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La Pro Loco di “Cese dei Marsi” dal 1970 ad oggi

[Storia delle Cese n.105]
da Lorenzo Cipollone

La Pro Loco di Cese è nata ufficialmente il 5 Aprile 1970, quando diverse persone, native o adottive, residenti e non, ma unite dall’interesse per il proprio paese, si recarono presso il notaio Arturo Di Giovanni di Avezzano per costituire la “Pro-Loco di Cese dei Marsi’’. L’ultima assemblea propedeutica alla nascita della Pro Loco si era tenuta a Roma, in un ristorante di Largo Preneste. Erano presenti Giuseppe Cipollone (“Peppetto”), Franco Marino, Orazio Marchionni, Nello Contaldi, Ugo (“Ughetto”) Cipollone, molti cesaroli residenti a Roma e qualcuno venuto anche da Cese. Tra i presenti anche tre giovincelli, studenti o in cerca di lavoro, Osvaldo e Bruno Cipollone e il sottoscritto (Lorenzo Cipollone), ai quali nell’occasione fu offerta la cena.
Il giorno 5 di aprile 1970, dunque, i signori Noè Marchionni, Vincenzo (“Vincenzino”) Cosimati, Giuseppe Cipollone (“Peppetto”), Pasquale Cipollone (“Pasqualino”), Giulio Cipollone, Oreste Leonetti, Paolo Ciciarelli, Mario Cipollone, Giulio Marchionni, Remo Di Marzio e Franco Marino si presentarono davanti al notaio Arturo di Giovanni per costituire l’Associazione Turistica “Pro Loco di Cese dei Marsi”. Ora, il giorno 5 aprile 1970 capitava di domenica!! Domenica! Negli anni Settanta ancora si festeggiava la Domenica… Comunque sia stato, ci piace considerare che la Pro Loco di Cese dei Marsi è nata sotto la buona stella di una tavola imbandita e di un giorno di festa!
Successivamente, precisamente il 19 gennaio 1971, la stessa associazione ottenne il riconoscimento dell’Ente Provinciale per il Turismo dell’Aquila e infine, con D.M. del 20 Marzo 1972, quello del Ministero per il Turismo e lo Spettacolo, con seguente iscrizione all’Albo Nazionale. Alla presa d’atto della regolare costituzione dell’Associazione da parte dell’Ente Provinciale del Turismo dell’Aquila (19 gennaio 1971), il Consiglio direttivo era così costituto: Presidente Giuseppe Cipollone; Consiglieri Natale Budaci (Natalino), Dante ed Isaia Cipollone, Giulio Marchionni, Vincenzo Cosimati. Il Consiglio direttivo al tempo lanciò un “wanted” con taglia sui membri e sulla sede dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Avezzano. Questo si sarebbe dovuto fare per dare un “volto” alla fantomatica esistenza in Avezzano di detta Azienda che impediva alla Pro Loco di Cese di ottenere l’iscrizione all’Albo Regionale. Non bastò nemmeno una dichiarazione scritta dell’allora sindaco avv. Sergio Cataldi in cui si ribadiva che “l’Azienda soggiorno e Turismo non opera né in Avezzano né nella frazione di Cese”. Insomma, dopo i litigi per il “legnatico”, dopo i focaracci accesi per farsi notare dalla Madonna di Pietraquaria, Avezzano ancora una volta metteva il bastone fra le ruote.

Il terreno in località Capocroce fu in seguito acquistato (dalla famiglia Improta di Avezzano) con i proventi degli utili delle Estrazioni Nazionali che la legge prevedeva fossero utilizzati per finanziare le Associazioni attente al turismo. Ecco cosa significa avere l’uomo giusto, al posto giusto, al momento giusto: Giuseppe Cipollone riuscì al tempo a convogliare una parte di questi soldi verso la Pro Loco di Cese come Associazione Turistica. Il complesso turistico-ricreativo in località Capocroce fu così inaugurato il 10 di agosto del 1985, alla presenza delle autorità e dei Presidenti delle Pro Loco dei Paesi vicini. Il complesso era già stato aperto ufficiosamente nel 1980, ma ben presto difficoltà economiche, incertezze, incomprensioni e lavori ne avevano sospeso l’utilizzo. L’obiettivo era quello di creare un posto dove, nel tempo libero, ci si potesse divertire e si potesse godere della tranquillità in compagnia di amici e paesani. Fu quindi dato incarico a Paolo Cipollone di realizzare un chiosco-bar che potesse essere utilizzato come ristoro e punto focale; per compenso, lo stesso avrebbe gestito il complesso per un certo numero di anni. Questo progetto alla fine è stato realizzato con fatica, soprattutto perché le regole di affidamento tra le due parti non furono definite in modo chiaro e preciso.

Del discorso di apertura dell’allora Presidente, Agostino Carugi, piace sottolineare il lungimirante concetto che il complesso turistico-ricreativo concretizzasse solo una parte delle attività dell’Associazione Pro Loco di Cese. Come riportato nello Statuto, infatti, lo scopo dell’Associazione era ed è quello di migliorare il tenore di vita della comunità curando l’aspetto culturale, sociale e ambientale, creando strutture e formulando richieste agli organi preposti. Ed è in questa direzione che la Pro-Loco opera ormai da oltre cinquant’anni.
Molte sono le attività di solidarietà in cui l’associazione si è impegnata nel corso del tempo: in primis quelle seguenti ai terremoti dell’Aquila nel 2009 (con il gemellaggio con la frazione di Collebrincioni) e di Amatrice nel 2016, senza dimenticare l’adozione di una classe scolastica in Brasile attraverso il M.A.I.S. (attività durata ben sei anni). Oltre al supporto verso le iniziative culturali – i libri e le pubblicazioni, le mostre, i concorsi, il teatro dialettale e le serate di cultura popolare, le rappresentazioni come “Jo Carraggio”, il “Presepe vivente” e “La Passione” – nel tempo la Pro Loco ha creato o aderito a numerose iniziative, la maggior parte delle quali ancora esistenti. A tal riguardo si possono citare, tra le più rilevanti:


Una curiosità – Lo stemma dell’associazione

Il simbolo ufficiale dell’Associazione Pro Loco riprende lo stemma del nostro Comune autonomo al tempo della “università delle Cese”. Come noto, le “universitates” erano i comuni dell’Italia meridionale sorti sotto la dominazione longobarda e successivamente infeudati con le conquiste dei Normanni. Lo storico Tommaso Cappuccino afferma che fu Carlo I d’Angiò a cambiare il termine “comune”, usato sotto il dominio di Federico II, in universitas (da universi cives, “unione di tutti i cittadini”), ordinando la distruzione dei sigilli comunali. Le Universitas sopravvissero sino all’abolizione del feudalesimo avvenuta con decreto del 2 agosto 1806 ad opera di Giuseppe Bonaparte.
Lo stemma cesense è ellittico e raffigura, su uno sfondo verde, la Madonna delle Grazie aureolata, a metà busto, vestita d’argento e mantellata d’azzurro, con il Bambino benedicente, anche lui aureolato, sul braccio sinistro. L’aureola della Vergine porta la scritta “Ave Maria Gratia Plena” ed è sormontata da una crocetta. L’adozione di una immagine sacra (la Madonna o il Santo protettore) come simbolo della propria autonomia dal potere baronale, è comune a tantissimi agglomerati locali (Sante Marie, Massa, Avezzano ecc). Il sigillo delle Cese, in particolare, si ricava da un atto del 1773 nel quale i due massari, Giacomo Corradini e Giovanni Micocci, cancelliere Vincenzo de Amicis, certificavano al Vescovo i cittadini meritevoli nelle persone di Don Carlo Tomei, don Giuseppe Tomei, don Francesco Canonico Marchionni, don Domenico canonico curato De Amicis, don Angelo canonico Cipollone, Pietrantonio Pace e Rocco Cataldi. Nell’attestazione si faceva notare, inoltre, che il canonico don Filippo Cipollone era assente poiché si era trasferito ad Anticoli nello Stato Pontificio.
Un’altra immagine utilizzata dall’associazione (come timbro più che come stemma) doveva riprodurre nelle intenzioni la fontana che fino agli anni ‘60 troneggiava nella piazza centrale sotto il muretto. Nella pratica, per effetto e come conseguenza della misteriosa scomparsa della fontana, ha rivestito il carattere della contestazione e della esternazione del disagio e dell’insofferenza nei confronti del Comune di Avezzano per lo stato di abbandono del paese. Ne è riprova la scritta che circonda l’immagine: “Associazione Pro Loco Cese dei Marsi”, anziché “Associazione Pro Loco Cese di Avezzano”, come è uso. Oggi come ieri, l’immagine della fontana funge da promemoria e monito, e non solo da simbolo di sano campanilismo. Infine, e nello stesso tempo, l’immagine della fontana, memoria di assembramenti, di donne con le conche, di uomini, di bambini e di animali, è simbolo di aggregazione, di rapporti umani, di quella socialità che il nostro paese tenta di conservare ancora oggi.

In questo video inedito, alcune riprese da un’edizione della “ciciata” del 1992/93. Nelle foto, invece, la piantumazione degli alberelli attorno alla metà degli anni ’80.


<Rielaborato da articoli pubblicati su “La Voce delle Cese” e da testimonianze orali. Foto di Emilio Cipollone>

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