La Madonna dejj’ómmeni

[Storia delle Cese n.141]
da Osvaldo Cipollone

Le Cese ha avuto – ed in alcuni casi ha ancora – diverse usanze religiose molto particolari o addirittura uniche. È questo il caso, ad esempio, di una ritualità dedicata alla cosiddetta “Madonna degli uomini”, la “Madonna dejj’ómmeni” in dialetto, specificità che non si rintraccia in nessun’altra tradizione religiosa locale e che rappresenta probabilmente un caso unico in tutto il territorio nazionale.

La “Madonna dejj’ómmeni” veniva venerata in concomitanza dei festeggiamenti per il “Nome di Maria”, il 12 settembre. Allora la festa patronale, popolarmente “festa di settembre”, si svolgeva proprio in quel giorno, e, in occasione della festa, lo stendardo della Madonna veniva esposto nell’abitazione di un uomo estratto a sorte. Da qui il nome popolare di “Madonna dejj’Ómmeni”. Nella circostanza, infatti, erano solo gli uomini sposati a partecipare all’estrazione. Il fortunato prelevava lo stendardo, lo portava in processione e provvedeva ad adornare la casa per la venerazione dei fedeli. In segno di gratitudine e di festosità lo stesso offriva un rinfresco ai compaesani (“jo rifresco” con “i cumprimenti”, ossia dolci e bevande), mentre la propria famiglia veniva omaggiata con la “mmutina”, cioè con doni in natura recati dai visitatori; soprattutto chi aveva legami di parentela, amicizia e vicinato con il festaiolo omaggiava la famiglia con beni in natura.

La particolare immagine portata in processione ed omaggiata con devozione altro non era che quella della “Madonna delle Grazie”, la stessa che ancora oggi viene custodita nelle case durante il mese di maggio.

Al tempo, la “Madonna degli uomini” veniva custodita per un anno intero e tenuta nella stessa casa, usualmente dentro una grossa credenza. La storia vuole che negli anni ’40 l’icona sia uscita indenne da un incendio che aveva attaccato l’abitazione (di legno) in cui si trovava custodita; la casa bruciò, ma il grosso mobile, sebbene andato distrutto, preservò l’effige dal rogo.

Come altre tradizioni, anche questa è purtroppo scomparsa, sebbene si possa ritenere che la sua continuazione sia rappresentata, seppure con modalità radicalmente diverse, dalla venerazione della Madonna che ancora oggi viene perpetuata durante “jo meso de maggio”.


Nota: confrontando l’attuale fattura dello stendardo con quella ricavabile da alcune immagini del passato, si nota, oltre all’assenza di una coroncina in tre fili nella parte centrale, una piccola modifica nella scritta inferiore, che recita oggi “Prega per noi” anziché “Pregate per noi”. Con tutta probabilità, tale modifica è subentrata con un restauro conservativo dello stesso stendardo.

<Rielaborato da O. Cipollone, “Un’eco di note e di passi” (2010)>


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