia delle Cese n.165]
di Roberto Cipollone

La radicata fede religiosa ha da sempre generato in Cese un ambiente fertile non solo alle vocazioni, ma anche alla presenza ed attività di associazioni e gruppi di giovani credenti. Nella relazione del parroco Don Antonio De Angelis[1] datata 2 settembre 1912 si legge, ad esempio: «In parrocchia vi sono altre associazioni cattoliche: 1° “I ricreatori Festivi” di S. Luigi; 2° il circolo giovanile “Dio e Patria”; 3° il Circolo democratico Cristiano “Pietro Marso”; 4° la Casa Rurale “Beato Bonaventura da Cese”; 5° lo sposalizio delle “Figlie di Maria”». Alcune di queste associazioni sembrano essere scomparse dopo il 1915; altre si sono evolute, come il circolo giovanile “Dio e Patria” poi confluito nella “Azione Cattolica”. Quello che era allora indicato come “lo sposalizio delle Figlie di Maria” è invece sopravvissuto nel primo dopoguerra come “Pia Unione della Figlie di Maria”, una sorta di congregazione rimasta in vita plausibilmente fino agli anni ’40. Nel bollettino parrocchiale del marzo 1925 curato da don Vittorio Braccioni si legge: “6 gennaio scorso – Presieduta dalla sig.ra direttrice, la Pia Unione delle Figlie di Maria si raccolse in allegra ricreazione e furono distribuiti dei premi. Nella stessa sera ebbe luogo la premiazione dei fanciulli di S. Tarcisio”. Nel calendario delle attività dello stesso bollettino, si legge inoltre: “Tutti i lunedì sera: istruzione liturgica e di canto per i fanciulli di S. Tarcisio. 1° marzo: comunione generale delle Figlie di Maria. Adunanza generale degli ascritti all’Apostolato di Preghiera. 8 marzo: adunanza Zelatrici Apostolato di Preghiera”. Una cadenza che documenta un’intensa attività di diversi gruppi religiosi, come tra l’altro ricordato qualche anno fa da alcuni testimoni del tempo, tra cui Sofia Marchionni: «Quando don Vittorio ha cominciato a fare il parroco qui, già esistevano le confraternite e altre associazioni parrocchiali, ma durante la sua permanenza in paese ha promosso iniziative nuove, pur mantenendo le tradizioni in vigore. In occasione della veglia ai sepolcri, ad esempio, dava indicazioni perché durante tutto l’arco del tempo, di giorno e di notte, si alternassero a turno i membri delle varie associazioni. Era così che si potevano notare due persone sempre presenti, a rotazione, tra i chierichetti, i “Ragazzi di San Tarcisio”, le “Figlie di Maria”, le “Zelatrici”, l’”Apostolato della Preghiera”, le confraternite ed altre ancora»[2].

Oltre alle confraternite, negli anni a cavallo tra le due guerre avevano certamente una particolare rilevanza i gruppi giovanili delle “Figlie di Maria” e dei “Ragazzi di San Tarcisio”. In relazione alle prime, è noto che la “pia unione” facesse parte di un ampio movimento attivo in Italia già dalla seconda metà dell’800 con il fine di “proteggere l’innocenza delle giovanette, difendere la loro tenera età dal pestifero contagio del secolo, e avviarle per via di consigli e pratiche di religione all’esatto adempimento dei doveri che hanno verso Dio, verso il prossimo e verso se stesse; non che al conseguimento di una soda virtù cristiana sotto la custodia fedelissima dell’Immacolata Regina del Cielo e dietro i luminosi esempi della tredicenne verginella sant’Agnese”[3]. Le ragazze vi partecipavano a partire dagli 11-12 anni e, in ossequio al requisito di “verginità”, potevano rimanervi fino a quando non si sposavano (sebbene esistessero anche figure-guida pensate per le donne che proseguivano il percorso anche dopo il matrimonio). Da testimoni come Teresina Di Matteo sappiamo che le riunioni della “pia unione” si tenevano generalmente la domenica, che l’impegno e la partecipazione erano tenuti in alta considerazione da tutte le ragazze e che spesso don Vittorio organizzava incontri e passeggiate all’aperto, in primis presso la chiesetta della Madonna delle Grazie. Dalle testimonianze fotografiche sappiamo invece che chi diveniva a tutti gli effetti “figlia di Maria”, dopo la prima fase da “aspirante”, riceveva la relativa medaglia con l’incisione del simbolo associazionistico su un lato e la scritta “Sono figlia di Maria” sull’altro. Sappiamo inoltre che le appartenenti alla “pia unione” partecipavano con particolare devozione alle processioni del paese, in primis quella alla Madonna delle Grazie, in concomitanza della quale indossavano un abito bianco e la veletta sul capo dello stesso colore. In testa alla stessa processione sfilava lo stendardo dell’unione riccamente decorato, di cui è rimasta traccia fotografica nella versione del 1936. Si sa, tuttavia, che un altro stendardo delle Figlie di Maria era presente già negli anni ’20, stando ad alcuni registri dell’archivio diocesano di Avezzano nei quali lo stesso viene elencato tra i benefici della parrocchia di Cese assieme allo stendardo della SS.ma Trinità e a quelli del Sacro cuore di Gesù, della Visitazione della Beata Vergine e della Madonna delle Grazie (inventario del 1° dicembre 1929)[4]. La presenza processionale delle “Figlie di Maria” a Cese ha alcune analogie con altre manifestazioni religiose marsicane ed abruzzesi. Si sa, ad esempio, che nelle processioni di Pereto sfilavano «per primi gli “Angioletti” ovvero i bambini, in alcuni casi vestiti da angeli con tanto di ali e aureola. Erano seguiti dalle “Figlie di Maria”, ovvero le donne non sposate. Era un’associazione, simile ad una confraternita. Le “Figlie di Maria” erano precedute da una stennardina (un piccolo stendardo) raffigurante la Madonna al centro con una fanciulla in ginocchio alla sua sinistra. Il tutto è racchiuso in un ovale e sopra questo ovale si trova scritto: SS IMMACOLATA. Le adepte erano contraddistinte da un nastro azzurro, mentre le novizie avevano un nastro verde»[5]. Particolarissima, anche se solo parzialmente legata alle “Figlie di Maria”, era anche la “processione delle verginelle” che si teneva a Rapino, in provincia di Chieti, in occasione della festa della Madonna del Carpineto. «Attualmente la Processione è aperta dai più piccoli, fanciulli e fanciulle anche di tre anni, detti “Angioletti”, seguiti dalle verginelle, vestite di bianco e rosa, ma anche celeste, e ornate d’oro. Subito dopo sfilano il gruppo dei “Pagetti” e, a chiudere il corteo, le “Figlie di Maria”, ragazze vestite di bianco e azzurro che aprono la via alla statua della Madonna. Tutti una volta avevano capelli arricciati in segno di illibatezza, e nella processione sfilavano anche due buoi bianchi»[6].

Sui “fanciulli” o “ragazzi di San Tarcisio” non si hanno invece molte notizie, anche perché non esistevano corrispondenti associazioni o “pie unioni” di carattere nazionale. Si sa però che San Tarcisio è tuttora il patrono dei chierichetti e che la sua figura ha una connessione particolare con il sacramento dell’eucarestia. Tarcisio (o Tarsicio, nome che rivela con maggiore evidenza il legame con la città turca di Tarso) fu infatti ucciso nel 257 d. C. a soli dodici anni mentre portava la comunione ai cristiani in carcere e nelle catacombe. Nel tempo, al patronato del Santo sono stati affidati i chierichetti (gli attuali “ministranti”), i paggi del Santissimo Sacramento e gli aspiranti della Gioventù Italiana dell’Azione Cattolica. Anche il gruppo di Cese, plausibilmente creato da don Vittorio Braccioni negli anni ’20, aveva probabilmente la stessa vocazione, con un’attenzione particolare all’istruzione liturgica, all’esercizio del canto ed all’attività all’aperto, come testimoniato in particolare da una fotografia di metà anni ’30 che ritrae un gruppo di bambini e ragazzi durante un’escursione in montagna organizzata da Padre Giovanni Di Matteo. Come le altre associazioni, anche questa aveva la principale finalità di avvicinare quanto più possibile i giovani alla vita della chiesa locale, promuovendo un forte senso d’identità nel segno dei valori cristiani che, a ben vedere, sono rimasti con grande forza nella natura delle persone e del paese.


[1] Lo stesso che morì sotto le macerie mentre celebrava messa il 13 gennaio 1915.
[2] “Don Vittorio. Abate di Cese”, di Osvaldo Cipollone.
[3] “Manuale ad uso della primaria e delle altre pie unioni delle Figlie di Maria”, Padre Don Alberto Passeri (1870).
[4] Esiste anche un inventario del 23 settembre 1915 in cui non viene elencato nessuno degli stendardi su menzionati, ma trattandosi di una relazione immediatamente successiva al terremoto del 13 gennaio, è facilmente ipotizzabile che l’elenco sia parziale, anche perché le macerie della chiesa distrutta sarebbero state rimosse solo dopo alcuni anni.
[5] “Pereto: le processioni”, a cura di Massimo Basilici. https://www.lumenassociazione.it/wp-content/uploads/2019/07/Quaderno-21.pdf
[6] https://abruzzomarrucino.it/consigli/la-processione-delle-verginelle-22685


<Articolo originale basato sulle fonti citate>

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