Perché fate tanta strada? Avete Padre Domenico!

[Storia delle Cese n.123]
da Roberto, Osvaldo, Manuela e Vincenzo Cipollone

Su Padre Domenico, il frate nato a Cese con il nome di Emidio Petracca, esistono numerosissime testimonianze documentate che concorrono a delineare meglio non solo le straordinarie facoltà ascetiche, ma anche la sua eredità spirituale, nella consapevolezza di quanto questo aspetto rappresenti la dimensione più complessa e delicata della sua vicenda. Il frate di Cese è stato recentemente proclamato “Servo di Dio”, primo passo di un iter che può portare alla beatificazione e poi eventualmente alla santificazione, secondo il percorso intrapreso dai confratelli che intendono “mettere in luce con obiettività e fedeltà i suoi profili e i doni di grazia ricevuti da Dio”, come scrive padre Eugenio Di Giamberardino in un libro in cui ripercorre la vita di padre Domenico[1].

Nel filmato “Padre Domenico da Cese – il padre Pio d’Abruzzo” sono state raccolte testimonianze di confratelli che hanno vissuto con lui in diversi conventi d’Abruzzo, e della Marsica in particolare, suore e laici: tutti sottolineano soprattutto la sua disponibilità all’ascolto, all’incoraggiamento delle persone che a lui si rivolgevano e per cui trovava sempre tempo. Preghiera e disponibilità alla confessione i tratti salienti della sua vita spirituale. Tanti i suoi devoti in Italia, ma anche all’estero: recente la traduzione in portoghese di un volume su padre Domenico destinato al Brasile perché, ha spiegato il guardiano del convento di Manoppello, la sua devozione è arrivata fin lì. Nel filmato anche lo stralcio del video che riprende padre Domenico al funerale di padre Pio nelle stesse ore in cui – come testimoniato da un suo amico che passò tutta la giornata con lui – il frate era a Manoppello; e ancora: le parole del frate oggi santo (Padre Pio: “perché venite fin qui, se avete padre Domenico da Cese?”) e diverse altre testimonianze. Tante altre ne servono per proseguire la causa di beatificazione, così come la prova di miracoli iscrivibili alla sua intercessione.Monsignor Emidio Cipollone, già nel convegno organizzato a Cese nel dicembre del 2013, ebbe a dire: “La capacità di prevedere il futuro, la bilocazione, le stimmate e quant’altro potrebbero non appartenerci; ma la fedeltà alla vocazione, la costanza nella preghiera, l’essenzialità dello stile di vita, la disponibilità al sacrificio, la presenza continua dinanzi al Signore contemplandone il volto, l’importanza e il valore che dava al sacramento della Penitenza e dell’Eucaristia, l’accoglienza delle persone e la vicinanza ai malati pur condita dalla rudezza del carattere… tutto questo ci riguarda e lo dobbiamo custodire e curare nella nostra vita”.

LE STIMMATE

Il segno più eclatante, e allo stesso tempo controverso, della misticità di Padre Domenico è quello che lo ha a lungo accomunato a Padre Pio (oggi San Pio), ossia le stimmate. Dalle diverse testimonianze acquisite, si può dedurre che la stigmatizzazione sanguinante a piedi, mani e costato sia durata dal 1942 alla quaresima del 1974, mentre i primi dolori intensi risalgono al 1930. Il fratenascondeva le sanguinazioni con strisce di carta, alcune delle quali sono state poi raccolte in una teca posta nella sua tomba nel cimitero di Cese. Sul tema, Mario Sgarbossa riporta le parole dello stesso frate: “Certo non avrei mai potuto supporre di diventare un giorno un’anima prediletta del mio Signore Gesù: una sua vittima, piagata per amor suo. Le piaghe danno dolore… Quello sulla parte esterna per lo più non è forte. La sofferenza più viva la provo internamente al cuore”[2]. Come noto, padre Domenico morì a Torino il 17 settembre del 1978, ossia nel giorno in cui l’Ordine francescano celebra la festa delle stimmate di San Francesco.

LA LOTTA CON IL MALIGNO

“Avendo il demonio un certo potere su di me, egli mi disturba nei modi più diversi. I suoi assalti sono frequenti. Avvengono ogni giorno”, diceva Padre Domenico, aggiungendo: “Gli assalti più violenti li subisco quando sono coricato. Ora è una vociaccia, ora un trillo improvviso di campanello che mi sveglia di soprassalto. Sento colpi sul comodino o il petardo che scoppia da satana”. Sull’argomento, il giornalista e studioso Mario Sgarbossa riporta alcuni episodi sensazionali a lui riferiti dal maresciallo Nicola Iacobone. «Un giorno, racconta il maresciallo Nicola Iacobone che spesso era ospite del convento, padre Domenico si intrattenne oltre cinque ore da solo con un uomo che abitava nei pressi di Pescara. Il maresciallo Iacobone lo aveva accompagnato in auto fino alla sua abitazione e lo aveva atteso fuori tutto il tempo. Finalmente, verso mezzanotte, padre Domenico uscì da quella casa. Sembrava molto preoccupato e gli raccomandò più volte di guidare con prudenza sulla via del ritorno. Giunti a Manoppello, il maresciallo vide comparire dinanzi a padre Domenico la sagoma terrificante di un uomo tutto nero, alto circa due metri e completamente nudo. Ne fu così sconvolto che estrasse la pistola per sparargli, pensando a un aggressore, ma il frate lo fermò. Era inutile sparargli, gli spiegò, perché era Lucifero, che subito sparì e si inabissò in un pozzo accanto. Il diavolo era uscito dalla casa di quell’uomo che padre Domenico aveva convinto a rinunciare al peccato e voleva vendicarsi della bruciante sconfitta. […] Satana aveva quindi minacciato il cappuccino di spingere l’auto in un burrone sulla via del ritorno e padre Domenico aveva raccomandato al maresciallo di guidare con prudenza, invocando ripetutamente la protezione del Volto Santo di Gesù»[3].

LE GUARIGIONI

Michele Ippedico, nel riportare la vicenda della devota Amalia Di Rella, fa riferimento a numerose testimonianze di fede ed a guarigioni documentate attribuibili a Padre Domenico. «Dopo la morte del frate sono state prodotte le prove dell’avvenuta guarigione di Amalia Di Rella e non solo di lei, ma molti hanno testimoniato i suoi carismi, adesso che la Chiesa ha aperto la causa di beatificazione». La signora Gina Orfei di Acqusanta Terme (Ascoli Piceno), devota di Padre Domenico, testimonia di essere stata da lui guarita da un tumore al seno alla fine degli anni ’70. Nel 1985 Felicia Vito in Paoletti, di Ascoli Piceno, guarì da un fibroma vescicolare dopo aver sentito la voce di Padre Domenico dirle “Ti ho fatto la grazia”. La signora Fernanda Gabrielli, amica di Felicia Vito, si rivolse a lei in seguito alla tremenda diagnosi di tumore al cervello per suo figlio Massimiliano; pregarono insieme Padre Domenico, e in qualche giorno il figlio guarì, dopo aver avvertito “un freddo rigido” sulla testa. Altea Andreozzi, di Macerata, testimonia di essere stata guarita da un fibroma all’utero per intercessione di Padre Domenico, e di aver da lui ricevuto altre grazie per sua madre e per suo figlio. Ulteriori guarigioni avvenute grazie a Padre Domenico sono riferite, fra gli altri, dall’ingegner Ciriaco Meldolesi e da Emanuele Del Vecchio. Suor Pia Agostina Lazzarini scrive esplicitamente che nel 1970 suo padre Giulio guarì perfettamente da tumore maligno al rene destro “per intercessione della preghiera di P. Domenico”, aggiungendo che in quel periodo lo stesso frate fu ricoverato all’ospedale SS. Annunziata di Chieti “per violente emorragie renali”.

LA PREVEGGENZA

In relazione alle sue facoltà interpretative e previsionali, Bruno Sammaciccia, autore di uno dei primi studi sulla figura del frate di Cese[4], afferma: «Io non so se era profeta, un chiaroveggente o un ispirato, ma so che le sue previsioni di solito erano infallibili». La signora Caterina Di Fabio testimonia di essersi recata da Padre Domenico nel 1966 per cercare di sapere qualcosa su suo figlio Luigi, disperso in Russia nel 1941, e di aver ricevuto rassicurazioni dal frate, che le avrebbe detto: “Stai tranquilla che il prossimo anno ti ritornerà a casa con una moglie russa e due figli”. Dopo tredici mesi, la previsione si avverò in ogni minimo dettaglio. Da diversi autori è riferita la prodigiosa previsione di Padre Domenico circa le sorti delle successioni papali dell’anno 1978. Il 6 agosto 1978, durante la festa del Volto Santo, nel trambusto della folla, ad un certo punto si raccolse, occhi fissi al suolo, mormorando: «Paolo Vi sta morendo». A quanti più tardi gli chiedevano chi sarebbe stato il successore del papa defunto, formulò una doppia previsione, che lì per lì non fu compresa: «Il papa verrà dal mare» (Giovanni Paolo I da Venezia), poi soggiunse: «Il papa sarà uno straniero e verrà dal freddo, dal nord» (Giovanni Paolo II dalla Polonia). Anche “sorella morte” fu in qualche modo “vista in anticipo” da Padre Domenico, che ad alcuni confratelli e fedeli confidò in serenità: «Morirò vicino ad un marciapiede».

LA BILOCAZIONE E L’ANGELO CUSTODE

Da diverse fonti viene riferita la presenza visiva di Padre Domenico (nel cuore della notte) in casa di alcuni fedeli; altri, invece, in più occasioni ne incrociavano la figura in luoghi lontani dal Convento in cui era effettivamente presente. A quanti parlavano esplicitamente di bilocazione, Padre Domenico era solto rispondere: “È il mio Angelo custode che prende il mio posto”. L’arcangelo Michele è stata una presenza consueta nella vita del frate, che lo vedeva a sé vicino anche all’interno del confessionale, da dove riusciva a svelargli i segreti più nascosti dei penitenti.
Nel 1979, a quasi un anno dalla morte di Padre Domenico, il cappellano militare don Aldo Bollini, ora defunto, offrì questa interessante testimonianza sulle sue frequenti “bilocazioni” al pari di Padre Pio: “Mia madre una volta mi disse che verso le tre del mattino, mentre pregava, aveva visto un frate grande e grosso attraversare la stanza mentre lei recitava un’Ave Maria; sia lei che io pensammo a Padre Domenico, col quale parlai appena tornato a Chieti. Ed egli mi confermò: «Mi avevi chiesto di pregare per tua madre ed io ci sono andato»[5].
Il più rilevante episodio di bilocazione potrebbe essere quello relativo alla presenza del frate di Cese al funerale di Padre Pio (oggi San Pio). Di recente, infatti, è riapparso sul web un video tratto da un documentario dell’Istituto Luce ed intitolato “Padre Domenico da Cese misteriosamente presente alla processione funebre di Padre Pio”. La didascalia in lingua inglese recita: “Il frate con la lunga barba bianca che appare in video in basso a sinistra sembra essere proprio Padre Domenico da Cese (o Padre Domenico del Volto Santo) che assiste al funerale di Padre Pio. Coloro che lo conoscevano bene possono attestare che questa sia la sua immagine in persona. Ma lo stesso frate fu visto anche nel monastero dei Cappuccini (sua dimora), lontano 200 km dal luogo del funerale, allo stesso tempo”. In effetti il frate presente al funerale sembra essere proprio Padre Domenico, mentre le testimonianze dei confratelli confermano che egli, nella stessa data, si trovava in convento con loro.


PADRE DOMENICO E SAN PIO DA PIETRELCINA

Il rapporto tra Padre Domenico e San Pio da Pietrelcina detiene un’importanza del tutto particolare nella comprensione delle loro vicende umane e religiose. Sembra che i due si conoscessero già dal 1940[6] ed avessero stretto un rapporto ideale molto forte. Quando già era asceso agli onori delle cronache, Padre Pio dirottava molti suoi fedeli dal frate di Cese, dicendo ai pellegrini abruzzesi: “Perché fate tanta strada per venirmi a trovare? Avete Padre Domenico!”
Sulla relazione tra i due, scrive Mario Sgarbossa nel proprio saggio: «Come Padre Pio da Pietrelcina, Padre Domenico, appartiene all’Ordine francescano, che ha ridato alla cristianità freschezza e giovinezza: due “vecchi” campioni della santità che hanno calamitato attorno a sé devoti entusiasti, ma anche accese critiche di chi è stato a guardare e, forse, ad augurarsi una caduta. Padre Pio di Pietrelcina (Francesco Forgione, 1887-1968) e Padre Domenico da Cese (Emidio Petracca, 1905-1978), due vite parallele che s’incontrano misteriosamente per il particolare carisma della bilocazione e per la forza di catalizzare prodigi e grazie per quanti ricorrevano a loro, e sono migliaia. […] Voglio riferire di una testimonianza tra le tante che mi lasciò l’ex maresciallo dei carabinieri, Nicola Iacobone. “Una sera di maggio del 1976, telefonando a Padre Domenico si sentì dire: ‘Chiamami più tardi, c’è qui con me Padre Pio’. – Iacobone, indiscreto – Perché non me lo passi al telefono? – Qualche attimo di silenzio, poi la risposta di Padre Domenico – Non si può, il Volto Santo non lo permette”».
La circostanza più nota in relazione al legame tra Padre Pio e Padre Domenico è la diretta testimonianza di quest’ultimo all’ultimo episodio di bilocazione del Santo di Pietrelcina. Il tema ha calamitato l’interesse internazionale anche grazie ad alcuni articoli di stampa recentemente pubblicati.
Per gli scettici può rappresentare una curiosità in più sulla vita del frate di Pietrelcina; per chi crede, è un prodigio riferito a una delle figure più controverse eppure più amate della fede cattolica, che svela oggi un legame inatteso con l’Abruzzo. A raccontare la vicenda che risale al 1968 è la rivista ufficiale del “Volto Santo” di Manoppello. All’alba del giorno precedente la sua morte, mentre si trovava fisicamente a San Giovanni Rotondo, Padre Pio (oggi San Pio) apparve ad un frate cappuccino, Padre Domenico da Cese, all’interno del Santuario di Manoppello. I due si conoscevano dal 1940 ed avevano stretto un rapporto ideale molto forte. Padre Domenico riferì a pochi intimi di aver visto il frate di Pietrelcina inginocchiato al primo banco del coro e con il capo tra le mani. Padre Pio si rivolgeva al volto santo, implorandolo: «Io non mi fido più – avrebbe detto rivolgendosi all’icona del Cristo – Prega per me. Arrivederci in Paradiso!». La notte successiva, il 23 settembre 1968, Padre Pio morì. La storia della «bilocazione» del santo era stata descritta nel 1979 da Bruno Sammaciccia, in uno scritto circolato tra una ristretta cerchia di persone. A confermarla è Padre Vincenzo D’Elpidio. È la prima volta che l’episodio è reso pubblico, «con la necessaria cautela – spiega il rettore del santuario, Padre Carmine Cucinelli – e senza alcun desiderio di sensazionalismo, soltanto perché utile per comprendere la vita di Padre Domenico». [“Il Tempo” – 10 Agosto 2005].
Venerato ogni anno da decine di migliaia di fedeli, il “Volto Santo” era conosciuto da San Pio da Pietrelcina tramite padre Domenico, il quale gli portava immagini della reliquia nelle sue visite a San Giovanni Rotondo. «E’ il più grande miracolo che abbiamo», avrebbe detto Padre Pio al frate marsicano. […] Tra i casi di “bilocazione” attribuiti a padre Pio, la rivista del Santuario definisce l’episodio di Manoppello «forse quello più straordinario», pur con la «necessaria cautela e senza alcun desiderio di sensazionalismo». A confermare l’episodio è oggi un altro frate, Vincenzo D’Elpidio, il quale ne era stato messo a conoscenza dallo stesso padre Domenico, sia pure in modo sintetico, «per quella riservatezza che contrassegnava la vita del frate di Cese, che non amava parlare di sé».  [La Gazzetta del Mezzogiorno]


ULTERIORI FONTI SU PADRE DOMENICO


[1] Eugenio Di Giamberardino, “Padre Domenico da Cese. (Emidio Petracca) cappuccino. Breve profilo biografico” – Edizioni Palumbi, 1970.
[2] Mario Sgarbossa, “P. Domenico da Cese e il mistero del Volto Santo” – Tipolitografia Trullo, 2005.
[3] Ibidem
[4] Bruno Sammaciccia, “Padre Domenico Cappuccino. Un grande spirito francescano” – Tip. Giuseppe Fagiani, Pescara 1979; “Gesù il Cristo. In memoria di Padre Domenico del Volto Santo cappuccino” – Tip. Porziuncola. Santa Maria degli Angeli (PG) 1992.
[5] Ibidem
[6] Al frate di Pietrelcina, conosciuto durante il conflitto bellico, il frate di Cese, che era allora cappellano militare sul fronte dei Balcani, disse: “Non mi sono fatto frate per fare la guerra”.


<Rielaborato da un articolo e da un’edizione speciale de “La Voce delle Cese” del 15/12/2013>


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