[Storia delle Cese n.129]
da Vittoria Addari Petrucci e Osvaldo Cipollone
Il 1° Luglio 2001 a Tubione veniva inaugurata Piazza Don Amabile Corradini, “un prete tra la gente” come recita la didascalia, a sottolineare la dimensione profondamente umana ed il carattere di generosa fraternità che ha accompagnato l’esistenza e l’operato del sacerdote originario di Cese. Don Amabile era purtroppo morto in un incidente stradale nel 1992, a soli 55 anni, ma la targa sulla piazza di Tubione rimane lì a testimoniare la bontà della sua missione.
Il 1° Luglio 2001 così i fedeli di Tubione, insieme all’Amministrazione Comunale di Sante Marie e alla parrocchia di Cese, hanno voluto ricordare il loro sacerdote Don Amabile Corradini, dedicandogli una piazza, chiamandolo “prete tra la gente”. Erano numerosi i presenti alla manifestazione: S.E. Mons. Lucio Renna Vescovo dei Marsi, molti sacerdoti, il Sindaco di Sante Marie Lorenzo Berardinetti, l’assessore Gianluca Nanni, il consigliere Stefano Giovanni, il vice presidente della Comunità Montana Vincenzo Patrizi, gli amici carissimi Don Nino Balestra, Don Martino Valerii, Don Aldo De Angelis, Don Vincenzo Angeloni, il Dott. Mario De Simone, direttore ASL di Roma, il Dott. Mario Antonini, ex sindaco di Sante Marie, ex alunni e colleghi di Avezzano, la cognata Gabriella Guadagnoli, la nipote Antonella, gli zii, i cugini, la banda di Santo Stefano e… la gente, tanta gente di Tubione, di Scanzano, di Verrecchie, di S. Stefano, di S. Marie, di Avezzano, di Cese, di Corcumello, di Tagliacozzo. Don Amabile aveva amato, seguito, compreso, educato la “gente”, non imponendo idee e convinzioni, ma interpretando e mettendo a confronto esperienze, pensieri, aspettative, impegni al fine di realizzare progetti, ma soprattutto perché in ogni creatura nata si realizzasse il “PROGETTO” che il Signore aveva indicato e tracciato con la sua “PAROLA”.
Prima della celebrazione della S. Messa, officiata da Don Francesco Turrino di Cese, il sindaco ha ricordato i momenti essenziali della vita di Don Amabile. Era nato a Cese il 10 novembre 1937 da Antonio Corradini e Costantina Marchionni. Aveva frequentato le scuole elementari a Cese ed il catechismo nella parrocchia del paese, dapprima sotto la guida di Don Vittorio Braccioni e poi di Don Angelo Leonetti. Era entrato nel seminario diocesano di Avezzano per compiere gli studi medi ed in quello regionale di Chieti per il liceo. Il 23 giugno 1963 era stato ordinato sacerdote e il 1° settembre dello stesso anno era stato nominato parroco di Scanzano. Nel mese di agosto del 1968 era stato trasferito a Verrecchie e nel mese di novembre aveva avuto l’incarico anche a Tubione, svolgendo così il suo apostolato nelle due parrocchie. Nel 1966 aveva conseguito la laurea in Sacra Teologia presso l’Università Lateranense e successivamente, all’Università “La Sapienza” di Roma, si era laureato in materie letterarie, discutendo una tesi sul Vescovo L. Filippi dell’Aquila, vissuto nel periodo dell’Unità d’Italia. Aveva insegnato nel Seminario dal 1969 e nel triennio del Liceo Classico e nell’Istituto Magistrale di Avezzano dal 1975, fino alla sua scomparsa per un incidente stradale, il 29 febbraio 1992. Insieme a Don Aldo Antonelli e a Don Nino Balestra aveva fondato l’A.P.A.R. (Associazione Pedagogica di Attività e Ricerca) per l’assistenza ai ragazzi nei soggiorni estivi; aveva inoltre contribuito a creare la “Cooperativa Agricola di Verrecchie”, per introdurre nel mondo del lavoro i giovani del paese, e nel 1977 la “Pro Loco Verrecchie” (di cui era stato consigliere). A Cese, dove viveva l’anziana madre Costantina, tornava spesso anche perché assieme all’unico fratello Mario aveva costruito una nuova casa, dopo aver venduto quella paterna. Era qui che si rifugiava con i suoi, gli amici ed i compaesani, mostrandosi sempre disponibile, cordiale e pieno di vitalità. Un’esistenza intensa e costruttiva, quella di Don Amabile, sorretta sempre dalla forza e dalla fede del suo “Credo”, tenace nella difesa dei diritti dell’uomo, tesa sempre a trasmettere messaggi che valorizzassero la cultura della “persona umana”.
Dopo le parole del Sindaco, il Prof. Don Nino Balestra ha ricordato questo “prete tra la gente”, mettendone in risalto la capacità di saper coinvolgere chi lo avvicinava e la profonda tensione morale che lo animava, portandolo a rifiutare le situazioni di comodo. Significativa la citazione che Don Nino ha riportato nel suo intervento: un pensiero che Don Lorenzo Milani, grande prete e grande maestro, aveva espresso nel suo libro “lettera alla mamma”. “La grandezza di una vita non si misura dalla grandezza del luogo in cui si è svolta, ma da tutt’altre cose. E neanche la possibilità di fare il bene si misurano sul numero dei parrocchiani. Sai bene che ormai non ho più bisogno di andare a cercare nessuno, sono loro che mi cercano”. È vero! Anche Don Amabile aveva lavorato in piccoli paesi, con pochi abitanti, ma, a distanza di tempo, noi andiamo a “cercarlo” per farlo conoscere a chi non lo conobbero per farlo ricordare a chi lo conobbe, per riportare alla memoria con conobbe, per riportare alla memoria con rimpianto la grinta che lo caratterizzava quando proponeva il Vangelo, infervorandosi alle parole del Cristo dei poveri, dei sofferenti, degli emarginati, del Cristo che non aveva bisogno di indossare abiti solenni per farsi ascoltare e seguire, incondizionatamente. La stessa grinta, lo stesso fervore Don Amabile dimostrava nell’insegnamento quando lavorava accanto ai giovani che gli erano stati affidati, perché, interpretandoli, ne facesse “uomini” capaci di inserirsi consapevolmente e responsabilmente nel contesto sociale. Lo ricordiamo anche quando, un po’ infuriato e un po’ burlone, raccontava di quel Natale trascorso sulla neve fino alle tre della notte con la macchina impantanata sulla via di Cese, dopa aver celebrato la Messa della Natività prima a Tubione e poi a Verrecchie. Concludeva il racconto “… e mia madre, a casa, mi aspettava, sveglia, pregando”. Ha chiuso la manifestazione S.E. Mons. Lucio Renna che non ha conosciuto Don Amabile, però si e informato e ha ascoltato le testimonianze di chi lo aveva conosciuto ed amato, perciò ha potuto giustamente definire quella di Don Amabile una “presenza profetica”, riallacciandosi alle idee espresse nel Convegno tenuto nei giorni passati nell’Istituto Don Orione di Avezzano, “Evangelica Certificatio”, sulla vita consacrata… vita da dedicare a Dio, alla società, al mondo, agli uomini, alla “gente” comune. Anche noi siamo convinti che la “PAROLA” è il fondamento “dell’essere” di ciascuno di noi e va diffusa con amore e con responsabilità per risvegliare coscienze e valori assopiti, specialmente oggi, in questo periodo della storia mondiale così contraddittorio, dove ognuno sa, ma finge di non sapere per non guardarsi allo specchio e non sapersi riconoscere uomo. Questa è, secondo noi, l’eredita lasciata da Don Amabile: alla luce della “PAROLA” del Signore bisogna leggere nella propria coscienza anche e soprattutto quando si vanno a scoprire verità scomode. Noi, amici ed estimatori di Don Amabile, dobbiamo ringraziare la gente di Tubione e l’Amministrazione Comunale di Sante Marie di aver scritto il suo nome su una piccola pietra per un piccolo spazio, ricordando a tutti che “la grandezza di una vita non si misura dalla grandezza del luogo in cui si è svolta, ma da tutt’altre cose!”. Un amico, Osvaldo Cipollone, ha dedicato alcuni pensieri a Don Amabile; riportiamo in più significativi. “Ricordi la piazza affollata di chiasso?… Ricordi le note sposarsi col canto?… Ricordi le gite con “pane e frittata”?… i rossi cornioli, quell’acqua gelata?… Ci manca lo sguardo d’un volto sincero, ci manca il sorriso d’un amico vero… Ci resta poi tutto il suo insegnamento che colma il gran vuoto di questo momento. Don Amabile, sei ancora qui, fra noi, fra la “gente”!
Qualche anno dopo questa intitolazione, Mons. Domenico Ramelli avrebbe ricordato così la figura di don Amabile[1]: “Fu sempre pronto e disponibile quando gli veniva richiesta una forma di collaborazione. In tutte le sue attività don Amabile portava intelligenza e forte carica umana. Viveva con intensità le amicizie. Generoso e aperto, la gratuità caratterizzava il rapporto con gli altri, rifuggendo da ogni interesse palese o recondito. Battuta facile e con vivo senso di umorismo, amava discutere con intelligenza e profondità; talvolta poteva apparire scanzonato, ma sapeva ricondurre il discorso negli argini della verità e dell’equilibrio. Don Amabile è morto in seguito a un incidente stradale sulla Tiburtina tra Scurcola e Cappelle. Il fatto destò molta impressione sia tra i confratelli sacerdoti che tra i fedeli, specialmente quelli di Cese suo paese natale e di Tubione. La forza e la profondità della sua personalità rimane viva in quanti lo abbiamo conosciuto”.
<Rielaborato da un articolo di Vittoria Addari Petrucci pubblicato sul quindicinale “Marsica domani” n.15 del 31 agosto 2001 e dall’opuscolo preparato da Osvaldo Cipollone il 1° luglio 2001. Fotografie di Alfredo e Osvaldo Cipollone>
[1] “Parlano ancora – seconda serie – commemorazione dei sacerdoti defunti dei marsi 1990-2009”, Don Vincenzo Amendola – Diocesi di Avezzano, 2009.



















