[Storia delle Cese n.158]
di Roberto Cipollone
Nella prima metà degli anni Settanta si è sviluppato a Cese un fenomeno del tutto particolare e, a suo modo, rivoluzionario, quello dei “club”. Si trattava in sostanza di ritrovi di amici, comitive, gruppi organizzati in forma di circoli informali più o meno aperti e con vocazione diversa, creati dai giovani del posto in risposta alla mancanza di divertimenti diversi dai classici bar e in alternativa alle occupazioni ed ai passatempi tradizionali. Soprattutto, al tempo i club rappresentavano la risposta ad una ricerca di libertà che sbatteva spesso contro le varie forme di controllo sociale e contro l’occhio vigile dei genitori, dei familiari e in generale dell’autorità. Dai racconti dei protagonisti si capisce come, tuttavia, non fosse la voglia di trasgressione ad animare questi ritrovi, quanto il desiderio di uno spazio proprio in cui stare insieme, affermarsi, ascoltare musica e magari ballare anche tra ragazzi e ragazze. Già, perché prima di allora le feste in casa erano quasi sempre a compartimenti stagni. “Quando c’era il compleanno di una ragazza, ad esempio, solitamente i maschi non erano invitati, o se lo erano, quasi mai potevano ballare con le ragazze, a meno che non fosse già in corso un fidanzamento e quindi la relazione fosse acclarata”. C’è da dire, al riguardo, che non tutti i neonati club erano a presenza mista; anzi, la maggior parte era frequentata solo dai ragazzi, sia per un retaggio storico che per l’avversione dei genitori. “Magari le ragazze provavano a partecipare, ma spesso succedeva che dopo un po’ le madri e i padri negassero loro di continuare e le tenessero ancor più sotto controllo”. Prima dei club degli anni Settanta, d’altra parte, c’erano stati i ritrovi dei ragazzi, formatisi a loro volta all’ombra delle vecchie cantine dei padri. “C’era ad esempio il “Pecor club” sopra alle Mandre, alla fine dell’attuale via Machiavelli, dove però si ritrovavano quasi solo per le cenette. Si può dire che loro siano stati i primi, ma i club veri e propri sono arrivati dopo”. L’elemento di distacco dei club degli anni ’70, oltre alla possibile – per quanto limitata – presenza femminile, era infatti rappresentato dalla centralità della musica. Tra gli altri c’era il club “Gilera”, c’era il club “Trombetta”, spostatosi in un secondo momento dalla proprietà del nonno di Claudio, Anna, Alba… Marchionni alla casetta all’angolo tra Via Pascoli e Via Petrarca, e c’era il club “Ferraro”, chiamato così dal nome del proprietario dello stabile preso in affitto all’angolo di Via Monte San Felice, ossia il fabbro ferraio Francesco Cicciopastore. “Quando lui è andato via per trasferirsi in una casa di riposo, abbiamo preso in affitto casa sua, con contratto regolare. Era una casetta a due piani; a piano terra ci ritrovavamo, ballavamo, c’era una pila di giradischi, mixer, dischi… tutti cantanti e gruppi d’avanguardia: Deep Purple, Genesis, Led Zeppelin, Pink Floyd. Merito di Fiorello, ovviamente. È andato avanti per sette-otto anni, da inizio anni ’70; quando abbiamo cominciato eravamo ragazzotti, diciottenni o quasi”. Il club “Ferraro”, in particolare, era ricercato perché frequentato anche dalle ragazze. “Al club Trombetta ad esempio erano tutti maschi, allora quando volevano organizzare qualcosa con le ragazze venivano da noi o ci chiedevano di andare da loro portandole con noi. In occasioni speciali come il Capodanno, poi, con una piccola quota si univano anche i ragazzi e le ragazze più grandi, che magari non avevano la possibilità di andare a divertirsi fuori e quindi venivano da noi per trascorrere una serata in allegria con gli amici e i fidanzati o le fidanzate. Sì, sicuramente qui sono nati i primi approcci, ma non erano le “case del peccato” come al tempo sono state dipinte (anche dall’altare)”. Nei club, d’altra parte, sono anche nati i primi amori e in molti casi sono andati avanti trasformandosi in famiglie, e questo non può che essere positivo, oltre che romantico.
Le vicende del “Club Ferraro”, in particolare, hanno fatto da spunto anche ad un romanzo fantasioso scritto con un lessico del tutto particolare da “Angelo Torre”; il suo libro omonimo[1] narra infatti la “storia di un gruppo di ragazzi quasi adulti che in un paese della provincia italiana si apprestano a fondare un club. Il ritrovo esclusivo della gioventù del luogo sarà lo spazio entro il quale si scontreranno le tradizioni secolari di una società piccolo borghese e contadina con la volontà dei ragazzi di autoaffermarsi”. Tale contrasto è ben rappresentato da uno dei primi passi del racconto, in cui si legge: “Uno di fronte al Club quella sera combatteva le luci iridescenti con fasci onniscienti sortiti raminghi e solitari dalla finestra grigio perla per la merla della notte che tutto inghiotte nera china orribile fino all’indicibile. […] Una coppia di residenti un po’ anzianotti, a passo svelto, cercava di raggiungere la dimora. Si sentirono degli apprezzamenti negativi. – Cosa si sono messi in testa questi ragazzi? E di rimando la donna al suo fianco: – Questa gioventù non ne può più, dimmi tu cosa c’è di più”. La fase che precede la nascita del club, invece, viene inquadrata dall’autore all’interno di un incontro in piazza.
Lino al centro di quel crocchio, mal serrato, un pochino ampio, e distrattamente flemmatico, disse: -Che ne pensate se fondiamo un club?
– Che cosa dobbiamo fare? Rispose Fiorello.
– Procurarci uno spazio per il divertimento. Aggiunse Lino
– Veramente una bella idea. Disse Pino: – Non sembra facile, tuttavia, da realizzare. […]
– Per quale motivo? Rispose Lino: – Non sarà difficile mettere d’accordo gli elementi della comitiva… E poi, pensa, come sarebbe bella l’estate con un ritrovo tutto per noi.
– …. Chissà quanti sarebbero interessati… e soprattutto c’era da tener presente le difficoltà d’ordine pratico: l’affitto, la pulizia, il divertimento, le ragazze, le fregnacce, le quisquilie, le incombenze tra le riverenze e le impertinenze mai sobrie per l’annoso problema del sistema. Risposi io.
– Che cosa dici. Vaneggi? Celiò Pino […]
– Possiamo cominciare subito a diffondere l’idea. Soggiunsi.
– E… poi dovremmo cercare una stanza… o una casa in affitto… Precisò Fiorello: – Chi è disposto. Chi si pone a capo fila. Mi raccomando non nascondetevi. […]
– Possiamo pensarci un attimo…. E risolvere le faccende man mano che si presentano. Disse Lino e continuò: – Cercheremo di convincere gli incerti… vedremo se nel paese c’è qualche casa che si possa affittare…. E soprattutto cercheremo di essere uniti nel portare avanti l’idea … Diciamocelo in faccia mi sembra l’unica idea nuova circolante nel paese e le difficoltà sulla sua realizzazione sono risolvibili con l’impegno di tutti … e soprattutto di quelli che ci credono di più.
– Allora cominciamo a pensare alle case disabitate che sono in paese. Aggiunse Lino. […]
Pino disse: – Forse ho idea di chi potrebbe possedere una casa disponibile? […]
– Sarebbe già disponibile? – Chiese Fiorello.
– Sì. …forse sì. Ribatté titubante.
– Ne fai un segreto di stato. Osservò Paolo un pochino dispiaciuto.
– Mi sembra prematuro dire quale opportunità si presenta, perché l’idea è ancora un abbozzo. Mancano le adesioni degli altri amici e soprattutto la volontà di volerla veramente affittare per quello scopo. Disse risoluto ed esaustivo Pino sull’argomento che stava incrinando un pochino il nostro umore.
– E poi dovremmo vedere la spesa da sostenere. Aggiunse Fiorello.
– Non è un problema pagare un affitto, siamo in tanti? – Suggerì Lino realista, ma non preoccupato per quella determinazione.
Andavamo a passo lento, virulento, e sonnolento dietro ai più di una gioventù con più problemi che lessemi […]
Al di là delle vicende romanzate, ad ogni modo, i club degli anni Settanta hanno rappresentato un fenomeno particolarissimo, fatto di grande vitalità e innovazione, in un momento di forti cambiamenti a cui i giovani e le giovani di Cese hanno risposto con originalità e voglia di libertà, alla ricerca di un loro posto e di una loro strada nel percorso verso l’età adulta.
[1] https://store.youcanprint.it/club-ferraro/b/8f4dab88-0c52-5a86-b65d-b02b6f905c68
<Articolo originale basato su ricerche personali e testimonianze dirette>



