[Storia delle Cese n.155]
di Osvaldo e Roberto Cipollone
In passato nei Piani Palentini esistevano diversi casolari sparsi che hanno mantenuto una propria singolarità fino alla metà del ‘900. Tra questi anche manieri, case coloniche e di campagna che in seguito, non più abitate, son rimaste a disposizione oppure vendute. In tale contesto si possono menzionare il casale di Domenico Petracca, il Casale Bove, il Casale “rosso” e quello dei Di Clemente. Tra tutti, però, detiene una particolare importanza il Casale di San Basilio, situato nella contrada omonima (“Santovasile”, in dialetto) ai confini tra il territorio di Cese e quello di Capistrello.
La particolare rilevanza è legata innanzitutto alla presenza di un’antica chiesa risalente al X secolo ed edificata in contiguità con le mura del complesso. Il maniero, plausibilmente fondato dai monaci basiliani[1], è stato utilizzato nel tempo come posta e cambio dei cavalli[2], anche poiché insisteva sull’antica via carrabile che collegava Alba Fucens con il frusinate, denominata “via della Campania” o “via Traiana”. A tale riguardo, rifacendosi alle ricostruzioni dello storico Giuseppe Grossi, Sandro Zenodocchio scrive in “Antica viabilità in Abruzzo”: “Questa strada detta ‘Via della Campania’ o ‘Via Traiana’, da Cappelle, sulla Via Valeria, con orientamento SO, dopo un miglio esatto raggiungeva le Grotte di S. Felice. Procedendo poi lungo le falde occidentali del monte omonimo e la sponda destra del torrente La Raffia giungeva a Cese. Sempre attraverso i Piani Palentini per Casale S. Basile (sic), superava il torrente La Raffia raggiungendo prima Capistrello e poi Peco Canale (sic) e Canistro[3]“.
Secondo il Febonio, il casale era strutturato come una casa di campagna con diversi abitanti ed era amministrato da quattro massari eletti dal popolo. La sua storia, come tutte quelle scarsamente documentate, presenta anche delle controversie legate alle diverse fonti esistenti. Alcune caratteristiche sono tuttavia oggettive, come l’affaccio su un’importante via di traffico e la vicinanza a fonti d’acqua fondamentali per l’approvvigionamento e per il ristoro di cavalli e viandanti. La contrada di San Basilio, infatti, è nota ancora oggi ai più anziani per le molteplici sorgenti spontanee che popolano l’area, ognuna con un proprio nome e una propria storia. Un’altra singolarità del passato è riferita sempre da Giuseppe Grossi, il quale afferma che nel XII secolo il Casale era tenuto a fornire un milite all’esercito di Ruggero, Conte D’Albe. Tra il 1150 e il 1168, in particolare, il territorio, parte integrante della Contea di Albe, era soggetto al feudo di “Petram Aquarum” (circa 650 abitanti) a cui facevano riferimento i “numerosi insediamenti, ville e casali, sia della piana avezzanese che di quella palentina con Cese e S. Basilio”[4]. Dopo di allora, alla gestione del maniero si sono alternati monaci appartenenti ad ordini diversi da quello basiliano e sembra che la chiesa esistente all’interno del complesso sia stata distrutta immediatamente dopo la battaglia dei Piani Palentini combattuta nel 1268 tra Corradino di Svevia e Carlo D’Angiò. Quest’ultimo, essendo risultato vincitore, esercitò anche qui la propria crudele vendetta in conseguenza dell’appoggio dato dai monaci al suo rivale. Come noto, infatti, la furia angioina arrivò a mettere a ferro e fuoco interi villaggi, vichi, borghi e luoghi di culto, incluso l’antico paese di Pietraquaria ed il suo castello edificato a “cavallo tra il paese di Cese ed Avezzano”[5]. Nonostante la distruzione angioina, negli Statuti trecenteschi di Avezzano l’incastellamento di Pietraquaria viene ancora citato col nome di “pesculo castrj veterj” (“Peschio di Castel Vecchio”), “posto a controllo degli insediamenti palentini (Cese e S. Basilio)”[6]. Anche la chiesetta di San Basilio venne dunque ricostruita, se è vero che nel 1572 la stessa venne posta sotto l’amministrazione della Cattedrale di San Bartolomeo di Avezzano[7].
Agli inizi del ‘900, dopo alterne vicende e divenuto oramai proprietà privata, il maniero fu acquisito dalla famiglia Saturnini di Avezzano, con beneficiario “don Giovanni”, fratello del notaio Geremia. Da allora fu denominato “Jo Casalo de dun Ggiuanni”. La proprietà non consisteva solo nelle strutture murarie, ma anche in un appezzamento di terreno di superficie pari a quasi 500 coppe (circa 25 ettari), che veniva lavorato e seminato a cereali, mais, patate, legumi, uva, frutta, verdure, foraggi ed altre colture ancora. Il proprietario si avvaleva della manodopera giornaliera di diversi braccianti, oltre che di persone di fiducia. Tra queste si ricordano Adolfo Cosimati, tuttofare nei campi e nelle stalle, e Lucia Persia di Capistrello (detta per questo “Lucia dejjo Casalo”), che si occupava di tutte le faccende domestiche. In seguito, la stessa sposò “Pasqualuccio” Cerasoli, il quale possedeva un piccolo podere nelle vicinanze, ma lavorava con gli altri anche per Saturnini. Il grosso appezzamento, come accennato, era attraversato dalla rotabile denominata “antica via Campana o Traiana”, che delimitava parte della proprietà (100 coppe circa). Detta porzione, composta da una zona boschiva e da una parte sottostante lavorabile a vigneto e ad altro, in seguito è stata acquistata da Anello Cipollone e tuttora è di proprietà degli eredi. Saturnini, una volta divenuto anziano, propose invece un particolare contratto di gestione a Giuseppe Petracca, di Cese, a fronte di un “vitalizio” che gli assicurasse un introito mensile in danaro. Giuseppe fu d’accordo e a quel punto assunse la gestione di quella proprietà lavorandola con i propri mezzi e sviluppando l’allevamento del bestiame specialmente con numerosi ovini. Nel tempo assunse dei pastori ed onorò il contratto fino all’ultimo giorno. È stato così che la proprietà ha cambiato nome ed è divenuta “Casale Petracca”. Alla morte di Giuseppe, avvenuta nel 1984, la proprietà è passata a suo figlio Marcello, il quale ha adeguato servizi e struttura, abbellendo il complesso senza eccesive modifiche e piantumando numerosi alberi sempreverdi. Marcello ha anche realizzato un’edicola in muratura denominata “fontana del belvedere” sulla cui epigrafe sono incise alcune delle date e degli eventi più importanti del II millennio, con cenni relativi alla storia, ai fatti e ai personaggi propri del luogo. Un modo per conservare memoria degli eventi succedutisi nella storia dell’antico casale, con quelle vicende religiose e umane che l’hanno accompagnato, custodito e trasformato.
[1] Monaci che si ispirano alla regola di San Basilio (330-379 d.C.), il quale preferì all’eremo il cenobio, poiché a suo avviso favoriva la correzione dei difetti e l’aiuto scambievole tra “fratelli”. San Basilio volle infatti conferire una dimensione familiare alle piccole comunità di monaci, i quali dovevano essere inseriti nella comunità civile. Per questo motivo, fondò i propri monasteri non in luoghi deserti o impervi, ma in prossimità di luoghi abitati, in modo che la scelta del silenzio e del raccoglimento fosse legata alla dimensione caritativa soprattutto verso i poveri.
[2] Un interessante vocabolario della “posta dei cavalli” del 1853 è pubblicato su http://tradizioneattacchi.eu/vocaboli-.html
[3] Sandro Zenodocchio, “Antica viabilità in Abruzzo”, L’Aquila, Rea, 2008, citando Giuseppe Grossi, “Cappelle e Piani Palentini nell’antichità (X secolo a.C.-VI secolo d.C.), in “Cappelle dei Marsi”, Roma 1990, pp. 121 ss.
[4] Giuseppe Grossi, “Le origini di Avezzano”.
[5] Tommaso Brogi. “Il Santuario e il Castello di Pietraquaria nella Marsica” – Ristampa dell’edizione del 1889- Ed. Kirke.
[6] Mario Di Domenico, “Cese sui Piani Palentini”, 1996.
[7] Rossella Del Monaco, con riferimento alla Cattedrale di San Bartolomeo di Avezzano: “Nel 1572 la chiesa ricevette il titolo di Collegiata, con il quale acquisiva l’amministrazione di dodici chiese S. Maria in Vico, S. Andrea di Badia, S. Andrea di Cappelle, S. Nicola, SS. Trinità, S. Maria della Casa, S. Paolo, S. Simone, S. Basilio, S. Giovanni, S. Calistro e S. Leonardo” (http://www.aiadeimusei.it/wp-content/uploads/2021/01/libro_PAESI_1-1.pdf )
<Testo originale di O.Cipollone rielaborato con i riferimenti riportati nelle note>



