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11 giugno ’44: le truppe neozelandesi entrano a Cese

[Storia delle Cese n.95]
da Roberto Cipollone

Agli inizi di giugno del 1944 l’esercito nazista si ritirò frettolosamente dal territorio marsicano e gli Alleati raggiunsero l’area risalendo lungo la Valle Roveto. Una volta liberato il percorso dalle mine tedesche, certe di non trovare resistenza da parte dei nemici, le truppe entrarono nei paesi e nelle cittadine marsicane in piccoli convogli e senza celebrazioni “ufficiali”. Nello specifico, i soldati che raggiunsero e “liberarono” la Marsica furono quelli dell’esercito neozelandese e la storia di quei giorni è ben raccontata dai resoconti degli stessi militari[1], così come dai ricordi dei giovanissimi di allora, oggi ultranovantenni. Come foto ingiallite eppure vive, i fotogrammi della loro memoria si concentrano soprattutto sulle divise color cachi indossate dalle truppe alleate giunte per prime a Cese. I primi ad entrare in paese furono infatti i Neozelandesi (da tutti ritenuti “j’americani”), arrivati a bordo di alcuni mezzi motorizzati per salutare e ricevere gli applausi degli abitanti. Roberto Marchionni, classe 1935, cita in particolare: “All’epoca avevo 9 anni e ricordo bene i soldati che sfilavano sui loro carri armati, passando davanti casa, distribuendo cioccolata e caramelle a noi bambini… Più di tutto mi ricordo le nottate precedenti quando i tedeschi sfilavano in ritirata passando sotto la finestra della mia camera da letto a piedi, con i carri dei cannoni trainati dai cavalli”.

L’arrivo delle truppe neozelandesi, in ogni caso, è strettamente legato alla storia dei due ufficiali inglesi Peter Allsebrook e David Mitchell, ospitati in quei mesi da Maria Venditti (“Maria della fonte”). Nel racconto del 26° Battaglione neozelandese i loro nomi non compaiono, ma i riferimenti conducono in maniera incontrovertibile alla loro storia.

«La compagnia A si fermò vicino a Capistrello, a sole quattro miglia dall’obiettivo, Avezzano. L’avanzata riprese alle cinque e mezzo del mattino successivo, il 9 giugno. […] Una compagnia entrò a Capistrello, dove gli uomini erano attesi da cori di benvenuto. I cittadini nutrivano un profondo risentimento contro i Tedeschi. […] La compagnia C si fermò a circa due miglia da Avezzano e il Maggiore Kain inviò una pattuglia di due uomini nel paese di Le Cese. I due uomini proseguirono oltre il villaggio e, di propria iniziativa, attraversarono la collina e raggiunsero Avezzano, trovandola deserta. […] Sebbene le squadre fossero state inviate apparentemente solo per rimuovere le mine, era inevitabile che la giornata finisse in qualche piccolo paese con i civili ad accogliere gli ospiti con grande generosità. Molti degli abitanti di questi paesi avevano ospitato e nascosto i prigionieri e fuggiaschi, che continuavano ad arrivare in gran numero. Alcuni erano giunti da soli, altri avevano portato con sé le mogli, e alcuni di loro mogli e figli.

Il colonnello Fountaine, che nel frattempo aveva ripreso il comando del battaglione dopo un’assenza di cinque mesi in licenza, ebbe un ruolo importante nell’evento sociale maggiormente degno di nota. Con l’aiuto di alcuni blindati, jeep e diversi ufficiali e uomini della propria unità, allestì infatti un grande spettacolo che riuscì ad affascinare il gentil sesso e le autorità della città di Le Cese. Due ufficiali britannici, entrambi prigionieri di guerra fuggiti, avevano fatto una richiesta insolita nel momento in cui erano giunti presso il quartier generale del battaglione. Avevano promesso alla donna con cui avevano stretto amicizia dopo la fuga che un generale inglese l’avrebbe pubblicamente ringraziata per la sua ospitalità. Cosa che ritenevano avrebbe ulteriormente esaltato la sua reputazione presso i concittadini. In assenza del comandante di brigata Parkinson, che ricopriva temporaneamente la carica di Comandante della Divisione, il Colonnello Fountaine, come comandante di brigata, assecondò quindi il loro desiderio.

Così, dalla torretta di un blindato, il colonnello guidò il corteo di autoblindo, jeep e un’auto personale al seguito. L’intera città si riversò in strada per l’evento. Decorazioni e stendardi erano appesi lungo tutte le strade, e le pareti delle abitazioni erano dipinte con ogni sorta di simboli patriottici e slogan. Tutti gli abitanti, giovani e vecchi, seguirono il corteo e festeggiarono liberamente mentre la processione raggiungeva lentamente la piazza principale. I soldati, meravigliati, ricevevano ghirlande di fiori e venivano baciati pubblicamente da belle ragazze. Dalle retrovie apparivano diversi fiaschi di vino. In piazza il colonnello smontò dal mezzo e, accompagnato da alcuni ufficiali, salì sul palco per unirsi al sindaco locale e ad altre autorità. Il Sindaco lesse un discorso di benvenuto, facendo nuovamente esplodere l’entusiasmo popolare. In seguito parlò il colonnello, con un interprete che lo assisteva gesticolando ampiamente, e la folla si accalcò festosamente in avanti urlando più che mai. Seguì poi un banchetto la cui ribalta spettò a pollo, uova e vino di prima della guerra. I balli susseguenti furono spassosi e a tarda notte il corteo di mezzi tornò al campo in modo molto diverso dalla partenza»[2].

Il racconto dei soldati neozelandesi trova riscontro in alcune eccezionali fotografie di proprietà di Simon Allsebrook, figlio dell’ufficiale Peter Winder Allsebrook. Le prime due sono relative al giro del paese nel giorno della liberazione, con tutti i balconi “vestiti a festa”. In testa al corteo si distinguono il colonnello neozelandese Fountaine (in divisa estiva), il capitano inglese Allsebrook e l’ingegner Augusto Ciciarelli. Tra le donne si riconoscono Iris e Nunziatina Torge, “Ninetta” Cipollone, Amelia e Franchina Patrizi. Nella seconda fila sono riconoscibili Vincenzo Galdi ed il professor Noè Marchionni. Nella seconda foto del “corteo di liberazione”, oltre al colonnello Fountaine, al capitano Allsebrook e all’ingegner Ciciarelli, si riconoscono Iris e Nunziatina Torge, “Ninetta” Cipollone, Vincenzo Galdi, il prof. Noè Marchionni, Amelia e Franchina Patrizi (immagini di proprietà di Simon Allsebrook. Tutti i diritti riservati, nessuna riproduzione consentita).

11 giugno 1944 – Il corteo sfila per le strade di Cese
11 giugno 1944 – Il corteo sfila per le strade di Cese

Come riportato nel resoconto delle truppe neozelandesi, in quella circostanza si tenne un discorso pubblico di cui, sempre grazie a Simon Allsebrook, siamo riusciti a recuperare il testo, plausibilmente preparato qualche giorno prima dell’evento (si noti, nel documento originale, l’iscrizione a penna del giorno 11). L’arrivo degli Alleati, d’altra parte, era nell’aria, e tutta la popolazione era in fibrillante attesa. Nell’occasione, il discorso fu tenuto dall’ingegner Augusto Ciciarelli, nominato ufficiale di governo a Cese circa un mese prima[3]..

Discorso nel giorno della liberazione di Cese

In nome della popolazione di Cese mi onoro porgere a Voi, signori Ufficiali, e alle valorose truppe degli eserciti alleati il più caloroso benvenuto in questo nostro paese che Vi ha attesi con ansia ed oggi finalmente può salutarvi con una esplosione di gioia sincera e commossa.
Prima del Vostro desiderato arrivo, abbiamo visto passare e sostare qui innumerevoli orde di soldatacci rabbiosi, sul cui volto l’innata tracotanza si era trasformata in un ghigno di disperata ferocia. I figli di Attila corsero per le nostre campagne, s’introdussero nelle nostre case, bivaccarono all’ombra dei nostri santuari e, come branchi di segugi affamati, fecero scempio di tutti i nostri beni materiali e morali.
Indescrivibili sono state le sofferenze di questa popolazione rurale, ma altrettanto grande e ammirevole è stata la sua capacità di reazione, che si è manifestata con un costante e palese disprezzo per l’invasore e con una perseveranza eroica nel custodire, nascondere al nemico, nutrire ed assistere materialmente e moralmente i numerosi prigionieri di guerra alleati qui rifugiatisi. Nel momento più critico, quando le razzie dell’invasore diventarono sistematiche e sembrava che nulla più si potesse salvare di quel poco che ci avevano lasciato, i nostri giovani, che si erano sottratti in massa alle infami leve mussoliniane, impugnarono le armi e alcuni fecero buona guardia degli armenti dei loro padri, altri stettero in agguato sulle vie obbligate del nemico, altri, infine, si unirono alle valorose schiere dei patrioti e con essi tormentarono ed esasperarono la fuga imposta all’invasore dall’impeto dell’armata alleata.
Del come questa popolazione abbia saputo reagire al nemico, vivendo attivamente le sue tragiche giornata, Vi fanno fede i prigionieri di guerra che oggi abbiamo l’onore di restituirvi e quelli che nel passato decisero spontaneamente di allontanarsi da noi per raggiungere le armate alleate schierate su quello che fu il fronte meridionale italiano.
Ora che il sole della libertà è tornato a risplendere su noi e per tutta l’umanità sta per sbocciare una nuova era di pace, di giustizia e di benessere, noi vogliamo, signori Ufficiali, esprimere a Voi e a tutta la comunanza delle Nazioni Unite la nostra gratitudine e formulare un voto che riassume l’ansia d’innumerevoli cuori e l’aspirazione di tutti gli uomini di buona volontà. Possano i vostri valorosi eserciti cogliere il lauro della vittoria entro il più breve lasso di tempo e sia essa una vittoria totale, definitiva, apportatrice di una lunga era di pace nel mondo. Possa la luce di Roma, già da Voi ripristinata nell’antico diritto e nell’antica dignità, riscaldare e fecondare i germi della rinascita di questa nostra cara e martoriata Italia e vederla nuovamente assisa nel consesso delle Nazioni, per portare il suo contributo alla pace perenne fra i popoli ed al progresso della civiltà.

Viva l’ITALIA!

Viva gli Eserciti liberatori!

Cese 11 giugno 1944                            Dottor Ingegnere Augusto Ciciarelli

11 giugno 1944 – La popolazione di Cese assiste ai discorsi delle autorità nella piazza di Cese

Nella foto che immortala il momento dei discorsi delle autorità, il colonnello Fountaine, il capitano Allsebrook e l’ingegner Ciciarelli sono, tra gli altri, sul muraglione a ridosso della vecchia fontana (immagine di proprietà di Simon Allsebrook. Tutti i diritti riservati, nessuna riproduzione consentita). Tutta la popolazione assisteva fremente, forse ancora incredula ma in cuor proprio speranzosa che la guerra fosse davvero finita.

Nelle altre foto scattate dai soldati neozelandesi si vede l’intero paese addobbato a festa: dai balconi pendevano le tovaglie e le coperte che di solito erano riservate alla processione del Santo e le pareti erano colorate di piccole bandiere tricolori. Tutti seguivano il corteo o lo aspettavano sulla porta di casa e festeggiavano a proprio modo, spesso con un fiasco di vino; qualche ragazza addirittura con un casto bacio o un mazzolino di fiori di campagna. Queste ultime foto sono tornate a Cese sempre per mano di Simon Allsebrook, che a sua volta le aveva ricevute dalla figlia del colonnello Fountaine. Un bel viaggio davvero, non solo per loro ma anche per tutta Cese.


[1] «Il resto della truppa superò il pericolo (delle mine, n.d.r.) in sicurezza e raggiunse Capistrello. I carri armati avevano ora raggiunto la fanteria e la situazione li incoraggiava a proseguire. La progressione era ancora lenta, dato che ciascun carro armato doveva essere preceduto da un soldato addetto allo sminamento. A metà dell’ultimo valico prima di Avezzano, i carri armati dovettero fermarsi per tutta la notte a causa di un’altra rottura, riparata dagli ingegneri nella tarda mattinata del 10 giugno. Nel frattempo, quella stessa mattina, alcune pattuglie del 26° battaglione erano entrate in città, in parte attraversando la collina da Le Cese e in parte attraverso un tunnel ferroviario. Un italiano che parlava bene l’inglese aveva invitato la truppa a visitare alcuni dei villaggi della zona. Il sergente maggiore Dudfield descrive il tour: “Grandi quantità di vino, discorsi, ecc. Tutti festeggiavano con noi e ci accompagnavano verso i paesi vicini […] Abbiamo tagliato il nastro bianco per raggiungere l’altra parte della strada e la banda era lì ad attenderci. Molti paesi erano affollati, ma questo (Trasacco, n.d.r.) era straripante. Siamo entrati in municipio (presumo) e saliti sul balcone per i vari discorsi. Non so cosa sia stato detto, ma le parole profuse sono state molte”» –  D. J. C. Pringle & W. A. Glue, “20 Battalion and armoured regiment”, in “Official History of New Zealand in the Second World War 1939–45” (http://nzetc.victoria.ac.nz/tm/scholarly/tei-WH2-20Ba.html). Traduzione di Roberto Cipollone.
[2]   Frazer Donavan Norton, “26 Battalion”, in “Official history of New Zealand in the Second World War, 1939-45” (http://nzetc.victoria.ac.nz/tm/scholarly/tei-WH2-26Ba.html). Traduzione di Roberto Cipollone.
[3] Si legge negli Atti del Comune di Avezzano: “Il 17.05.1940 si delegava come ufficiale governativo di Cese il consultore Enrico Cipollone di Berardino, in seguito sostituito da Augusto Ciciarelli”; e più avanti: “Il 06.05.1944 l’ing. A.Ciciarelli veniva nominato ufficiale di governo a Cese”.


<Rielaborato da O. e R. Cipollone, “Padroni di niente” (2019)>

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