La “Rua di Cipollone” e l’uffiziale dello Stato Civile

[Storia delle Cese n.125]
di Roberto Cipollone

A Cese, almeno fino agli inizi dell’Ottocento, era il parroco ad essere responsabile della registrazione di nascite, matrimoni e morti, della tenuta dello “stato delle anime” e della conservazione dei relativi registri parrocchiali o libri canonici. Come in tutti gli altri paesi, questo avveniva dalla seconda metà del Cinquecento, a seguito delle disposizioni del Concilio di Trento, sebbene già in precedenza presso alcune parrocchie fosse in uso la conservazione dei registri citati. Dal 1614, ogni parroco era tenuto a compilare i cosiddetti “stati delle anime” (status animarum), ossia i registri che contenevano i dati anagrafici e religiosi dell’intera comunità parrocchiale e che dovevano essere aggiornati annualmente (di solito in occasione della visita compiuta dal sacerdote nelle case dei parrocchiani per la benedizione pasquale).
Nel 1806, come documentato, il nostro paese cessò di avere un’amministrazione con atti propri e venne accorpato, assieme a quello di Capistrello, ad Avezzano. Nonostante tale accorpamento (e la conseguente riduzione a “frazione” del comune avezzanese), Cese mantenne fino al 1865 tutte le funzioni proprie degli uffici di Stato Civile, ossia quelle di registrazione degli atti di nascita, morte e matrimonio. Nello specifico, tra il 1806 ed il 1815 il sistema vigente era quello dello Stato civile napoleonico, secondo cui erano i sindaci a dover curare le pratiche relative alla registrazione degli atti di stato civile. Con la restaurazione del 1815, invece, le funzioni di Ufficiale di stato civile vennero nuovamente riaffidate ai parroci, sino all’istituzione dello Stato civile italiano nel 1866.

I registri di Stato civile erano al tempo suddivisi in: nati, morti, matrimoni, “atti diversi dello stato civile”[1]. Il registro dei nati prevedeva due ulteriori sotto-registri: il primo era relativo ai battesimi (“Notamento che si rimette in doppio al Parroco, e del quale ne sarà restituito uno con la indicazione del Battesimo amministrato”), il secondo agli “atti di nascita de’ projetti”, i cosiddetti esposti[2]. Agli atti di matrimonio, invece, si aggiungevano gli “atti di solenne promessa di celebrare il matrimonio” e un altro registro relativo agli atti di notificazione di matrimonio, nei quali veniva riportato il testo “L’anno 18–, il dì — del mese di –, giorno di Domenica, alle ore – è stata affissata sulla porta della casa comunale notificazione nei termini prescritti dalla legge per la solenne promessa di matrimonio tra …”.
Dai registri si possono rilevare diverse informazioni interessanti, sia sulle formalità richieste in termini di legge che sulla composizione demografica e sociale del paese, oltre che sulla toponomastica in uso nell’800. Tra le professioni maggiormente citate, ad esempio, per gli uomini figura quella di “bracciale” o “contadino” (a volte “campagnolo”), oppure di “proprietario”; tra le donne, invece, le professioni maggiormente presenti sono quella di “tessitrice” e di “filatrice”. Il cosiddetto “processetto” prematrimoniale (formalmente “atto di solenne promessa di celebrare il matrimonio”), inoltre, doveva contenere l’esplicito consenso dei genitori dello sposo e della sposa, che fosse verbale (quindi alla presenza degli stessi genitori) o reso tramite apposita documentazione[3]. Questo, a prescindere dall’età degli sposi.

Dagli atti che prevedevano l’indicazione del domicilio degli interessati si ricavano invece indicazioni interessanti sulla toponomastica in uso nell’Ottocento. In particolare, nei registri dello Stato civile napoleonico (1806-1815, nei quali Cese figurava sotto provincia di Aquila, distretto di Città Ducale, Comune di Cese), si ritrovano le seguenti strade, con forme riportate in maniera non univoca: Strada della Rua Grande / Strada Rua Grande / nella Rua Grande / Strada del Vicolo Grande (1810); Vicolo di Capo la Terra / Vico di Capo la Terra / Strada Capo la Terra; Strada del Pozzo / Strada del vicolo del Pozzo; Strada della Piazza / nella Piazza / Strada detta La Piazza; Strada delle Mandre / Strada Le Mandre / Strada della Mandria (1810); Strada della Ruella / Strada la Ruella / Strada del vicolo della Ruella / Strada detta La Ruella; Strada del vicolo di Cipollone (1810); Strada sotto l’arco (1810) / Strada del vicolo sotto l’arco (1810); Strada delli Fossi (1810); Strada del Castello (1812).
Nello Stato civile della restaurazione (o Stato civile borbonico, 1816-1865, nel quale Cese figurava sotto provincia di Aquila, distretto di Avezzano, Comune di Cese), si trovano invece le seguenti denominazioni e forme: Strada Capo la Piazza (1817); Strada la Rua Cipollone (1818) / Rua di Cipollone (1817, 1846) / Di Cipollone (1840); Vico primo (1823); Secondo vico (1823); Terzo vico (1823); Quarto vico (1823); Quinto vico (1823); Detta Rua Grande (1823) / Il Vico Grande (1825) / Strada grande (1827) / Rua grande (1829) / Rova Grande (1842); Detta Capo la Terra (1823) / Capo La Terra (1824;1825); Detta Castello (1823) / Il Castello (1826) / In Castello (1843); Detta Largo di Piazza (1824) / La Piazza (1824) / in piazza (1841) / nella Piazza (1843); Del Forno (1824) / Il Forno (1825) / Rua del Forno (1855); Le Mandre (1824) / Rua delle Mandre (1839) / Via delle Mandre (1841) / Le Mantri (1844); Il Pozzo (1825) / Rua del pozzo (1846); La Ruella (1825) / della Ruella (1841) / Rovella (1842); Sotto le Mura (1826) / Sulle Mura (1841;1855) / Di Sotto le Mura (1845) / Sotto le Mura (1857); Li Fossi (1829) / dei Fossi (1841) / I Fossi (1843); Rua dritta (1850).

Come noto, questa toponomastica è stata progressivamente sostituita, con alcune eccezioni di rilievo[4], da riferimenti geografici nazionali (via Roma, via Napoli, via Pompei …) e da intitolazioni a poeti, scrittori, storici e letterati (ben 30 vie e piazze di Cese sono oggi dedicate a questi nomi illustri).

Come anticipato, con l’istituzione dello Stato civile italiano nel 1866, le competenze di Ufficiale di Stato civile furono nuovamente affidate ai sindaci comunali[5]. Da quell’anno, dunque, gli atti dovevano essere registrati esclusivamente presso il Municipio del Capoluogo comunale; Cese, tuttavia, riuscì a conserve le competenze relative solo agli atti di nascita e di morte per via della distanza dallo stesso capoluogo e della dimensione comunque rilevante. Nel 1929, in seguito alle richieste degli abitanti di Cese, il Consiglio Comunale di Avezzano deliberò affinché anche il registro degli atti di matrimonio (oltre a quelli di nascita e morte) tornasse ad essere gestito direttamente dall’ufficio di Stato Civile del paese. Tra le motivazioni riportate nella delibera, si legge: “Poiché trattasi di frazione importante che conta oltre ottocento abitanti e dista da Avezzano ben dieci chilometri, ha conservato sempre, come conserva tuttora, l’ufficio dello Stato Civile per gli atti di nascita e di morte, e quelli di matrimonio fino al 1865”. Questo il testo integrale.

Oggetto Stato Civile per la frazione di Cese – Atti di matrimonio
Premette che la frazione di Cese di questo Comune fu Comune autonomo, con territorio e giurisdizione propri fino al 1811, epoca in cui fu aggregato ad Avezzano per effetto della legge 8 agosto 1806 e del Decreto 4 maggio 1811 sulla circoscrizione delle Provincie del Regno napoletano.
Poiché trattasi di frazione importante che conta oltre ottocento abitanti e dista da Avezzano ben dieci chilometri, ha conservato sempre, come conserva tuttora, l’ufficio dello Stato Civile per gli atti di nascita e di morte, e quelli di matrimonio fino al 1865.
Pubblicato l’attualeordinamento dello Stato Civile, gli atti di matrimonio furono col 1866 ed anni successivi celebrati sempre alla sede della Casa Municipale per tutto il Comune.
Poiché le difficoltà di viabilità perdurano e riesce disagevole alla popolazione della Frazione specialmente nell’inverno, di recarsi al Capoluogo per la richiesta e la celebrazione dei matrimoni, i frazionisti con ripetute istanze hanno espresso il desiderio che anche i matrimoni si celebrassero colà, completando così l’esistente ufficio di Stato Civile.
Considerato essere giusto ed opportuno accogliere il desiderio espresso dagli abitanti di Cese, completando il servizio dello Stato Civile della Frazione anche con gli atti di matrimonio.
Visto che il territorio della Frazione è identico a quello della Parrocchia ed è nettamente delimitato nei suoi confini risultanti dai catasti antichi e recenti, e visto che in nessuno equivoco può ricorrersi nella redazione degli atti e nella celebrazione dei matrimoni, non avendo Cese, nella campagna, popolazione sparsa, ma essendo questa tutta raggruppata nell’abitato.
Visto che data l’esistenza nella frazione dell’ufficio per la tenuta dei registri dei nati e dei morti, e dato il reparto dei Consiglieri la frazione che facilita la scelta di persona capace a disimpegnare le funzioni di ufficiale dello Stato Civile, ben poca è la spesa da sopportarsi in aggiunta a quella attuale, per la tenuta dei registri di matrimonio e delle relative pubblicazioni.
Visto il R. Decreto 15 novembre 1869 n.2602 successivamente modificato sull’ordinamento dello Stato Civile, e visti gli articoli 1 e 127 del vigente Regolamento per l’esecuzione della legge comunale

Delibera

  1. Di avanzare istanza al Ministero di Grazia e Giustizia perché l’esistente ufficio di Stato Civile di Cese e che ora funziona per il servizio dei nati e dei morti sia autorizzato anche alla celebrazione dei matrimoni.
  2. Che la maggiore spesa per tale servizio e che si presume in £ 200 all’anno, sia iscritta nei bilanci tra quelle obbligatorie a norma dell’articolo 198 della vigente legge comunale.

Del che si è redatto il presente verbale debitamente sottoscritto.
Il Commissario Prefettizio.
Il Segretario Comunale

Nota: Approvato dalla Giunta provinciale Amministrativa in seduta del 10/08/929. Il Prefetto? Provinciale Galantonio / Galantini

Così, nel 1929 lo Stato civile di Cese è stato completato con la reintrodotta registrazione degli atti di matrimonio, in aggiunta a quelli di nascita e di morte, ed è rimasto attivo con tali competenze (nascite, morti, matrimoni, immigrazioni ed emigrazioni) fino al 1960.


[1] Ad esempio: atti di nascita redatti in viaggio di mare, atti dei nati-morti, atti di riconoscimento dei figli naturali, atti di adozione, atti di rinvenimento di cadavere di persona ignota, …
[2] “Per gli Atti di fanciulli viventi portati nella ruota degli Ospedali dei projetti” e “Per gli Atti di rinvenimento di fanciulli viventi esposti fuori gli Ospedali de’ projetti”. Da una prima analisi dei registri, a Cese è presente un solo atto di questo tipo, relativo al 1847.
[3] Nota a margine dell’atto: “Nel controposto spazio dovrà indicarsi il consenso o consiglio che i genitori, ed in mancanza di costoro gli Avi paterni degli sposi danno al matrimonio; ed ove non siano essi presenti alla promessa, dovrà menzionarsi nell’elenco dei documenti l’atto autentico del loro consenso; lo stesso avrà luogo per gli atti rispettosi, pe’ consensi dei consigli di famiglia, e per gli estratti di more de’ suddetti ascendenti”.
[4] Le eccezioni si riferiscono alle strade che hanno conservato la propria denominazione antica, come Via Mandre e Via dell’arco (alle quali potrebbe aggiungersi Piazza ‘n sulle mura, sebbene la denominazione corrente sia Piazza Padre Ignazio Marchionni).
[5] Lo stato civile italiano fu ordinato con il R.D. 15 novembre 1865, n. 2602 e gli uffici relativi iniziarono a funzionare dal primo gennaio 1866. Le funzioni di ufficiale di stato civile, consistenti nel ricevimento degli atti, nella compilazione e nella custodia delle registrazioni e del rilascio dei certificati, furono attribuite ai sindaci nella veste di ufficiale di governo.

<Articolo originale basato sui documenti d’archivio citati>


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