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Croci, nicchie e segni sparsi di religiosità

[Storia delle Cese n.127]
da Osvaldo Cipollone

Lungo le strade del paese si possono notare ancora oggi diversi segni di autentica religiosità, tra cui due statue dedicate alla Vergine Maria. Quella che viene comunemente chiamata “Madonnina” si trova su Via Paolo Marso, all’altezza della biforcazione con via San Sebastiano; la seconda è invece collocata nello spazio attiguo all’ex sacrestia della “Chiesa Vecchia”.

Altri segni importanti sono rappresentati dalle croci, nella quasi totalità legate alle vecchie “missioni”, periodi di riflessione e preghiera che duravano solitamente quindici giorni. Erano per lo più coordinate dai Padri Passionisti, che coinvolgevano i fedeli in momenti di riflessione, amministravano la confessione ed organizzavano processioni ed incontri di preghiera. In ricordo di questi eventi, solitamente si celebrava l’anno tramite l’apposizione di una croce lungo una strada del paese o in prossimità di un incrocio. Al momento, almeno secondo le nostre conoscenze, sono otto le croci posizionate nel nostro territorio.

Singolari sono le situazioni verificatesi negli anni immediatamente successivi ad alcune delle stesse “missioni” citate. È risaputo, infatti, che nelle omelie i frati, oltre a raccomandare la preghiera, la penitenza, la fratellanza ed il culto, esortassero le famiglie alla procreazione, qualificando sempre i figli come “dono del Signore”. Ebbene, in determinati anni successivi alle missioni, a Cese si è registrato un più elevato numero di nascite, come nel 1915 (successivamente alla missione del 1914), nel 1948 (missione del ’47) e nel 1954 (missione del ’53).

Pur non entrando nel contesto della simbologia religiosa di matrice strettamente privata, si deve tuttavia rilevare che diversi icone ed immagini installate su facciate e nicchie del paese sono visibili a tutti. Nello specifico, diverse nicchie sono incastonate tra le mura, incorniciate e protette da lastre di vetro, ad incuriosire quei viandanti che, alzando gli occhi, osservano e fanno riflessioni sulle antiche consuetudini legate al culto religioso locale. Quelle più note sono tutte successive al terremoto del 1915 e molto probabilmente sono state realizzate al tempo della ricostruzione, tra gli anni ’20 ed i ’30. Se ne contano almeno sei, la metà delle quali lungo il corso: San Vincenzo Ferrer sulla parete di Rantucci, il Sacro Cuore sulla facciata dei Bianchi, la Madonna col bambino sulla facciata di Galdi, la Madonna sulla facciata di Alfonsi, San Rocco sulla via omonima. Altre immagini religiose sono invece poste all’interno di riseghe, finestrelle e piccole cavità (come San Pio da Pietrelcina alla strettoia di via Pietro Marso, o la Madonna con bambino presso la stalla di Di Giamberardino su via dell’Ara), a simboleggiare una dedizione nella quale si mescolano sacro e popolare, sempre con la stessa autenticità.


<Tratto da O.Cipollone, “Tra rue bianche e strade imbiancate”>

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