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Dalle guardie comunali e rurali alle guardie campestri

[Storia delle Cese n.151]
di Osvaldo e Roberto Cipollone

Ripercorrendo le strade di campagna, le viuzze e le piazzette dei quartieri di un tempo tornano in mente alcune professioni particolari, oggi scomparse, come quelle delle guardie comunali e delle guardie campestri. A memoria d’uomo, uno dei primi a svolgere la mansione di guardia comunale a Cese è stato Antonio Ciciarelli (1874), zio, tra gli altri, di Filomena, Genoveffa, Angela Dea, così come di Agnese e Maria Carmina Bartolucci. La stessa professione è stata poi svolta da Enrico Micocci (Richetto,1888) che abitava in via Santa Lucia e che è stata la prima Guardia Comunale di Avezzano con assegnazione del servizio a Cese. Era stato nominato provvisoriamente per tale incarico il 31 marzo 19151, ossia immediatamente dopo il terremoto, “in attesa che si potessero bandire i concorsi allora vietati”, come riportato nell’atto di revoca dell’incarico che risale comunque al 1925. Un lontano ricordo riporta nei pressi del fontanile delle pecore, quello con i bordi bassi situato in Via San Sebastiano, mentre Richetto Micocci era intento ad allontanare alcune oche che, nuotando all’interno delle due vasche, starnazzavano intorbidendo l’acqua dove si abbeveravano soprattutto i numerosissimi ovini del tempo. Dopo di lui, le mansioni di guardia sono state espletate da Nicola Bianchi (1919), marito di Eleonora D’Angelo di Antrosano, il quale dopo diversi anni d’incarico2 è passato a svolgere il ruolo di usciere presso il Tribunale di Avezzano. L’ultimo ad aver svolto questa professione in paese è stato Nicola Del Ponte, di Avezzano. Questi, frequentando Cese appunto per lavoro, al tempo si innamorò e poi sposò Marietta Torge (sorella di Rosinella), il cui figlio, Germanino, è rimasto molto legato al paese. Tra le guardie native di Cese merita una menzione Luigi Bianchi (1943), regolarmente assunto dal Comune di Avezzano, dove prestava servizio.

Prima delle guardie comunali esisteva la figura di “guardia rurale”, di cui si ha traccia a Cese già agli inizi dell’800. Dai documenti dell’archivio comunale di Avezzano risulta infatti che nel 1822 il ruolo di “Guardia Rurale” per il “riunito di Cese” era stato svolto da Sabbatino (o Sabatino) Torge, il quale, per tale incarico, sarebbe stato poi pagato a partire dal 1° di marzo dello stesso anno3. Stando a quanto riportato nelle delibere del Decurionato4 di due anni dopo, nel 1824, la figura non era stata poi confermata o ripristinata. “Vari cittadini han domandato di mettersi le Guardie Rurali, onde impedire coll’opera loro i danni che si fanno nella Campagna”, si legge nei documenti comunali. A tale richiesta, il Decurionato avrebbe opposto la mancanza di fondi, rimandando l’istituzione delle guardie: “considerando che non vi è fondo da investire pel pagamento che si deve […], il Decurionato riserva all’anno venturo lo stabilimento delle Guardie Rurali”. Lo stesso Torge riappare, in ogni caso, nei documenti comunali del 1830, anche se in collegamento con un episodio poco edificante; si legge infatti tra gli Atti del Comune: “Nel 1830 la comunità di Cese si spaccava ai massimi livelli decurionali, quando la guardia rurale del paese S. Torge assaliva ed arrestava il paesano N. Allegritti che, ospite di G. Cosimati, era stato accoltellato durante una lite dal fratello della guardia. L’Allegritti, protetto dall’eletto G. Cipollone, accusava il Torge di essere un delinquente ed un estortore, mentre l’eletto aggiunto A. Rosati era partigiano del Torge che impunemente rimaneva al suo posto”. Lì sarebbe rimasto apparentemente fino al 1856, stando agli stessi atti che ne riportano la collocazione a riposo (formalmente “giubilazione”) in quell’anno ed il rimpiazzo nel 1857. Si legge infatti: “Il 20.04.1856 il decurionato accordava la giubilazione a Sabatino Torge, guardia rurale di Cese”, e, più avanti: “Il 16.04.1857 il sindaco De Clemente ternava, per il rimpiazzo del guardiano rurale di Cese, Bartolomeo A. Cipollone, Feliciano Nusca e Antonio Galdi”. Sarebbe stato quest’ultimo a ricevere da lì a breve la nomina ufficiale, nonché, tre anni dopo, un elogio pubblico (“Il 04.05.1860 il decurionato elogiava il maestro don Stefano Cosimati di Cese ed Antonio Galdi, guardia rurale”). L’incarico dello stesso Galdi sarebbe però durato poco, apparentemente per il suo arruolamento con l’esercito borbonico dell’ormai deposto Re Francesco II; si legge infatti negli atti: “Il 15.02.1861 … riguardo al guardiano rurale di Cese Antonio Galdi, si faceva notare che lo stesso si era dimesso dall’incarico, arruolandosi con le forze borboniche”. Dopo di lui, l’incarico sarebbe andato a Domenico Antonio Micocci (“Il 28.11.1861 il consiglio nominava Domenico Antonio Micocci fu Pietro come guardia rurale di Cese”).

Un’altra tipologia di guardia locale derivata con tutta probabilità da quella “rurale” era la “guardia campestre”, il cui incarico prevedeva un maggior coinvolgimento da parte dei proprietari terrieri (ovviamente, per la parte di competenza nell’area di Cese). Al tempo, infatti, veniva indetta un’assemblea pubblica che si riuniva solo in seguito alla comunicazione del banditore e nella riunione venivano presentate una o più candidature; poi, seduta stante o in seguito, una commissione esaminava i requisiti e segnalava al Consorzio delle Guardie Campestri il nome designato. Questi era tenuto a presentare i documenti richiesti (compreso il certificato medico relativo alla condizione psico-fisica) e successivamente veniva sottoposto a giuramento presso il Tribunale, che lo inviava alla Prefettura. Quest’ultima, dopo aver emanato il relativo decreto, consegnava all’incaricato armi, berretto e blocchetto per le contravvenzioni. La trafila era dunque complessa, ed il compito abbastanza delicato. Le guardie campestri si muovevano a piedi o in bicicletta comunicando preventivamente il tragitto al responsabile dell’ufficio. Una volta alla settimana venivano raggiunte dal capo guardie di Avezzano, che si spostava a bordo di una vespa e verificava sia il normale servizio sia le note e le denunzie effettuate, oltre ad eventuali altre segnalazioni. Il primo ad ottenere l’affidamento dell’incarico a Cese è stato Giuseppe Bianchi (Ddròcchi,1892), che lo ha mantenuto per un bel periodo. In seguito ha preso servizio per qualche anno Francesco Bianchi (Chècco dejjo Ûttaro, 1919), nominato nel 19465, e dopo di lui Cesidio Di Giamberardino (1923), che lo ha svolto in realtà per poco tempo. Giovanni Bianchi (jo vardiano, 1937) è stato incaricato da giovanissimo, a 19 anni, e ha svolto il compito per più di 3 anni. A lui è succeduto Francesco Cipollone (de Baccono, 1923), il quale ha di fatto chiuso la serie degli incarichi relativi a questa professione, che dopo di lui è stata  soppressa e mai più riaffidata.

Le guardie campestri esistevano ovviamente anche altrove, specialmente nel Fucino, con compiti più o meno simili. Quelle di Cese, però, oltre a tutta la campagna dovevano vigilare anche la vasta zona pedemontana coltivata per lo più a vigneti e legumi vari. Inoltre tutta la falda del Salviano, ricoperta da un’intensa vegetazione di querceti, spesso era sfruttata da pastori abusivi, procacciatori di legna e ladruncoli vari che, muovendosi tra arbusti e piante, si nascondevano facilmente alla vista. La presenza quotidiana delle guardie campestri fungeva dunque da efficace deterrente contro possibili azioni da parte di malintenzionati e di quanti potevano danneggiare le altrui proprietà magari transitando con carri agricoli, bestiame o anche a piedi. Con il declino del mondo rurale, però, anche questa figura nel tempo è del tutto scomparsa.


<Articolo originale di O.Cipollone arricchito dai documenti dell’Archivio di Stato di Avezzano e da ricerche personali>

  1. Dagli Atti del Comune di Avezzano: “Il 31.03.1915 il delegato nominava guardia rurale di Cese Enrico Marchionni”, e, più avanti: “Il 29.01.1916 il delegato nominava nuovo veterinario di Cese Francesco Nanna e guardia campestre Enrico Micocci”. ↩︎
  2. Era stato nominato a gennaio del 1946: “L’11.01.1946, con la presenza dell’assessore supplente Matteo Marchionni, la giunta nominava il reduce di guerra Nicola Bianchi come nuova guardia rurale a Cese, oltre a riassumere gli spazzini Luigi Di Fabio ed Anselmo Patrizi rimpatriati dalla prigionia”. ↩︎
  3. “Il Decurionato, essendosi informato in tale circostanza, ha rilevato che il detto Torge abbia principiato a prestare qualche servizio per li mesi di Gennaro e Febraro, da Marzo poi a questa parte habbia prestato l’intiero servizio a detto Riunito di Cese. […] dal primo Marzo corrente anno possa essergli pagato il soldi di Guardia Rurale”. ↩︎
  4. Il decurionato era un collegio assimilabile all’attuale consiglio comunale, sebbene non tutti potessero essere eleggibili. I decurioni, infatti, erano sì eletti per sorteggio, ma solo coloro che erano iscritti nella lista degli “eligibili”, approvata dagli intendenti, potevano entrare a farne parte; l’eleggibilità, tra l’altro, era legata anche alla rendita posseduta. ↩︎
  5. “Il 17.05.1946 la giunta nominava Francesco Bianchi a guardia campestre di Cese”. ↩︎

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