Il parroco “di un’intera vita”, don Angelo Leonetti

[Storia delle Cese n.159]
di Roberto Cipollone

Il futuro “don” Angelo Leonetti nasce a Castelnuovo il 23 marzo 1919 da Alfonso Leonetti (1881-1951) e Antonietta Flamini (1884-1959). In gioventù completa gli studi teologici presso il Seminario regionale di Chieti e viene ordinato sacerdote dal vescovo Mons. Bagnoli – ultimo del suo lungo episcopato – il 28 ottobre 1944, a 25 anni. Inviato parroco ad Antrosano, rimane lì solo per un breve periodo; nel novembre del 1946, infatti, è nominato parroco a Cese, dove rimane per ben cinquanta anni, fino al 31 ottobre 1996. In questa data, quando ha ormai compiuto 77 anni, rinuncia alla parrocchia per ragioni di età e di salute e si ritira presso il seminario diocesano di Avezzano, dove rimane fino al 2004, per poi chiedere di essere ospitato nella casa di riposo dell’Istituto di don Orione, sempre in Avezzano. Qui muore il 24 ottobre 2007, a 88 anni.

Il suo legame con Cese ed i tratti più evidenti della sua missione sono ben rappresentati dalle parole da lui scelte per un messaggio inviato il 22 dicembre del 1996, in occasione del 50° anniversario della riapertura al culto della chiesa parrocchiale. In quell’occasione, in particolare, don Angelo rivolge un sentito saluto alla comunità lasciata da pochissimo: “Cari fratelli e sorelle della Comunità parrocchiale di Cese, sono stato invitato ad inviarvi un breve messaggio nel 50° della riapertura al culto della nostra Chiesa Parrocchiale ed ognuno di voi immagina facilmente con quanta intima gioia io abbia gradito. Noi di Cese abbiamo goduto insieme, con tanta fede, la grande festa religiosa del 22 dicembre del 1946. Per l’occasione, erano con noi quasi tutti i sacerdoti di Cese e quanti altri vivevano fuori paese. […] Voi Fratelli e Sorelle e tu, nuovo parroco di Cese, siate orgogliosi di questa chiesa ed abbellitela ancora; in essa sentiamoci tutti figli di Dio e fratelli tra di noi, in essa ritempriamo la nostra fede per una vita cristiana sempre più autentica. Gradite tutti, particolarmente Voi anziani e malati, il mio più cordiale saluto e l’augurio di una vita serena e cristiana, preludio dell’eterna gioia del cielo. Sempre Vostro. Don Angelo Leonetti”.

Nel libro “Parlano ancora” il ricordo di don Angelo è stato al tempo affidato all’allora “don” Emidio Cipollone, che così ricostruiva i tratti fondanti del suo cammino.

Don Angelo nasce a Castelnuovo. Arriva a Cese, giovanissimo prete, nel 1946, dopo appena un anno di esperienza pastorale ad Antrosano, e prende il posto di don Vittorio Braccioni trasferito ad Alba Fucens. Egli trova già una certa organizzazione in parrocchia, dove erano presenti l’Azione Cattolica in ogni suo settore, due confraternite, il coro e la “procura” (il consiglio per gli affari economici).
Durante gli anni della sua presenza a Cese don Angelo ha curato moltissimo la dignità delle celebrazioni eucaristiche e di ogni altra forma liturgica. Egli ha insegnato anche moltissimi canti. La sua attenzione pastorale ha sicuramente avuto una direzione privilegiata: la cura delle vocazioni di speciale consacrazione. Nei suoi cinquanta anni di sacerdozio a Cese moltissimi giovani hanno abbracciato la vita religiosa: gli uomini come sacerdoti diocesani, ma soprattutto religiosi, le donne come suore, in gran parte nelle Apostole del Sacro Cuore. Tanto per ricordare qualche particolare: quando io sono diventato sacerdote, il 19 agosto 1984, il numero dei sacerdoti era 28 e le suore una quindicina. Molte di queste vocazioni nascevano dal servizio all’altare come chierichetti: altro aspetto che don Angelo curava moltissimo e che incentivava con numerose iniziative. Don Angelo dava molta importanza alla formazione catechistica e la sua parrocchia molto spesso si è distinta negli “esami finali” di ogni anno nei confronti delle altre comunità parrocchiali; così come si distingueva nelle “gare” dei chierichetti. Altro punto forte del sacerdozio di don Angelo era l’assoluta obbedienza alla Chiesa e al suo magistero così come al vescovo diocesano. È stato un sacerdote sempre molto preciso e ordinato, che curava moltissimo la sua vita spirituale: questo ha favorito la valorizzazione di una “regola di vita” in moltissime persone, specie giovani, che frequentavano la parrocchia.
In grande considerazione don Angelo teneva anche la preparazione delle omelie e la “formazione permanente!”, cercando sempre di aggiornarsi e di essere al passo con i tempi sia con libri di teologia sia leggendo e studiando i documenti del Magistero. La cura pastorale di don Angelo non trascurava i malati e i sofferenti. Nei suoi cinquanta anni a Cese don Angelo aveva conosciuto tutti personalmente e di tutti conosceva anche la famiglia e la storia della famiglia. Alla fine agli stesso è diventato un “pezzo di storia” del paese di Cese e la sua impronta è presente in tantissime persone che nel corso degli anni lo hanno conosciuto. Don Angelo ha lasciato la parrocchia nel 1996 e si è trasferito prima nei locali del seminario diocesano e poi nell’Istituto don Orione, sempre amato e stimato da tutti. Solo pochissime volte nella sua discrezione è tornato nella “sua vecchia parrocchia”, ma il suo segno – come già accennato – è e resterà indelebile. Grazie, don Angelo!


A quasi venti anni di distanza, abbiamo chiesto a monsignor Emidio Cipollone di rinnovare il ricordo di don Angelo e il nostro arcivescovo ha risposto ad alcune domande con la consueta cortesia e incondizionata disponibilità.

– Nella tua famiglia ci sono due sacerdoti ai quali sei molto legato, tuo zio Padre Mario e il tuo pro-zio don  Amabile, ma don Angelo Leonetti è stato il sacerdote della tua “consacrazione” cristiana, il parroco della tua infanzia. Che immagine conservi della sua figura al tempo del catechismo e dei primi sacramenti?

Don Angelo è stato per me, come per gran parte della popolazione di Cese, non solo il parroco dell’infanzia ma, anche, il sacerdote dell’intera vita! La sua presenza, nella nostra comunità, infatti, si è protratta per 50 anni e, anche dopo, fino alla sua morte, i contatti con lui sono stati sempre belli e frequenti. I ricordi affiorano numerosi, nella mente e nel cuore, e riguardano, davvero, tutto l’arco dell’esistenza. Come quasi tutti i bambini dell’epoca, ho iniziato a frequentare la parrocchia fin da bambino, come chierichetto, accompagnato dalla mia famiglia: genitori, nonni, zii, cugini… e stimolato, anche, dalla presenza di tantissimi sacerdoti, in modo particolare, per me, Don Amabile Corradini, cugino carnale di mio padre, e Padre Mario Di Fabio, fratello di mia madre, che, nel corso degli anni, la nostra comunità ecclesiale aveva espresso. La parrocchia era, davvero, il punto di riferimento vitale di tutti noi ragazzi e, intorno ad essa, ruotava tutta la nostra vita! Erano proprio altri tempi! A pensarci con le categorie di oggi, la nostra parrocchia non aveva quasi nulla per essere attrattiva, eppure a noi bastava! Eravamo tutti lì ed eravamo sempre lì! E Don Angelo c’era sempre! È vero che non aveva altri incarichi pastorali, ma la sua presenza era una garanzia: su di lui potevi contare! Ci seguiva per insegnarci a servire bene la Santa Messa, anche nel passaggio epocale del Concilio Vaticano II, con il cambiamento della lingua, dal latino all’italiano, e con quello della postura del sacerdote stesso, con il passaggio alla celebrazione frontale. Veniva nella scuola elementare per farci le ore di religione e, di quei momenti, ricordo i primi approcci alla Sacra Scrittura con dei libri che mi sembravano grandissimi e che contenevano alcune immagini che esemplificavano quanto era scritto.
Il suo modo di proporsi era, per me, estremamente efficace e ciò che ho imparato da lui mi è stato utile anche nei primi anni di seminario, dove mi rendevo conto di sapere una marea di cose in più rispetto agli altri seminaristi che provenivano da altre parrocchie… Era un po’ burbero e anche un po’ distaccato, ma ci voleva bene e questo io lo percepivo! Era amante dell’ordine e, perciò, non tollerava né la confusione né che ci mettessimo a parlare fra noi ragazzi, in chiesa, durante le varie celebrazioni. Per questo, una volta mi sono preso anche un bel ceffone che, oggi, non esito a definire salutare! I piccolissimi premi e le poche lire che ci dava per il servizio all’altare mi sembravano cose grandiose e quando ci accompagnava agli incontri diocesani dei chierichetti era sempre una festa. Ricordo con gioia, anche se allora un po’ mi e ci spaventavano, i famosi esami di fine anno al catechismo, quando ci metteva tutt’intorno alla sagrestia e cominciava, insieme al rappresentante della Diocesi, che spesso era Don Domenico Ramelli (responsabile dell’ufficio catechistico, e poi mio padre spirituale e rettore in seminario, e, in seguito, vicario generale della Diocesi), a farci una domanda dietro l’altra dal catechismo di San Pio X, e chi sbagliava veniva eliminato finché non restava uno/a solo/a… Dopo la quinta elementare, io sono entrato in seminario e il nostro rapporto, logicamente, è cambiato: lui mi guardava con occhi diversi e con ancora più attenzione e anch’io lo guardavo diversamente, cercando di rubargli i segreti del mestiere

– Quali segni e quali tracce ha lasciato nella tua vocazione e poi nel tuo percorso da seminarista e da giovane sacerdote? 

Sicuramente don Angelo ha segnato, in profondità, la mia vita: devo, anche e soprattutto, a lui il germogliare e il fiorire della mia vocazione al sacerdozio. Con gli occhi di un ragazzo, che era appena entrato nel seminario minore di Avezzano, apprezzavo il suo rigore, la sua fedeltà al breviario e alla preghiera (quante volte sono entrato in chiesa, e l’ho trovato lì, da solo, a pregare!), la qualità delle sue omelie, anche se un po’ all’antica, sempre ben strutturate e preparate, la precisione e il decoro delle celebrazioni, sia le sante messe che le funzioni serali, la sua attenzione al canto, l’organizzazione dell’Azione Cattolica… Era sempre molto discreto, ma sentivo il suo sguardo su di me, in ogni momento del mio percorso, prima nel seminario minore di Avezzano, dove qualche volta veniva anche a trovarmi, sia in quello regionale di Chieti. Mi ha accompagnato nelle varie tappe del percorso: dall’ammissione fra i candidati all’ordine sacro all’ordinazione presbiterale, passando per i ministeri del lettorato e dell’accolitato e per il diaconato. 
A proposito del diaconato, dopo tanti anni, mi fa piacere condividere un aneddoto: quando andai a dirgli che, sentito il parere dei superiori del seminario, con il vescovo avevamo fissato la data dell’ordinazione, lui mi disse, immediatamente: “Molto bene! Ti ordini sabato sera e la domenica predichi tu!”. A quel tempo, e molte volte ancora oggi, non è così scontato che un parroco dia questa opportunità ad un diacono… Inoltre, mentre cercavo di rimandare questa cosa a dopo l’ordinazione sacerdotale, mi disse: “Devi predicare subito a Cese! Altrimenti farai come Don Amabile e Padre Mario che non hanno predicato più!”. Non posso, infine, dimenticare che, da diacono, mi fece predicare anche nella solennità di tutti i Santi, la notte di Natale e in occasione della veglia di Pasqua!
Quando sono diventato sacerdote, nel fare la sua presentazione al Vescovo, cominciò così il suo intervento: “Eccellenza, ho fatto la prima comunione alla madre, ho fatto la cresima al padre e alla madre e li ho sposati; ho fatto il battesimo, la prima comunione e la cresima di Emidio, del fratello e della sorella, e, adesso, sono qui, per consegnare questo ulteriore frutto della comunità di Cese alla Chiesa!”. Tutto questo, proprio per rimarcare la conoscenza della mia persona e il suo accompagnamento personale e familiare.

– Della sua lunga missione a Cese quali sono i tratti più evidenti, nella tua percezione personale, da uomo di Chiesa, e nel comune sentire dei parrocchiani?

Sicuramente, per la mia esperienza e percezione, Don Angelo aveva come tratto dominante della sua vita sacerdotale più la dimensione intra-ecclesiale che quella extra-ecclesiale. Ovviamente, non mancavano le sue visite alle famiglie e agli ammalati e la benedizione delle case, ma, per quanto ricordo, non l’ho mai visto entrare in un bar, o fermarsi a parlare in piazza con qualcuno, o uscire di sera per incontrare i giovani o chiunque altro… I miei ricordi vedono Don Angelo sempre e solo all’interno della chiesa parrocchiale! Come ho già accennato, i tratti che mi sembra lo contraddistinguessero si possono organizzare intorno alla dimensione delle celebrazioni e del culto che curava in modo particolare. Certamente aveva a cuore le vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa, maschile e femminile, e l’altissimo numero di vocazioni uscite da Cese negli anni del suo ministero ne sono un’ampia ed evidente dimostrazione… Aveva a cuore, anche, la sua formazione permanente e quella dei suoi collaboratori, che invitava a partecipare a vari convegni e alle giornate di aggiornamento. Anche per questa sfaccettatura, ho un aneddoto: quando, nel 1993, uscì il Direttorio di Pastorale Familiare, in un incontro mi capitò di citarlo e Don Angelo mi disse che non lo conosceva e che non ne aveva mai sentito parlare ma, se mi fosse stato possibile, avrebbe gradito che glielo procurassi perché lo voleva studiare!
Vorrei concludere con un ultimo aneddoto: quando mi fu affidata la parrocchia di Lecce nei Marsi, lo invitai a venire per predicare il giorno della festa di San Biagio, che cadeva l’ultima domenica di settembre. Gli feci questa richiesta alla metà di settembre, ma lui mi disse: “Don Emi’ io, adesso, mi sono fatto vecchio e ho bisogno di tanto tempo per prepararmi bene… Quest’anno non ci vengo, ma ti prometto che, con l’aiuto di Dio, ci verrò l’anno prossimo!”. Cosa che, poi, puntualmente, ha fatto!

Un ricordo prezioso che si somma a quelli dei parrocchiani attorno ad una figura che, con la sua lunga missione pastorale, è entrata a pieno titolo nella storia del paese.


<Articolo originale basato sull’intervista citata e sul ricordo riportato all’interno del libro “Parlano ancora. Seconda serie: commemorazione dei sacerdoti defunti dei marsi 1990-2009”, a cura di don Vincenzo Amendola (Diocesi di Avezzano, 2009) >


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