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Gli orfani e i minori ricoverati dopo il terremoto

[Storia delle Cese n.116]
di Roberto Cipollone

Una delle maggiori criticità legate al terremoto marsicano del 13 gennaio 1915 è stata certamente rappresentata dalla tutela dei minori rimasti orfani o privi di sostegno in seguito al sisma. Una schiera di giovani, bambini e neonati verso i quali sin dall’inizio si concentrarono le attenzioni e le preoccupazioni di soccorritori, istituzioni e singoli. Una sfida difficile – all’interno di un quadro già molto critico – i cui obiettivi erano il ricongiungimento, l’adozione o la protezione presso gli istituti preposti. L’opera di tutela dei minorenni “orfani, abbandonati o presunti tali” fu affidata al Patronato “Regina Elena”, nato successivamente al terremoto di Messina del 1908 e posto sotto la presidenza della Regina d’Italia allo scopo di “educare, sorvegliare ed esercitare la tutela legale fino alla maggiore età”. Delegato dello stesso Patronato era Don Luigi Orione, che, in virtù dei pieni poteri di assistenza conferitigli, fin da subito si adoperò in prima persona per dare ricovero agli orfani del terremoto ed impedire ogni possibile sfruttamento o circonvenzione dei minori.

Fin da subito fu attivata l’opera di riconoscimento, trasferimento ed affidamento dei bambini e ragazzi, appunto sotto la garanzia del Patronato “Regina Elena”, che, sempre grazie all’impegno svolto in prima persona da Don Orione, gestì il ricovero di moltissimi bambini e bambine presso familiari, strutture ospedaliere e religiose, protettorati, orfanotrofi, case-famiglia e privati. C’è da dire, al riguardo, che le condizioni di sopravvivenza dei superstiti consigliavano in ogni caso la ricerca di una migliore sistemazione per i/le più giovani, che in alternativa avrebbero dovuto convivere con molti altri all’interno delle fredde baracche provvisorie allestite nei diversi centri marsicani. Una dettagliata analisi sul tema è stata condotta dalla ricercatrice Paola Nardecchia, che in “1915. San Luigi Orione e l’Abruzzo” riporta anche alcune lettere scritte dai minorenni ricoverati, dai genitori e dai parroci del territorio[1].

Non possiamo però trascurare tanti casi di fanciulli e ragazzi in difficoltà, d’ambo i sessi, compresi tra la prima infanzia e i 21 anni, i quali vennero pazientemente raccolti, identificati, riconsegnati dove possibile ai parenti, condotti se malati in ospedali e case di cura di alcuni centri abruzzesi e del Lazio, poi educati ed avviati agli studi ed alle professioni in istituti laici o religiosi di Roma e provincia o di varie città d’Italia. Il compito di tutela dell’incolumità fisica e dei patrimoni dei numerosi orfani, abbandonati e semiorfani fu affidato dallo Stato ad un ente che già si era distinto in occasione del più grave terremoto, che nel dicembre del 1908 colpì Reggio Calabria e Messina. Allora, come in questa rinnovata tragica circostanza, avvenuta solo sette anni dopo, presiedeva l’Opera Nazionale di Patronato Regina Elena la generosa regnante, mentre ne era presidente effettiva la contessa Gabriella Spalletti Rasponi, che con altre Autorità ed auspice il papa Benedetto XV scelsero di rinnovare l’incarico di delegato per l’intera area colpita dal sisma al quarantaquattrenne Don Luigi Orione, già Vicepresidente del sottocomitato di Messina e Vicario generale per tre anni dell’arcivescovo locale. Egli aveva fondato da qualche anno una nuova famiglia religiosa, la Piccola Opera della Divina Provvidenza, che contava numerosi fratelli e case sparse in Italia. Consultando a Roma i documenti custoditi nell’Archivio storico della Congregazione (Archivio Generale Don Orione = ADO), abbiamo selezionato e trascritto (mantenendo le originali ortografia e sintassi) un campione delle numerose lettere scritte in quegli anni dai minori, dai familiari di diversa sensibilità e cultura, nonché da alcuni parroci della Marsica e delle zone vicine. Ogni lettera permette di intuire una storia, che merita la nostra riflessione.

Figli: [Roma,senza data] Cara Mamma Questa mattina ho saputo che dall’ospedale del Policlinico mi avrebbero portato in casa di una signora che abita a piazza San Luigi dei Francesi. Mi hanno vestito con tutta roba nuova e accompagnato da una infermiera. M’hanno fatto fare merenda. La signora mi ha detto mi farà tornare ad Avezzano uno di questi giorni. Sarò tanto contento di ritornare con te. Intanto ti mant[d]o tanti basci il tuo Giovanni.

Genitori: Celano, 6 marzo 1915 Ill.mo Sig. D. Luigi Orione, Avezzano Il flagello del terremoto avvenuto il 13 gennaio u.s. mi ha gittato con tutta la famiglia in una condizione la più miserevole che possa immaginarsi; mi ha mandato in rovina la casa insieme a tutte le masserizie, i mobili e tutto ciò che possedevo; ho perduto una figlia; un figlio trovasi ancora all’ospedale di Aquila, per aver riportato una gamba rotta, e ne tornerà tra pochi giorni; ed io tornato da poco dall’ospedale di Chieti, ove ebbe il piacere di conoscere certo Padre Cirillo Mariani, Cappuccino in codesto convento di Pietracquaria il quale mi promise che avrebbe provveduto al ricovero dei 3 miei figliuoli superstiti. Ora son venuto a conoscenza che provvede lei per il ricovero di questi bambini superstiti, e perciò la prego vivamente di farmi conoscere, con cortese sollecitudine, in quale istituto i miei figliuoli potrebbero essere ricoverati non volendoli più tenere qui, perché non solo non possono studiare, ma quanto che debbono convivere, in baracca, con persone di tutte le età e di tutti i sessi, cosa che potrebbe avere influenza fatale nel loro cuore ancor buono ed ingenuo. […]

Parroci: Magliano, 15 febbraio1915 WG(esù)C(risto), Rev.mo D.Orione, Mi sono recato a Roma, e prima di andarvi, un padre di famiglia, il porgitore della presente, che ha la moglie all’ospedale con fratture alle gambe, ed ha con sé un buon numero di figliuoli, mi si era raccomandato perché gli avessi procurato un posto provvisorio a Roma almeno per uno dei suoi figliuoli. Ho avuta la fortuna di incontrarmi colà col superiore dei Frati Bigi [o della Carità, fondati dal beato Ludovico da Casoria], che abitano al viale Manzoni, il quale da me pregato in proposito mi disse che essendo partiti dal collegio da lui retto alcuni bambini, vi era qualche posto pronto per il mio raccomandato, però che l’avrebbe accettato unicamente in seguito a qualche ordine del Comitato Regina Elena. Mi recai anche alla sede del Comitato in via del Colosseo [n. 44], che, conosciuto il caso da me esposto, mi rispose che l’avrebbe accettata dietro una sua raccomandazione. Mi raccomando quindi a lei perché mi aiuti in quest’opera di carità. Credo che anche lei non troverà difficoltà in questa, trattandosi di ricoverare il bambino provvisoriamente. Il padre stesso potrebbe accompagnare il bambino a Roma. Ringraziamenti e rispettosi ossequi Dev.mo Vincenzo Giusti Parroco.

Parroci: Scurcola Marsicana, 31 marzo 1915 Ill.mo e R.mo Don Orione Il giovanetto Angelo Silvestri fu Domenico e Celeste Di Lorenzo di Scurcola Marsicana è orfano di padre. Avendo conseguito il passaggio di terza in quarta elementare, desidererebbe continuare gli studi per conseguire almeno la licenza elementare per poi collocarsi nel servizio delle ferrovie o altrove, onde poter aiutare la madre con quattro bambine. Si raccomanda alla sua instancabile carità perché le sia concesso quanto Le domanda. Coi sensi di stima e con profondissimo ossequio Dev.mo Domenico Parroco D’Amico.

L’affidamento rappresentava però solo il passo intermedio di un’opera certamente più complessa, che partiva dal soccorso e ricovero temporaneo e passava spesso attraverso il necessario riconoscimento dei minori. Una fase, questa, resa ovviamente più complessa dalla giovanissima età di molti orfani o presunti tali (a cui si sommavano gli effetti dello shock del terremoto) e dalla contemporanea difficoltà di reperimento di eventuali congiunti. Proprio in tale ottica, nel marzo del 1915 il Ministero dell’Interno cominciò a pubblicare le foto dei piccoli nel “Bollettino delle ricerche”, solitamente utilizzato per la segnalazione di ricercati o il riconoscimento di sconosciuti. In quelle liste segnaletiche, esposte presso i municipi, le stazioni ferroviarie, le stazioni dei carabinieri ed i ricoveri dei senzatetto, comparvero circa duecento minorenni dei quali molto spesso non erano note generalità né provenienza.

Sei, fra loro, sono chiaramente riconducibili a Cese; molte altre foto sono prive di generalità ed indicazioni sulla provenienza, per cui anche in mezzo ad esse potrebbero celarsi i volti di altri bimbi del paese. Questi sono, tuttavia, quelli di certa provenienza cesense[2].

Giovanna Cipollone, figlia di Vincenzo e di Maria Carmela Petracca, nata a Cese il 29 ottobre 1912, ricoverata presso il Protettorato San Giuseppe di Roma (foto numero 48). Attualmente non si hanno ulteriori dettagli sulla sua storia anagrafica.

Giovanna Cipollone, figlia di Antonio e di Domenica Cipollone, nata a Cese il 1° febbraio 1912, ricoverata presso il Ricovero Pio X a Roma (foto numero 153). Al tempo era orfana solo di padre, poiché la madre Domenica sarebbe morta nel 1950.  Tra i fratelli di Giovannina, che ha poi sposato Pasquale Bonifacio Di Felice, si conoscono Vincenzo (sposato con Elisa Petracca) e Salvatore (sposato con Sofia Marchionni).

Antonio Ubaldo Cosimati, figlio di Angelo Bernardino e di Pulcheria Cipollone, nato a Cese il 1° giugno 1910, ricoverato presso il Protettorato San Giuseppe di Roma (foto numero 293). All’epoca era orfano solo di madre (il padre Bernardino sarebbe morto nel 1943). Antonio ha poi sposato Rufina Mattei (1908-1997), nativa di Civitella Roveto, dalla quale ha avuto tre figli: Fernando (1938), Clara (1939) e Angelo Berardino (1943). È morto ad Avezzano il 13 ottobre 1956.

Checchina Cosimati, figlia di Angelo Bernardino e di Pulcheria Cipollone, ricoverata presso il Protettorato San Giuseppe di Roma (foto numero 294). È sorella di Antonio Ubaldo (foto numero 293). Attualmente non si hanno dettagli sulla sua storia anagrafica.

Augusto Di Matteo, figlio di Ettore e di Filomena Marchionni, nato a Cese il 31 maggio 1911, ricoverato presso il Lazzaretto S. Sabina a Roma (foto numero 305). Attualmente non si hanno dettagli sulla sua storia anagrafica; potrebbe essere deceduto qualche tempo dopo il terremoto, poiché compare nell’elenco delle vittime riportato nella Gazzetta Ufficiale[3]. Si suppone che al terremoto fosse rimasto orfano da parte di madre, poiché il padre Ettore, disperso in battaglia il 27 maggio 1917, è tra i Caduti della Prima guerra mondiale.

Maria Carmina Orlandi, figlia di Pietro Paolo e di Maria Di Pietro, nata a Cese il 24 novembre 1900, ricoverata presso una Casa di famiglia a Roma (foto numero 266). Al terremoto aveva 14 anni ed era già orfana della madre Maria, morta nel 1909. I fratelli di Maria Carmina, al tempo, erano Marianna (sposata con Vincenzo Di Matteo), Amalia, Giuseppe, Anatolia e Antonio. Il padre Pietro Paolo si sarebbe in seguito risposato con Agnese Di Fabio, dalla quale avrebbe avuto Giuseppe (“Sor Nino”) e Marianna.


Nel corso di quei primi mesi del 1915, molti dei minorenni furono fortunatamente riaffidati ai propri genitori o familiari. In particolare, a giugno dello stesso anno 2.661 minorenni “già abbandonati, ricoverati a cura del patronato e Regina Elena” risultavano restituiti al genitore superstite. La nota è riportata a margine di una lista di ulteriori 2.008 nominativi di “minorenni orfani, abbandonati o presunti tali” stilata il 28 giugno 1915[4]; tale lista fotografa dunque la situazione del percorso di ricongiungimento o affidamento a circa sei mesi di distanza dal disastro tellurico. Dei 2.008 nomi, provenienti da tutta la Marsica e dalle altre zone terremotate, si sono qui estrapolati 40 nominativi riconducibili a Cese[5].

Opera nazionale di patronato “Regina Elena” per gli orfani del terremoto sotto l’alta presidenza di Sua Maestà la Regina. Elenco alfabetico dei minorenni orfani, abbandonati o presunti tali con la indicazione del cognome, nome, età, paternità e maternità, del luogo di provenienza e di ricovero, alla data del 28 giugno 1915. [Estratto dei nominativi con provenienza Cese]


Nell’elenco completo, qui elaborato dopo un paziente lavoro in ordine alfabetico e anche per luogo d’origine, compaiono anche alcuni nomi poi divenuti noti, come quello di Secondo Tranquilli (Ignazio Silone), al tempo quindicenne, e di suo fratello Romolo, di cinque anni più giovane, i quali risultavano ricoverati rispettivamente presso il Seminario regionale di Chieti e presso i Salesiani di via Marsala a Roma. Diversi anni dopo, in “Uscita di sicurezza”, Silone avrebbe raccontato la forza e la determinazione di Don Orione davanti alla tragedia marsicana.

Si era appena a pochi giorni dopo il terremoto. La maggior parte dei morti giacevano ancora sotto le macerie. I soccorsi stentavano a mettersi in opera. Gli atterriti superstiti vivevano nelle vicinanze delle case distrutte, in rifugi provvisori. Si era in pieno inverno, quell’anno particolarmente rigido. Nuove scosse di terremoto e burrasche di neve ci minacciavano. […] Una di quelle mattine grigie e gelide, dopo una notte insonne, assistei ad una scena assai strana. Un piccolo prete sporco e malandato con la barba di una decina di giorni, si aggirava tra le macerie attorniato da una schiera di bambini e ragazzi rimasti senza famiglia. Invano il piccolo prete chiedeva se vi fosse un qualsiasi mezzo di trasporto per portare quei ragazzi a Roma. La ferrovia era stata interrotta dal terremoto, altri veicoli non vi erano per un viaggio così lungo. In quel mentre arrivarono e si fermarono cinque o sei automobili. Era il re, col suo seguito, che visitava i comuni devastati. Appena gli illustri personaggi scesero dalle loro macchine e si allontanarono, il piccolo prete, senza chiedere il permesso, cominciò a caricare sopra una di esse i bambini da lui raccolti. Ma, come era prevedibile, i carabinieri rimasti a custodire le macchine, vi si opposero; e poiché il prete insisteva, ne nacque una vivace colluttazione, al punto da richiamare l’attenzione dello stesso sovrano. Affatto intimidito, il prete si fece allora avanti, e col cappello in mano, chiese al re di lasciargli per un po’ di tempo la libera disposizione di una di quelle macchine, in modo da poter trasportare gli orfani a Roma, o almeno alla stazione più prossima ancora in attività. Date le circostanze, il re non poteva non acconsentire. Assieme ad altri, anch’io osservai, con sorpresa e ammirazione, tutta la scena. Appena il piccolo prete col suo carico di ragazzi si fu allontanato, chiesi attorno a me: “Chi è quell’uomo straordinario?”. Una vecchia che gli aveva affidato il suo nipotino, mi rispose: “Un certo don Orione, un prete piuttosto strano”.

Pochi mesi dopo il terremoto, tornato a Pescina, lo stesso scrittore marsicano avrebbe inviato al fratello una lettera dal tono addolorato, reso ancor più drammatico dall’incombenza della guerra dichiarata il giorno prima dal Regno d’Italia.

Pescina 25 maggio 1915.
Carissimo fratello, ogni disgrazia è seguita da disgrazie! E il terremoto ha voluto dietro di se la guerra, e la guerra vorrà ancora!… chi sa cosa vorrà? Ed io per la guerra sono dovuto tornare a Pescina, ché il Seminario di Chieti l’ha requisito il governo come Ospedale Militare. Ahimè! son tornato a Pescina, ho rivisto con le lagrime agli occhi le orride macerie, sono ripassato tra le misere capanne, coperte alcune da pochi cenci come i primi giorni, dove vive con una indistinzione orribile di sesso, età e condizione la gente povera. Ho rivisto anche la nostra casa dove vidi, con gli occhi esausti di piangere, estrarre la nostra madre cerea, disfatta. Ora il suo cadavere è seppellito eppure anche là mi parve uscisse una voce. Forse l’ombra di nostra madre ora abita quelle macerie inconscia della nostra sorte pare che ci chiami a stringerci nel suo seno. Ho rivisto il luogo dove tu fortunatamente fosti scavato. Ho rivisto tutto ….
Baci affettuosissimi, Secondo

Un testimone attento e intenso già a 15 anni. Un ragazzo con gli occhi e l’anima segnati dalla catastrofe del terremoto, così come i tanti bambini e bambine superstiti che, in qualche modo, sono riusciti ad andare oltre quella tragedia.


[1] “Il foglio di Lumen” 2015, n. 43.
[2] Tutte le immagini sono state reperite e sono di proprietà dell’Archivio di Stato Centrale di Roma. La ricerca genealogica è stata resa possibile dal prezioso lavoro svolto da Ercole di Matteo sul sito www.antenatidellecese.it
[3] V. Gazzetta Ufficiale del 17 Luglio 1915 (Foglio delle Inserzioni n.178): “Prima pubblicazione Comune Di Avezzano. 1° ELENCO dei deceduti nella frazione Cese in conseguenza del terremoto del 13 gennaio 1915 […] 307 Matteo (Di) Augusto di Ettore”.
[4] V. G.U. n.207 del 20.08.1915
[5] Ricerca genealogica eseguita su www.antenatidellecese.i, di Ercole Di Matteo

<Articolo rivisto ed arricchito con ulteriori ricerche da O. e R. Cipollone, “13 gennaio 1915: una cicatrice lunga un secolo” (2015)>


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